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Il Brasile tra colpi di stato e dittature militari

luglio 30, 2018 • Mondo, z in evidenza

Redazione –

La storia del Brasile è stata un susseguirsi di colpi di stato e dittature militari. Molti temono che il colpo di stato sia di nuovo vicino. Lo scorso gennaio il presidente Michel Temer ha chiesto ai militari di controllare la sicurezza a Rio de Janeiro, innescando un dibattito sui rapporti fra politici e militari.

La decisione è stata presa in seguito all’intensificarsi della violenza legata al narcotraffico. Ad aprile il generale Eduardo Villas Boas è stato pubblicamente accusato di essere coinvolto in più casi di corruzione. A maggio il governo ha chiamato l’esercito per liberare le autostrade bloccate dai camionisti che protestavano per l’aumento del carburante. L’ondata di scandali che ha portato all’impeachment della presidente Dilma Rousseff ha alimentato richieste di intervento dei militari per porre fine alle rivalità politiche ed economiche. Una nuova dittatura militare può essere dietro l’angolo? Come sorsero le dittature militari precedenti?

La Proclamazione della Repubblica del 1889

La trasformazione del Brasile da monarchia costituzionale a repubblica federale iniziò con un colpo di stato senza spargimenti di sangue. I militari presero il potere e lo trasferirono. Perché? La monarchia si reggeva su tre pilastri: chiesa, esercito, élite private. Poi il legame con la Chiesa si allentò molto, quello con le élite economiche private si rafforzò, ma quello con i militari venne abbandonato, alimentando grandi risentimenti. La guerra col Paraguay (1864-1870) portò al massimo il malumore dell’esercito, che non l’avrebbe voluta, e scatenò anche una grave crisi economica. La monarchia indebitò pesantemente lo stato per far fronte alle necessità. Poi, spaventata dall’estendersi dell’egemonia degli USA su tutto il continente, raffreddò le relazioni con gli USA e si legò strettamente al Regno Unito sia in politica sia in economia. Spinto dall’Inghilterra, il governo brasiliano decretò l’abolizione della schiavitù, il che danneggiò molto le élite economiche brasiliane dedite all’agricoltura. A questo punto la monarchia rimase senza sostegni. Nel 1889 l’esercito dichiarò la fine del colonialismo, la famiglia reale fuggì e iniziò la transizione verso un sistema democratico conosciuto come la Prima Repubblica Brasiliana.

La Rivoluzione Brasiliana del 1930

La Prima Repubblica era un sistema federale basato sulla divisione dei poteri fra i tre stati più ricchi: Minas Gerais, Sao Paulo e Rio de Janeiro. La politica federale era chiamata del “caffèlatte”, perché il potere era diviso tra latifondisti del caffè e della produzione casearia. L’agricoltura divenne la chiave dell’economia e della politica, il governo fu gestito da oligarchi agrari latifondisti.

La Prima guerra mondiale creò l’opportunità per il Brasile di diventare un paese industrializzato. Quando le navi da guerra tedesche bloccarono il commercio tra il Brasile e l’Europa le industrie brasiliane si svilupparono rapidamente perché prive di concorrenza dall’esterno. Si svilupparono anche le grandi città, perché le persone si spostavano a lavorare nel settore manifatturiero. Molte di queste persone erano di origine europea. Dopo l’abolizione della schiavitù il Brasile aveva accolto milioni di immigrati europei per costruire la sua forza lavoro. Ma questi operai europei portarono con sé il credo nei diritti dei lavoratori e l’ideologia comunista. Si sviluppò un vasto movimento politico ostile agli oligarchi di origine agraria.

