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Il regime di sicurezza iraniano e la sua reazione alle proteste popolari

agosto 21, 2018 • Mondo, z in evidenza

Redazione –

 Sono stati impartiti nuovi ordini del Consiglio supremo di sicurezza del regime iraniano ai ministeri, in particolare a quello delle Informazioni e alla Forza Qods per effettuare spionaggio contro la Resistenza Iraniana e preparare il terreno per atti terroristici

 Il mullà Rouhani presidente della Repubblica della teocrazia al potere in Iran in un’intervista con la TV del regime, il 6 agosto, urlando le sue frustrazioni contro i Mojahedin del popolo a proposito della rivolta in atto in Iran iniziata 31 luglio, ha dichiarato che: “le manifestazioni della gente non sono un problema, però non deve essere che qualcuno risponda ad un gruppuscolo”.

In seguito a questa dichiarazione il Consiglio supremo di sicurezza del regime ha impartito precisi ordini ai ministeri, in particolare a quello delle Informazioni e alla Forza terroristica del Qods, all’intelligence del Corpo dei pasdaran e ad altri organi di esportazione dell’integralismo e del terrorismo di intensificare le loro attività contro i Mojahedin del popolo e la Resistenza Iraniana e preparare il terreno per azioni terroristiche.

1.      Alle stazioni dell’intelligence in vari paesi europei si è dato l’ordine di intensificare le loro attività di raccolta di informazioni sui movimenti, servendosi di nuove risorse.   

2.      Il ministero delle Informazioni e la Forza Qods devono fare una stima della possibilità e potenzialità umana, politica e logistica per effettuare azioni terroristiche nei vari paesi europei, in particolare in Albania, servendosi dei mercenari non iraniani, in modo di riferirle agli “attriti interni” o “incidenti naturali” e nascondere le responsabilità del regime.

3.      Per giustificare i piani terroristici scoperti a marzo e luglio in Albania e Francia, e il conseguente scandalo, si è deciso di aumentare e intensificare il volume della demonizzazione e campagna di menzogne, producendo i documentari ad hoc. A questo scopo si è deciso che l’intelligence del regime con i suoi agenti e mercenari all’estero collaborino le istituzioni culturali del regime nei vari paesi europei, con sezione estera della radiotelevisione di Stato, con enti delle propagande islamiche altri organi di competenza. In questo progetto la priorità sarà adoperare chi è sul libro paga del regime e mercenari non iraniani, in particolare personaggi del giornalismo.

4.      I ministeri, il ministero delle Informazioni e la Forza Qods si sono impegnati che con l’aiuto dei paesi amici nella Regione, in Europa e nei Balcani, usando la leva delle relazioni economiche e politiche, fare pressioni sui governi europei, in particolare sull’Albania, di limitare le attività dei Mojahedin del popolo;

5.      Gli agenti e mercenari del regime saranno spediti in Albania con la copertura familiari dei Mojahedin del popolo. Il ministero delle Informazioni e la Forza Qods si sono impegnati, copiando le loro azioni ad Ashraf e Liberty, spedire in Albania i loro agenti in gruppi, con la copertura dei familiari dei Mojahedin e l’aiuto di alcuni cosiddette ONG.

Le dichiarazioni di Khamenei dopo diverse settimane di silenzio, dimostrano che il regime non ha alcuna via d’uscita dal mortale impasse che sta affrontando.

 13 Agosto 2018, il leader supremo Ali Khamenei dopo settimane di silenzio si è espresso riguardo alla crescente ondata di proteste popolari e alla caduta libera della valuta iraniana, questo dimostra che egli non ha nessuna soluzione o strategia di fuga dall’impasse mortale che sta attanagliando tutto il regime.

Nel tentativo di impedire il diffondersi del disfattismo all’interno delle fila del regime, Khamenei ha detto: “Alcuni malignamente asseriscono che il paese è all’impasse e che non c’è altra via d’uscita se non unirsi a qualche Satana o al Grande Satana. Chiunque dica che siamo arrivati alla fine, o è un ignorante o le sue affermazioni sono sovversive”.

