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Iran, il magma ribolle

novembre 19, 2019 • Mondo, z in evidenza

 

di Loredana Biffo –

L’Iran governato dal clero schiita degli ayatollah, è un vulcano pronto ad esplodere. Nonostante i media internazionali parlino di “rivolta del carburante”, la situazione è assai più drammatica e complessa. Questi sono solo gli ultimi lapilli di manifestazioni che durano da oltre un anno, ogni iraniano sa che qualsiasi pretesto è buono contestare la marmaglia che li governa, la popolazione vuole un rovesciamento del regime e l’instaurazione di uno Stato laico e democratico.

Il mondo, in particolare l’Europa,dovrebbe sostenere la lotta dei manifestanti iraniani nella coraggiosa sfida lanciata agli ayatollah. Le proteste divampano in oltre 95 grandi centri, in 21 province, al grido di “Abbasso Rouhani”, “Abbasso Khamenei”, “Abbasso il dittatore”, “Non avremo pace finchè non riavremo i nostri diritti e la nostra libertà”.

Immediatamente le forze dei Pasdaran hanno fatto fuoco sui manifestanti che scandivano gli slogan. Il paese è scosso da un fremito di rivolta che persiste da tempo, solo chi non vuole vedere e continua a girare la testa dall’altra parte per opportunismo politico e commerciale fa finta di niente. Complici le campagne di disinformazione del regime, che si focalizzano in particolare sul PMOI, a tal fine sono state create diverse associazioni fasulle che si rivolgono ai parlamentari di vari Paesi europei fingendo di essere oppositori del regime e attivisti per i diritti umani, infangano l’immagine dei dissidenti mirando in particolare ai parlamentari del governo legittimo all’estero (il PMOI/MEK), l’unica opposizione esistente, i cui rapporti ci dicono (anche secondo Amnesty International) che in Iran sono stati uccisi almeno 106 manifestanti in questi giorni, a Teheran, Shiraz, Karj, Sirjan, Behbahan, Shahryar, Khorramshar, e centinaia di feriti sono in gravi condizioni, per non parlare degli arresti; il persistente blocco di internet è funzionale a creare un blak-out di informazioni. Nonostante ciò le proteste si autolimentano.

La leader della dissidenza Maryam Radjavi ha esortato il popolo a non desistere, in particolare i giovani. Ha sottolineato che fino a quando questo regime corrotto e medievale rimarrà al potere, la povertà, i prezzi elevati, la disoccupazione, la corruzione, la repressione e la discriminazione non cesseranno. Ha ribadito come il più lampante e crudele esempio delle violazioni dei diritti umani sia stato il massacro del 1988, in cui persero la vita 30.000 prigionieri politici indifesi, ed i cui responsabili sono gli ex e gli attuali leader del regime, che continuano a difendere a spada tratta il crimine commesso.

Purtroppo, ad oggi, nessuno di loro è stato consegnato alla giustizia. Il silenzio dell’ONU e dell’Europa e la loro mancata azione nei confronti di questo ignobile crimine sono una cicatrice nella coscienza dell’umanità.

Pertanto, un’indagine su questo atroce crimine è il banco di prova per la comunità internazionale. L’ONU ha recentemente adottato la 66 risoluzione di condanna alle violazioni dei diritti umani in Iran, ma sono state omesse molte cose gravi come l’assassinio dei dissidenti all’estero, la repressione efferata delle proteste popolari, la mancanza di possibilità dei cittadini iraniani di avere partecipazione nella politica, la totale assenza dello stato di diritto, l’impossibilità di accesso a corti competenti, il divieto di costituire associazioni sindacali.

La teocrazia iraniana viola da 40 anni tutti i diritti fondamentali dei cittadini, sia in ambito politico, sociale ed economico, e non è sotto nessun punto di vista compatibile con il 21esimo secolo e la concezione benchè minima di democrazia. Il popolo iraniano vuole il rovesciamento del regime che considera irriformabile, questo è quello che è alla base delle proteste, non semplicemente la questione del carburante, come si cerca di far credere alla comunità internazionale.

Per approfondire:

 

 

 

 

 

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