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Discussione del summit UE e relazione con lo ius soli

ottobre 29, 2017 • Politica, z in evidenza

di Loredana Biffo –

All’Erfige di Roma si parla di Europa, al summit UE si parla di immigrazione, il PD vuole lo jus soli prima delle elezioni. Si ipotizza e profetizza una nuova lista europeista e radicale che sia d’appoggio al PD. Emma Bonino non vuole liste, e alla convention dei Radicali sono presenti Enrico Letta, Marco Meloni, Roberto Saviano, Giuliano Pisapia, Bruno Tabacci, Benedetto Della Vedova, Riccardo magi e Marco Cappato e Carlo Calenda. Difronte alla possibilità di una lista elettorale nel segno di un’Europa radicale Letta si discosta, mentre Saviano approva.

Nel quadro così impostato il ministro Minniti auspica che si lavori con “impegno solenne” per approvare lo ius soli entro fine legislatura; con Lupi che al contrario spera non si approvi la legge con la fiducia; in realtà le intenzioni sono truffaldine poichè manca assai poco tempo alla fine della legislatura ed essendoci da “risolvere” la legge di bilancio, i tempi stringono al punto che sarà molto probabile il ricorso alla fiducia, conferendo quindi una “blindatura” alla legge sullo ius soli che Minniti definisce una “legge sull’integrazione e non sull’immigrazione”. Se non è zuppa è pan bagnato insomma, ovvero come ti rigiro le frittate, evidentemente convinto che gli italiani siano tutti storditi dall’ora legale e non comprendano il mezzuccio con il quale si vuole svendere il paese.

Vediamo come tutto questo si rapporta al panorama europeo. Ecco un sunto schematico di quanto discusso dai leader europei il 19 e 20 ottobre 2017 a Bruxelles:

1 – Hanno fatto il punto sui negoziati per la Brexit, constatando che l’ostacolo maggiore è stabilire quanto pagherà il Regno Unito all’Unione Europea per non essere esclusa da alcuni accordi fondamentali, cioè per rimanere nel mercato unico. L’Inghilterra non può rinunciare all’accesso al mercato unico, danneggerebbe troppo la sua economia. Bruxelles chiede un contributo finanziario per mantenere l’accesso al mercato unico che il Regno Unito trova esorbitante. L’UK perciò cerca di rallentare il più possibile la durata delle trattative, così nel frattempo rimane nel mercato unico e poi si vedrà come evolve la situazione. Gli altri stati chiedono invece che il negoziato termini entro l’estate 2018.

2 – Hanno discusso delle migrazioni dalle coste dell’Africa e deciso di dare maggiori finanziamenti per l’accoglienza e di offrire maggiore sostegno finanziario e logistico ai paesi di origine di migranti, perché impediscano l’esodo. Ma il presidente europeo Jean-Claude Juncker ha fatto presente che alcuni stati europei non hanno neppure versato i contributi approvati e dovuti in passato per la politica migratoria… Sulle riforme proposte al ‘sistema di Dublino’, per cui i migranti debbono richiedere il visto o il diritto di asilo nel paese di primo approdo, la discussione è stata rimandata. Sulla questione dei migranti dunque si sono fatte soltanto parole, non si sono prese decisioni, neppure minime.

3 – Si è affrontata la spinosa questione dell’armonizzazione fiscale, per limitare la concorrenza fiscale fra i paesi dell’Unione. Irlanda e Lussemburgo, che sono sede legale e amministrativa della grandi multinazionali grazie ad aliquote di tassazione bassissime, ovviamente si oppongono, e poiché occorrerebbe l’accordo di tutti gli stati membri per cambiare le cose, nulla cambierà. La Commissione è però stata incaricata di stilare una proposta per l’inizio del prossimo anno per far pagare alle aziende che operano in internet, perciò sul mercato globale, qualche forma di tassa là dove hanno proventi.

4 – La cancelliera Merkel ha preannunciato tagli ai fondi europei per la Turchia (che li percepisce in quanto formalmente ancora in via di adesione all’Unione Europa), a causa delle violazioni alle norme europee sui diritti umani, dopo il tentato colpo di stato dello scorso anno. La Merkel ha così ribadito il ruolo de facto della Germania di decisore della politica estera dell’Unione. Rimarranno invece in piedi gli accordi con la Turchia sui migranti.

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