Nel tentativo disperato e patetico di nascondere la corruzione dilagante all’interno del regime, ha aggiunto: “Alcuni sono andati troppo oltre con le loro dichiarazioni, chiamando tutti corrotti e utilizzando espressioni come ‘corruzione sistematica’… Alcuni sono imprudenti quando parlano e quando scrivono. Non si può estendere la corruzione presente in alcune agenzie o tra alcune persone a tutto il paese nel suo complesso”.

Fingendo di ignorare i furti delle ricchezze del popolo iraniano perpetrati dai funzionari del regime, il loro spreco per finanziare gli anti-patriottici programmi nucleare e missilistico e le attività belliche all’estero, Khamenei ha dato la colpa della catastrofica situazione economica dell’Iran al suo presidente, Hassan Rouhani. Criticando la mancanza di prontezza del governo nell’affrontare le sanzioni ha detto: “La maggior parte dei recenti problemi economici sono dovuti alle misure prese all’interno del paese. Se fossero state intraprese azioni più efficacemente, più prudentemente, più velocemente e più decisamente, le sanzioni non avrebbero potuto avere tanto effetto”.

Khamenei ha anche tacitamente incolpato il governo del furto di “18 miliardi di dollari della valuta esistente nel paese” ed ha avvertito che la magistratura punirà “coloro che hanno causato la caduta della valuta nazionale”.

Sebbene abbia supervisionato i negoziati sul nucleare con i P5+1, Khamenei ha detto: “Sulla questione dei negoziati ho fatto un errore e a causa dell’insistenza dei politici (Rouhani e Javad Zarif) ho permesso di provare. Ma limiti specifici sono stati superati”.

Ma terrorizzato che qualunque cambiamento dello status quo aggraverebbe la situazione esplosiva in cui si trova la società, Khamenei ha detto: “Quelli che dicono che il governo deve dimettersi fanno parte dei piani del nemico. Il governo deve restare al suo posto e fare il suo dovere per risolvere le difficoltà con forza”.

Khamenei è stato anche costretto a rompere il suo silenzio sulla nuova ondata di proteste scoppiata nel paese, che ha definito “incidenti di Agosto che, nonostante gli enormi investimenti finanziari e politici del nemico, si sono rivelati essere molto limitati”. Le proteste anti-governative durate tutta la settimana in molte città iraniane come Teheran, Karaj, Isfahan e Mashhad, a grido di “A morte Khamenei!”, “a morte il dittatore”, hanno dimostrato ancora una volta la determinazione del popolo iraniano nel voler rovesciare il regime al potere.

Ammettendo che il suo regime si trova in uno stato estremamente vulnerabile e fragile, Khamenei ha detto: “Noi non negozieremo con l’America”. Aggiungendo “Noi potremo entrare in pericolose manovre di negoziazione con l’America solo quando avremo raggiunto la capacità economica, politica e culturale che immaginiamo… Ma negoziare ora andrebbe certamente a nostro discapito ed è proibito… Anche se volessimo negoziare con gli americani, questo sarebbe un presupposto impossibile di per sé. Di sicuro non negozieremo mai con l’attuale governo (U.S.A.)”.

Pertanto Khamenei ha chiarito ancora una volta che qualunque cambiamento nell’atteggiamento di questo regime, porterebbe ad un crollo del regime.

Respingendo totalmente qualunque possibilità di una guerra, Khamenei ha guastato la festa a quelli che hanno cercato di far passare una politica decisa nei confronti di questo regime terrorista come una dichiarazione di guerra. Khamenei ha detto: “Loro sventolano lo spettro di una guerra, ma non ci sarà nessuna guerra. Assolutamente non ci sarà nessuna guerra”.

La paura della guerra diffusa da alcuni è il disperato tentativo di salvare il regime dei mullah dalla sua caduta per mano del popolo iraniano che anela ad avere democrazia e sovranità popolare invece che questa teocrazia al potere.

In un momento in cui durante le sue proteste il popolo dell’Iran grida “Lasciate stare la Siria, pensate a noi” Khamenei ha detto: “Noi abbiamo aiutato due paesi amici, Siria e Iraq ad affrontare le minacce dell’America e dei sauditi”, sottolineando così la continua e criminale ingerenza del regime nella regione del Medio Oriente.

 

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