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La Svezia riceve con tutti gli onori il ministro iraniano Javad Zarif

agosto 22, 2019 • Mondo, z in evidenza

di Loredana Biffo –

Il 9 agosto il ministro della dittatura teocratica iraniana Javad Zarif, è stato ricevuto in Svezia, Finlandia e Norvegia con tutti gli onori che si riservano ad importanti personalità politiche, nonostante la Commissione Internazionale della Resistenza Iraniana, abbia ripetutamente chiesto all’Europa di non avvallare il comportamento criminale del governo degli ayatollah, la visita si è svolta tra le proteste e numerosi arresti da parte della polizia nei confronti dei dissidenti esuli in questi paesi.

Tre persone sono state portate in ospedale in ambulanza e 62 sono state arrestate dopo che si sono verificati disturbi quando il ministro iraniano ha visitato Solna.  I disordini si sono intensificati quando il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif ha visitato l’Istituto internazionale per la ricerca sulla pace di Stoccolma mercoledì all’ora di pranzo.

Numerosi sono stati gli arresti di manifestanti pacifici, in ossequio ad un regime che viola sistematicamente i diritti umani e dichiara apertamente di perseguire il nucleare a scopo bellico, che minaccia incessantemente la sicurezza mondiale attraverso l’esportazione del terrorismo, il finanziamento ad Hamas ed Hezbollah,  e dichiara candidamente di voler distruggere Israele.

“Javad Zarif, così come Khamenei, Rouhani, Soleimani e altri vertici del regime, dovrebbero essere messi difronte alla giustizia per via della loro responsabilità di crimini contro l’umanità come è stato fatto fatto per il capo della diplomazia di Hitler” ha dichiarato il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana con sede a Parigi.

E’ infatti noto a tutti il ruolo di Zarif , del suo dicastero della difesa e il suo giustificazionismo relativo ai crimini di questo regime coinvolto in tutte le operazioni terroristiche all’estero; nel 2018 cinque agenti del regime dei mullà, tra i quali un ambasciatore, sono stati espulsi dal territorio europeo a causa del loro coinvolgimento nell’operazione terroristica che prevedeva un attacco dinamitardo al grande raduno degli iraniani dissidenti a Parigi nel giugno 2018.

Le costanti rivolte nel paese, hanno costretto i mullà ad ammettere di avere tutte le intenzioni di reprimere la resistenza rappresentata dai mojahedin-Khlaq, detto anche MEK, che è la principale fonte di organizzazione dei dissidenti iraniani che hanno dato vita a Campo Ashraf 3 in Albania, dove a luglio sono state ricevute 350 personalità politiche rappresentanti 47 paesi, che hanno potuto incontrare i membri della Resistenza iraniana, spina nel fianco del regime degli ayatollah, il quale ha recentemente dichiarato:

“Il quotidiano “Kayhan”, affiliato alla ‘Guida Suprema’ del regime Ali Khamenei, ha scritto l’8 agosto riferendosi al MEK: “è penetrato profondamente nelle nostre case e il suo impatto si avverte”.  Uno dei fondatori dell’IRGC (Corpo delle guardie rivoluzionarie del regime), il generale di brigata Abolghassem Forootan, ha detto all’agenzia di stampa statale Mizan il 2 agosto, riferendosi al MEK: “vuole danneggiare i valori della nostra nazione e del nostro sistema attraverso l’uso del cyberspazio e del soft power”.

 

Il 29 luglio, l’agente del MOIS Mohammad Javad Hasheminejad si è lamentato della “presenza di 1.500 unità MEK in tre turni ventiquattro ore su ventiquattro” sui social media e del loro ruolo nelle “rivolte del 2018 nel Paese”, aggiungendo: “Dobbiamo conoscere il nostro nemico e conoscere i suoi obiettivi in modo da poterlo contrastare di conseguenza “. Di fronte a circostanze difficili, i mullah stanno ricorrendo al tentativo di silenziare la voce dei loro avversari e al blocco della libertà di informazione sui social media.

MOIS, IRGC e Forza Quds (IRGC-QF) hanno intrapreso una  campagna per contrastare la crescente resistenza al regime attraverso la loro macchina di propaganda e guerra informatica, boicottando tutte le iniziative di informazione che possono nascere all’interno e soprattutto in Europa nei confronti di quella che è la realtà drammatica del popolo iraniano, la battaglia si svolge tentando di oscurare chiunque (giornalisti e intellettuali) scriva contro il regime, nonchè finanziando giornalisti e intellettuali compiacenti. Insomma, la battaglia tra il regime e la resistenza del MEK, si svolge soprattutto attraverso l’informazione.

Le loro note tattiche repressive contro la Resistenza iraniana includono campagne di demonizzazione, diffusione di informazioni e notizie false, uso di e-mail e account fraudolenti, invio di e-mail minacciose e immissione di virus per hackerare i computer e gli account e-mail dei sostenitori della Resistenza iraniana. Un’ondata di e-mail infettate da virus, tentativi di hackerare siti Web e social network dell’opposizione, casi molto frequenti di furto di identità e tentativi di inquinare l’atmosfera utilizzando queste identità rubate fanno parte della cyber-campagna dei mullah contro la Resistenza iraniana.

 

 

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