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Terrorismo islamico e democrazia

aprile 21, 2019 • Medio Oriente, z in evidenza

di Loredana Biffo –

Sri Lanka, solo pochi giorni fa, l’11 aprile, il capo della polizia, Pujuth Jayasundara, aveva fatto diramare un allarme dell’intelligence ai più alti ufficiali, dichiarando che alcuni kamikaze islamici pianificavano di colpire delle “chiese importanti”.
Proprio la domenica di pasqua sei esplosioni simultanee sono avvenute in almeno tre chiese dello Sri Lanka, una delle quali nella capitale Colombo, e in altrettanti hotel del Paese, frequentati da turisti, causando molte vittime tra i fedeli. Fonti ospedaliere locali parlano di almeno 138 morti accertati. Secondo i media locali e internazionali i feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni, sarebbero oltre 400.
Gli islamisti sono coerenti nel loro processo di arrivare a dominare il mondo, lo fanno attraverso la persecuzione in primis di ebrei, si veda la situazione in Francia, poi di cristiani, ma non illudiamoci, nel loro mirino ci sono tutti, laici e credenti.
Lo scopo è il raggiungimento della “dimmitudine”, attraverso la quale il predominio sarà solo islamico. Eppure c’è ancora chi pensa non sia così grave la situazione. Allora a costoro imputeremo la responsabilità di rendere conto alle future generazioni, ai nostri figli e nipoti degli orrori che ci saranno attraverso l’islamizzazione dell’occidente, il fatto che numerosi musulmani sui social abbiano festeggiato il rogo di Notre-Dame è un segno evidente del degrado che questa ideologia volta al dominio attraverso la religione (che non prevede, anzi, aborrisce la separazione tra Stato e religione) sta inoculando nella modernità. 

Nel dibattito contemporaneo si sente spesso asserire, con posizioni opposte, che l’islam è in antitesi con la democrazia, altresì c’è chi sostiene che questa sia una visone draconiana non corrispondente a verità.
E’ diventato quindi urgente analizzare questo importante aspetto della religione e della sua interdipendenza con la politica, poichè oggi la questione è entrata prepotentemente nelle società occidentali, che sembrano non avere gli strumenti per affrontarla.

 Poiché le parole sono importanti, in quanto definiscono le categorie, il confronto tra la società come la intende la visione islamica e come invece la intende quella democratica, appare piuttosto aspro, certamente la definizione “democrazia” non può essere usata nei due ambiti in modo neutro.

 E’ evidente che dopo il crollo del muro di Berlino, con l’ingresso dell’era cristiana nel terzo millennio la democrazia comunicativa ed espansiva si trovano ad affrontare difficoltà assai diverse da quelle che precedentemente si conoscevano in un mondo bipolare. La sfida islamica alla democrazia si pone come “la sfida” per eccellenza. 

L’antropologo indiano Arjun Appadurai ha ben evidenziato questa contraddizione nel suo saggio “Modernità in polvere” mettendo in risalto le criticità delle migrazioni di massa, volontarie o forzose che siano, ponendoli come fattori che determinano dimensioni sconosciute dell’immaginazione collettiva potenziandone l’impatto sulle strutture democratiche e sui poteri del sistema mondiale. 

Queste trasformazioni se non opportunamente fermate in tempo, corroderanno le basi di quella democrazia che ha importanti contenuti sociali formatisi in particolare, con lacrime e sangue, dopo la seconda guerra mondiale.

E’ importante non sottovalutare il fatto che l’integralismo si serve dell’egocentrismo dei ricchi per rilegittimare l’egocentrismo dei poveri (in perfetta chiave post-comunista che vede l’immigrato come il fulcro di una nuova dimensione sociale) e proclamare così – il tanto desiderato dal socialismo e dall’islam – ritorno alla dimensione comunitaria, essendo disposti per raggiungere tale scopo a sacrificare vite, libertà individuali, parità di genere, libertà di pensiero e soprattutto l’odiata democrazia.

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