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Il 30 Giugno Il Mondo Vedrà Un Iran Alternativo

maggio 22, 2018 • Cultura e Società, z in evidenza

Redazione –
Ciò che spesso manca nelle discussioni della politica occidentale sull’Iran è una qualsiasi forma di riferimento al ruolo del popolo iraniano ed ai i suoi desideri. Una politica globale deve prima di tutto prendere in considerazione gli eventi in corso sul campo, in Iran, o finirebbe un’altra volta per fallire nel trattare la questione più cruciale della politica estera degli ultimi tempi.
L’ondata di proteste, cominciata sul finire dello scorso 2017 e proseguita nel nuovo anno ha scosso non solo il regime al potere ma il mondo intero.

Il popolo iraniano si è riversato nelle strade di tutto il paese rifiutando il regime clericale nella sua interezza. Gli slogan “morte a Khamenei e Rouhani” e “riformisti, estremisti, il gioco è finito” non lasciano dubbi circa il fatto che il popolo iraniano voglia un cambio di regime e che non si accontenterà di nulla di meno.

Il popolo ha domandato una repubblica ed un Iran libero. Con grande sorpresa di molti esperti dell’Iran e dei governi occidentali, la maggioranza di coloro che si sono riversati per le strade di oltre 140 città provenivano proprio da quei settori della società che, erroneamente, erano ritenuti sostenitori del regime clericale: è infatti l’intera nazione a domandare un cambio di regime.

Il 30 Giugno 2018 iraniani da tutto il mondo, liberi dal giogo dei mullah, si riuniranno a Parigi in uno straordinario evento “Un Iran Libero; L’Alternativa”. Decine di migliaia di persone sono attese in occasione del raduno. Ogni iraniano presente al raduno rappresenta una dozzina se non centinaia o migliaia di coraggiosi iraniani all’interno del paese che stanno protestando per un cambio di regime.

L’evento è già stato pubblicizzato in Iran tramite i social media, e la società civile sta inviando messaggi di solidarietà ad esso. Il popolo iraniano vede l’evento del 30 Giugno come l’eco del suo grido per la libertà.

L’annuale raduno di iraniani, negli anni scorsi, ha attratto circa 100.000 partecipanti; ad ogni modo l’evento di quest’anno, data la situazione interna e gli sviluppi internazionali, è unico. Questo evento annuncia, per il popolo iraniano, l’alba della libertà e la fine dell’incubo dell’espansione del fondamentalismo islamico e dell’instabilità nella regione.

Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), che comprende la più grande forza di resistenza in Iran, i Mojahedin del Popolo Iraniano, ha dichiarato, nel raduno annuale del 2017, che un cambio di regime è necessario e raggiungibile.

L’ondata di proteste ha mostrato la correttezza del messaggio, che ai tempi si era scontrato con lo scetticismo dei governi e di molti “esperti” della questione iraniana. Quest’anno il messaggio è breve ma molto preciso: l’Iran ha un’alternativa democratica – va quindi messa da parte la distorta credenza, sostenuta dalla lobby del regime iraniano, secondo cui un cambio di regime porterebbe al caos.

Il popolo iraniano ed i suoi desideri sono stati ignorati per troppo tempo. Per diversi anni l’Occidente ha avuto una visione limitata dell’Iran; è tempo di realizzare che il regime dei mullah non può esistere senza la repressione interna e l’esportazione del terrorismo all’estero.

Il silenzio, consapevole o meno, relativamente ai crimini dei mullah, oltre a rafforzare i responsabili e i perpetratori del massacro della nazione iraniana, non farà altro che incoraggiare la guerrafondaia dittatura religiosa, l’esportazione del fondamentalismo e del terrorismo.

La fine della dittatura religiosa in Iran è una conditio sine qua non per la pace, la democrazia, la sicurezza e la stabilità della regione: è questo l’unico modo per porre fine alla guerra e alla crisi nella regione e per evitare una guerra ancora più grande.

E’ tempo di ascoltare il popolo iraniano, mettere da parte la vecchia inerzia e guardare all’alternativa ai mullah e alla prospettiva di un nuovo Iran, un Iran libero. Un Iran governato dallo Stato di diritto. Un Iran in cui vi sia piena parità tra donne e uomini, anche per quanto concerne la leadership politica.

Un Iran in cui non ci sia spazio per il velo obbligatorio né per una religione obbligatoria. Un Iran in cui le minoranze etniche e religiose vivano in armonia, lavorino assieme e ricostruiscano mano nella mano il paese a partire dalle rovine lasciate dai mullah.

Questo evento è unico anche perché dignitari, politici e giuristi di entrambi gli schieramenti e provenienti da entrambe le coste dell’Atlantico si riuniranno per supportare il popolo iraniano nel suo sogno e desiderio: un Iran libero e democratico. Americani ed europei, democratici e repubblicani, conservatori e democristiani, così come socialdemocratici e socialisti prenderanno la parola, assieme ai rappresentanti delle comunità iraniane.

La composizione degli iraniani che partecipano al raduno, il legame tra le milioni di persone nelle strade in Iran e coloro che partecipano al raduno a Parigi, e l’unito fronte di iraniani provenienti da diversi schieramenti politici mostreranno che esiste, nell’opposizione organizzata, la capacità di guidare le proteste in Iran per un definitivo cambio di regime.

Il leader supremo del regime, Ali Khamenei, ha già espresso la sua preoccupazione relativamente al ruolo dei Mojahedin nell’organizzazione delle proteste in Iran. E’ questa la ragione per la quale Hassan Rouhani ha chiamato il presidente francese avanzando la vergognosa richiesta di limitare le legittime attività del CNRI e dei Mojahedin.

L’anno scorso hanno partecipato al raduno più di 500 dignitari provenienti da tutto il mondo, inclusi ex primi ministri, funzionari governativi e parlamentari, tra cui: l’ex Ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner; l’ex Ministro degli Esteri italiano Amb. Giulio Terzi, l’ex Presidente del Bundestag tedesco, Rita Suessmuth e l’ex Ministro Britannico dell’Irlanda del Nord dall’Europa, accompagnati dall’ambasciatore John Bolton, il senatore John Lieberman, l’ex Sindaco di New York Rudy Giuliani, il Governatore Ed Rendell e l’ex Presidente della Camera Newt Gingrich dagli Stati Uniti.

Il raduno per un Iran libero del 30 Giungo 2018 presenterà al mondo un’alternativa al regime dei mullah per un futuro Iran libero e democratico.

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