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Il bordello delle bambole

settembre 5, 2018 • Paralleli, z in evidenza

di Manola Sambo –

Solo di alcuni giorni fa la notizia dell’apertura di un asilo per adulti a Torino. Un asilo dove gli adulti vengono trattati come poppanti, gli  viene cambiato il pannolino, gli si pulisce il culetto e gli si da il biberon. Dicono sia normale e che si tratti di fantasie che non fanno del male a nessuno. Noi, che con il disagio sociale siamo a contatto tutti i giorni, qualche domanda ce la siamo fatta.

Ora abbiamo appreso dell’apertura di un bordello di bambole, sempre a Torino. Sold out fino a febbraio 2019. C’è una richiesta talmente elevata che sono pronti ad aprire in altre 40 città. Bambole snodabili, con le quali si può dare libero sfogo alle peggiori perversioni sessuali alla modica cifra di 80 euro per mezz’ora. Luoghi dove puoi scegliere una bambola (c’è anche quella incinta) e, in un luogo protetto, coi massimi confort, puoi morderla, picchiarla, strapparle i capelli ( per eventuali “danni” bisogna versare una cauzione di 50 euro, quindi sono previsti nel gioco).

Puoi legarla, stuprarla, portarla al guinzaglio in giro per la stanza e, perché no, magari prenderla a calci nel pancione. Tanto è una bambola, mica una donna. Ma se potessero…se potessero lo farebbero a una donna. E noi, come prevenzione alla violenza sulle donne, ai femminicidi che facciamo? Apriamo palestre dove questi deviati mentali possono allenarsi alla cultura del sesso predatorio, della prevaricazione degli istinti sulla ragione.

Intanto, per ricordarlo, ci sono 11 denunce di stupro al giorno. Non sappiamo quante siano, invece, le donne che non denunciano, e sono moltissime.

Come possiamo conciliare queste iniziative con la prevenzione, come possiamo pensare di andare nelle scuole a formare i giovani alla cultura del rispetto, a saper accettare un no da una ragazza, a frenare gli istinti in virtù della ragione, che ci differenzia dagli animali?

Come possiamo educare alla cultura della vita e al rispetto di genere se, usciti da scuola, sono queste le offerte culturali che la società propone loro?

Ha ragione Marina Terragni, voce fuori dal coro del mondo femminista, quando parla di resa. Di resa incondizionata di fronte ad una sessualità maschile che si esprime come predatoria, perversa e violenta “per natura”.

Non possiamo arrenderci. Qualcuno fermi questa deriva che porta all’involuzione dell’uomo.

 

Associazione Crisalide Onlus

 

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