Anche i giovani ufficiali dell’esercito furono esposti alle ideologie europee. Negli anni ’20 si ebbe una serie di piccole ribellioni locali, organizzate da tenenti e capitani, a Rio de Janeiro, Sao Paulo e Rio Grande do Sul. Nel frattempo la crisi economica in Europa faceva entrare in crisi l’industria del caffè, il cui prezzo crollò. L’economia del Brasile, in particolar modo quella degli oligarchi, si basava proprio sull’esportazione del caffè. Il governò tornò a indebitarsi pesantemente all’estero, ma la crisi globale del 1929 travolse anche la finanza del Brasile e il governo non ebbe più il denaro per pagare gli stipendi delle burocrazie pubbliche. Getulio Vargas, leader politico della classe operaia, prese a corteggiare i giovani ufficiali dell’esercito. Alle elezioni presidenziali del 1930 il suo partito non vinse le elezioni, ma i simpatizzanti rifiutarono di riconoscere i risultati e dichiararono presidente lo stesso Vargas, con il sostegno degli ufficiali dell’esercito. La Prima Repubblica non c’era più.

Il Colpo di Stato del 1964

Fra il 1937 e il 1945 Vargas sviluppò un sistema dittatoriale, chiamato Estado Novo, modellato sui regimi fascisti. Abolì la costituzione, dichiarò la stato di emergenza, accentrò il potere, sospese le lezioni legislative. Durante la Seconda guerra mondiale cercò di rimanere neutrale e mantenere buoni rapporti sia con gli USA sia con la Germania, finché non fu chiaro che la Germania avrebbe perso. Alla fine della guerra si intensificarono le pressioni, soprattutto da parte degli USA, perché il Brasile tornasse a un sistema democratico e anti-comunista. Nel 1945 Vargas fu rovesciato con un colpo di stato, iniziando così la Seconda Repubblica Brasiliana.

Ma il Brasile non trovò stabilità. Dal 1945 al 1964 si susseguirono ben 11 mandati presidenziali di breve periodo. Fu anche una stagione tumultuosa sul fronte economico. Per tutti gli anni ’50 il governo brasiliano perseguì una politica protezionistica e autarchica per proteggere la crescita dei propri settori industriali. Anche il cambio della moneta venne controllato dalla politica. Alla lunga questa politica divenne insostenibile perché isolò l’economia brasiliana dal mercato. Agli inizi degli anni ’60 i problemi economici erano gravissimi. La base operaia non aveva più fiducia nel governo. Mantenere buoni rapporti con gli Stati Uniti – il più grande partner commerciale del Brasile e la maggiore fonte di finanziamenti – era fondamentale per il benessere economico del Brasile.

Il presidente Joao Goulart lanciò grandi riforme, ma di segno comunista, poco gradite alle élite e agli USA: la ridistribuzione delle terre ai contadini che le coltivavano, il controllo del mercato dei terreni edificabili e dell’edilizia stessa. I militari presero il potere con il sostegno delle forze politiche di opposizione e gestirono direttamente il potere fino al 1985, quando fu ripristinato il controllo civile sul governo.

Caratteristiche comuni

I tre interventi militari, pur di segno diverso, ebbero in comune il sostegno di una parte della popolazione civile contraria al governo e già organizzata in partito. I gruppi civili coinvolti furono spinti a sostenere un cambiamento drastico quando i governi in carica avviarono politiche che favorivano un gruppo a spese di un altro. La giustificazione per la reazione militare era che la leadership civile non era capace di gestire l’economia e di conseguenza metteva in pericolo anche la sicurezza nazionale. Ma il governo già aveva perso il sostegno di parti significative della popolazione, aveva escluso dalle decisioni l’esercito ed era sgradito agli USA.

Oggi il Brasile è di nuovo in grave crisi economica e politica, ma l’esercito non è escluso dalla politica, viene addirittura chiamato a sostegno della politica e della sicurezza interna. E gli USA non vogliono certo destabilizzare il paese. Anche la Cina, che acquista in Brasile enormi quantità di prodotti agricoli, è disposta ad aiutare il Brasile con investimenti e finanziamenti. I recenti interventi dei militari nel mantenimento della sicurezza interna non sono l’anticamera del colpo di stato, sono espressione di cooperazione fra esercito e governo.

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