MENU

Elezioni francesi, e il “riso amaro”

maggio 8, 2017 • Politica, z in evidenza

 

di Loredana Biffo –

La saga elettorale francese che ci ha tenuto col fiato sospeso si è conclusa con la vittoria schiacciante di Macron, la sconfitta di Marine Lepen e l’implosione della sinistra, area dalla quale partono le frecce avvelenate del candidato Mélenchon sconfitto al primo turno che definisce il nuovo presidente un monarca ostile alle conquiste sociali e questione ambientale.  Naturalmente non mancano i prevedibili – quanto improponibili paragoni tra la politica francese e quella italiana – ma questa è un’altra storia.

E’ difficile dare un giudizio a tutto tondo sulle elezioni francesi, la sensazione a caldo, è che il riso, potrebbe essere molto amaro.
E’ probabile che non saranno tempi facili per la Francia e che le fratture sociali saranno maggiori; la Le pen è stata osteggiata in tutti i modi possibili, il refrain mediatico è stato impietoso, del resto ha certamente influito il partito che ha alle spalle, ovvero la derivazione del famigerato Jean Marie Le Pen -paparino amorevole che ha definito la figlia “non all’altezza di fare la presidente”. Durante il confronto con Macron ha dimostrato incertezza e confusione sulla questione Europa/non Europa, è stata definita troppo aggressiva (a noi italiani la cosa potrebbe far sorridere visto il basso livello a cui siamo abituati negli scontri televisivi), il suo avversario ha inoltre giocato in casa sulla questione dell’economia, molto più di lei, ma non è detto che sia un complimento. Pessimo invece sui temi del terrorismo e della sicurezza, come se le carneficine dell’ultimo anno fossero un dettaglio marginale rispetto alla gravità del terrorismo islamico.

Personalmente non ritengo che Marine Le Pen sia islamofoba, omofoba o antisemita, ma lo è il retroterra del suo partito e questo non è un bene per lei, per il futuro della sua vita politica e per i suoi elettori attuali e futuri. Certamente è necessario smarcarsi da questo per emancipare la sua rappresentanza relativamente a milioni di francesi che l’hanno votata, e che che se ne dica, non sono marginali, ma soprattutto i loro problemi urgenti relativi al lavoro, alla sanità e all’immigrazione, non saranno risolti da Macron che non ha nessuna attitudine a comprendere le diseguaglianze e il sociale, la legge sul “Loi travail”  (contro la quale i francesi hanno fatto manifestazioni per mesi) è infatti una sua creatura; è  troppo incondizionatamente filo -UE, non in grado di correggere le macroscopiche magagne di un’Europa esclusivamente finanziaria, del resto il suo retroterra bancario e iper -liberista parla chiaro.
Per non parlare dell’imprinting marcatamente filo-islamico che non disdegna, anzi, di avere un bacino elettorale alquanto inquietante. Viene poi da chiedersi il perchè di una coreografia alquanto singolare con tanto di accompagnamento musicale con l’Inno alla Gioia, ricordiamolo, di nazistissima memoria, certamente uno svarione di pessimo gusto considerato che era utilizzato da Hitler, chi lo ha imposto alla UE? Ma questi sono dettagli, diranno i macronisti duri e puri, induritisi alla velocità della luce considerato che fino a poco fa era quasi uno sconosciuto.

Insomma, è molto probabile che sia andata bene, che Macron sia meglio della “temibilissima” Le Pen, ma ne siamo proprio sicuri? Intanto si dovranno confrontare, questo è certo, altrettanto probabile il sostegno massiccio al neo presidente per fargli avere una maggioranza deputati necessari, così come vuole la logica della V Repubblica. Si rinsalderà l’Asse Berlino – Parigi, ma anche questo non è detto che sia un bene, dovremmo avere memoria su cosa possono essere questi “assi”, ma no, in fondo la “fascista” è stata arginata. Che poi il fascismo si possa presentare sotto altre vesti, magari in doppio petto – Orwel docet – magari sotto forma di economia della classe capitalistica transnazionale che ha dato origine ad una crisi strutturale che risale al regime di accumulazione del capitale, affermatosi nei Paesi sviluppati a partire dagli anni Ottanta e contraddistinto dal predominio assoluto che ha acquisito il sistema finanziario sull’intera economia, questo è oggetto di rimozione collettiva.

Così come è rimossa la responsabilità di aver creato concorrenza attraverso un complesso di politiche del lavoro denominato “gobalizzazione” e “delocalizzazione”, dove i salari, le condizioni di lavoro, i diritti dei lavoratori dei paesi sviluppati sono stati messi in competizione con quelli emergenti, costringendo i primi ad adattarsi flessibilmente ai secondi. La gigantesca operazione di redistibuzione del reddito dal basso verso l’alto; questi fattori vengono sottaciuti e relegati ad un concetto di “vecchiume sinistroide” per dare ulteriore spazio alla classe finanziaria transnazionale. Questo nuovo ordine sociale potremmo  ragionevolmente cominciare a definirlo una nuova forma di fascismo, ai posteri l’ardua sentenza.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »