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Testamento biologico e leggi nate già vecchie

dicembre 12, 2017 • Politica, z in evidenza

di Matteo Cresti –

Siamo ormai abituati a leggere le classifiche europee sull’economia, il debito pubblico, il lavoro, e trovarci sempre ultimi (quando ultimi significa fare male) o primi (quando ahinoi primi significa ugualmente fare male). Così anche sul tema dei diritti l’Italia non è che sia tanto messa meglio.
Come al solito rimaniamo impantanati in discussioni infinite, preda di veti incrociati dettati solo dalle ideologie e dalla ricerca sfrenata del consenso e di un voto in più, riguardo al bio-testamento, poteva essere l’occasione per sancire una volta per tutte i sacrosanti diritti all’autonomia di scelta su se stessi, il proprio corpo e la propria vita, e che invece si è trasformato in una legge sul minimo sindacale.

Ma l’occasione per riflettere sul nostro immobilismo e sulla difficoltà a fare leggi mature, democratiche e di ampio respiro, ce la dà ancora una volta il confronto con l’estero.
Mentre l’Italia si infuocava per una legge sulle unioni civili (che non sono matrimonio, bensì un istituto separato e diverso da esso, riservato alle coppie omosessuali), che sembravano avrebbero aperto la strada all’invasione di chissà quale nemico che avrebbe distrutto la nostra civiltà millenaria, altrove il mondo andava avanti e sanciva che questa strada, quella dei due istituti separati, era discriminatoria e ingiusta.

Renzi si prodigava a imitare il modello tedesco: seguiamo la Germania, la prima della classe in tutto, facciamo esattamente come lei, nessuno così ci potrà rimproverare. Ecco nel paese dei crauti, dei wurstel e del PIL che cresce, non ci sono i matrimoni, ma le unioni civili: copiamo il modello tedesco. Peccato che pochi mesi dopo il parlamento tedesco abbia deciso a larghissima maggioranza (solo Frau Merkel contraria, ma sostanzialmente non schierata) di approvare il matrimonio egualitario per tutti.
Le unioni civili alla tedesca si trasformano dunque in unioni civili all’italiana, una ricetta che potrebbe essere premiata dall’Unesco come è accaduto per la pizza, che sa coniugare tradizione e innovazione (sic), dando un colpo al cerchio e uno alla botte, e scontentando tutti.

È l’austera Austria stavolta a darci una lezione ben più grande, a decidere dei diritti civili dei suoi cittadini. La corte costituzionale del paese che fu più che di Sissi, dell’assolutismo illuminato di Maria Teresa e Giuseppe II, ha deciso che le unioni civili sono incostituzionali e che bisogna invece procedere con l’estensione del matrimonio.

In barba ai cattolici che strepitano che così si perverte l’ordine naturale, la corte ha decretato quello che è sotto gli occhi di tutti, che creare un regime separato in base all’orientamento sessuale è discriminatorio, poiché sancisce coppie di serie A e di serie B, una violazione del principio di uguaglianza su cui si fondano le nostre democrazie.

Sempre indietro dunque l’Italia, molto più vicina a quei paesi dell’est, la cui democraticità è instabile e fragile. Un paese che è preda di forti emozioni, che annebbiano la razionalità, e di leader che hanno capito bene come cavalcarle. Un paese che non sa decidere sui diritti, che non sa fare leggi attuali, chiare e giuste. Un paese che sta abbandonando il suo ruolo di guida per diventare un corpo imbalsamato, bello alla vista, ma inequivocabilmente morto.

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