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Macron riceve Erdogan a Parigi

gennaio 5, 2018 • Medio Oriente, z in evidenza

 

Redazione –

La visita del capo di stato turco a Parigi, venerdì 5 gennaio per un mezza giornata la prima in una grande capitale europea dal golpe mancato di luglio 2016, eccetto Bruxelles dove non andrà; la conferenza stampa tra il presidente francese Emanuel Macron e Recep Tayyip Erdogan, il quale tenta di riannodare imperativamente i rapporti con i paesi dell’unione europea. Ha dichiarato di volersi porre come un partner dei Ventotto sulla domanda migratoria e le crisi regionali.

La conferenza stampa si è svolta con un atteggiamento arrogante da parte di Erdogan, Macron da parte sua ha dichiarato di essere disponibile a valutare i nodi della questione che impedisce di attuare un avvicinamento della Turchia all’europa, in primis la questione dei diritti umani e di essere in accordo per sconfiggere il terrorismo per un nuovo equilibrio di pace.

L’imbarazzo da parte di Macron che era palesemente in difficoltà era piuttosto evidente, in particolare quando un giornalista in sala ha chiesto Erdogan come pensava di gestire la situazione sulle violazioni dei diritti umani e le libertà fondamentali che come tutti sanno il dittatore non rispetta affatto. Il dittatore turco ha risposto al giornalista con fare minaccioso dicendogli di occuparsi di quello che fa l’America che invia armi in Siria a sostegno dei curdi che lui reputa terroristi.

Almeno 140 000 funzionari sono stati destituiti, giornalisti e scrittori incarcerati. La repressione contro  ONG di difesa dei diritti dell’uomo e la stampa ha colpito anche dei cittadini residenti all’estero europei, particolarmente tedeschi, e dei bipolidi. I due giornalisti francesi fermati durante gli ultimi mesi, Mathias Depardon e Lupo Ufficio, sono stati liberati certo un gesto al riguardo di Parigi. Ma Deniz Yücel, il corrispondente turco-tedesco di Die Welt, è incarcerato da presto un anno senza che siano state rese pubbliche i carichi che pesano contro lui.

Anche se l’economia Turca gira a pieno regime, con una crescita del 7% in 2017, una buona parte delle classi medie urbane comincia a deviare dall’AKP, il partito islamo-conservatore al potere dal 2002, e si preoccupano delle derive autoritarie di quello che molto lo soprannominano ” nuovo sultano.” All’epoca del referendum di aprile 2017 mirando ad allargare ancora i poteri del capo dello stato, le grandi città come Ankara ed Istanbul avevano votato per il no.

 

 

 

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