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Lo scrittore Nahed Hattar ucciso per una vignetta

settembre 25, 2016 • Articoli, Mondo, z in evidenza

 

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di Loredana Biffo –

Morire per la satira, ecco che il problema si ripropone, con buona pace di tutti i detrattori della libertà di espressione in nome del “rispetto”. Si sono placate da poco le polemiche sulla vignetta di Charlye Ebdho sul terremoto in Italia e di cui abbiamo scritto su questa testata:  http://caratteriliberi.eu/2016/09/02/agora/patriottismo-allitaliana-tutti-charlie/  ; che tanto ha scandalizzato i patrioti da tastiera,  che eccoci punto e a capo. Poco importa che si offenda Maometto piuttosto che gli italiani, il dato è che in nome dell’intolleranza si uccide; nella scia di caduti per la libertà di espressione, dall’olandese Theo Van Gogh, dodici anni fa, alla strage della redazione di Charlie Hebdo a Parigi. «Colpevoli» di avere offeso l’Islam, quindi «vendicati» in nome dell’Islam, infatti in merito alla vignette in molti hanno sostenuto che i disegnatori di Charlye uccisi nella strage “se la sono cercata”. C’è da scommettere che molti lo diranno anche di Nahed Hattar, lo scrittore giordano ucciso a colpi di pistola davanti al tribunale di Amman dove si stava recando come imputato nel processo per aver pubblicato la vignetta offensiva dell’islam.

Il killer, un uomo di 32 anni e predicatore in una moschea della capitale, è stato arrestato per l’omicidio di Hattar, attivista anti islamista, nonchè sostenitore del presidente siriano Bashar al-Assad e professante la religione cristiana.  Hattar oltre ad essere stato arrestato lo scorso mese per aver fatto una caricatura -che raffigurava un uomo barbuto in paradiso e intento a fumare mentre era a letto con due donne e chiedeva a Dio di portargli del vino e anacardi.

La vignetta è un duro attacco contro i jihadisti dell’Isis, accusati di volere un paradiso con Dio al loro servizio. Un jihadista si trova a letto con due donne in una lussuosa tenda, e Dio si affaccia dall’esterno, chiedendogli: “Buona giornata, Abu Saleh, hai bisogno di qualcosa?”. Il jihadista risponde: “Sì Signore, mi porti un altro bicchiere di vino e chieda a Jibril (l’arcangelo Gabriele) di portarmi noccioline. Dopo, mi mandi un servitore eterno per pulire il pavimento e sparecchiare insieme a lei”. E poi aggiunge: “Non dimentichi di mettere una porta davanti alla tenda, così la prossima volta bussa prima di entrare, sua beatitudine”. Secondo la traduzione in inglese di Anwar el-Iraqi, l’analista per gli affari arabi del Clarion Project, nella vignetta intitolata ‘In Paradiso…’ Hattar per ragioni di satira modifica la parola ‘Subnallah’, cioè ‘Gloria ad Allah’ in ‘Subhanekh’ cioè ‘Sua Beatitudine’, una formula che può suonare blasfema.
Hattar, viste le reazioni innescate, aveva spiegato su Facebook che non intendeva offendere i musulmani, ma semplicemente far capire come l’Isis “vede Dio e il Paradiso”.

Il fatto stesso che un disegnatore di satira debba spiegare il significato di una vignetta, o qualcuno dei benpensanti dice: “Questa non è satira, dunque la smettano di disegnare vignette come queste”, allora siamo di fronte ad una delle forme di cui si nutre la censura. In nome di una presunta offesa – in realtà di una sicura ignoranza – si uccide, o si approva l’omicidio. Insomma, perchè insistere a far satira in tempi come questi in cui il mondo bolle per varie questioni? Perchè non esercitare una sana censura con buona pace dell’ipocrisia dilagante?

Perchè la libertà di espressione, in particolare la satira sono il fondamento di una democrazia, e sarebbe utile ricordare la definizione di satira:

SATIRA: “Composizione poetica che rivela e colpisce con lo scherno o con il ridicolo concezioni, passioni, modi di vita e atteggiamenti comuni a tutta l’umanità, o caratteristici di una categoria di persone o anche di un solo individuo, che contrastano o discordano dalla morale comune (e sono perciò considerati vizi o difetti) o dall’ideale etico dello scrittore”.

Certamente il fatto stesso che si arrivi ad uccidere per una vignetta, questo è indicativo di quanto sia importante garantire questa libertà di satira, contro gli oscurantismi e tutte le ipocrisie.

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