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Cose turche

gennaio 2, 2017 • Medio Oriente, z in evidenza

 

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di Loredana Biffo –

Diciannovenne,  araba di cittadinanza israeliana è fra le vittime dell’attentato di Istanbul.
Lian Nasser era in discoteca insieme a tre amiche, tutte residenti di Tira, per festeggiare il nuovo anno. Dopo lunghe ricerche, è stato ritrovato il suo corpo.
Il suo volto ancora di bambina, il suo sguardo di cerbiatta è come una lama che si conficca nello stomaco di chi la osserva, è il simbolo della giovinezza, di tante giovani vite spezzate da un cancro che uccide soprattutto i giovani, nei luoghi simboli del divertimento, della spensieratezza (ammesso che ne abbiano ancora i nostri ragazzi), della libertà. 

A mezzanotte brindano i ragazzi del locale turco, è il brindisi della morte, perchè alla una e un quarto al Reina Club fa irruzione un criminale travestito da Babbo Natale, urla   Allah Akbar e spara all’impazzata stroncando 39 persone e ferendone altre 70 che porteranno nella mente le cicatrici dell’ennesima tragedia annunciata.
I testimoni hanno detto che era il finimondo, un tiro a segno su bersagli umani danzanti, si stimano circa centoventi – centottanta colpi, sono minuti di terrore puro e di gente che scappa calpestando i morti, le urla sovrastano il rumore degli spari.

A morire sono per la maggioranza cittadini turchi ma anche stranieri, di cui la maggior parte sono arabi e musulmani, alcuni iracheni, sauditi, giordani, marocchini libanesi,  una tunisina,  la figlia di un deputato di Beirut, il figlio di un senatore indiano e la ragazza palestinese dagli occhi di cerbiatta.

Come al Bataclan, a Nizza sulla Promenade, lo scorso anno le violenze sulle donne a Colonia, pochi giorni fa il mercatino di natale a Berlino, i demoni hanno colpito persone innocenti, la cui unica colpa è quella di divertirsi, sono luoghi simbolo di quello che questi stupidi oscurantisti aborrono: la vita, il divertimento, il paganesimo del Capodanno e la religiosità del Natale, la libertà di movimento, di viaggiare, la gioventù che ama ballare e ritrovarsi per ascoltare e fare musica senza confini di appartenenza, etnia, nazionalità; in una parola, la modernità. Si è voluto colpire l’unica città del medio oriente che faceva da ponte con l’Occidente e crocevia da sempre di civiltà diverse. E’ sufficiente a tal proposito vedere l’involuzione della Turchia, come sostiene Burhan Sönmez, scrittore turco: «La Turchia sta tornando al passato».

Esasperante fino alla nausea la giaculatoria dei governanti, italiani sul terrorismo da combattere con l’unità, Alfano docet. Unità di chi, di che cosa? Erdogan che sproloquia frasi retoriche a cui nessuno può e dovrebbe dare credito; l’ipocrisia dei governi occidentali si spende inutilmente in giri di parole raggiranti.   Nel frattempo i tanti «pendolari» dello jihad  hanno potuto scorrazzare bellamente proprio dalla Francia alla Turchia passando inosservati per l’Italia.

Certamente le variabili che incidono sul mondo arabo/musulmano sono molte e non è sufficiente – oltre che autolesionista –  attribuire unicamente agli errori macroscopici dell’occidente (esportazioni di democrazia con le bombe, colonialismo e quant’altro) la torsione fascista dell’islamismo che ha la pretesa di imporre nel suo ambito e non, dall’Africa all’Asia, ma anche in Europa.

Questo è un dato che erroneamente il politycal correct occidentale interpreta come “siamo tutti nella stessa barca”, in realtà è imputabile alla genesi storica e sociologica dell’interpretazione ortodossa dell’islam sulla questione dell’islamizzazione “mondiale”,  che è vista come una missione fondamentale alla base anche della umma; della perfetta identificazione della politica con la religione, fondamento della shari’a e figlia dell’unico paese al mondo, l’Iran,  che ha nel proprio ordinamento giuridico –  la Costituzione islamica.

Questo è il fondamento dell’ identificazione tra religione e politica, detto  velayat-e faqih, che in persiano indica “l’autorità cognitiva assoluta” del giuresperito; dottrina ideata da Khomeini, secondo la quale il giurista musulmano in qualità di esperto della legge (shari’a) emanata direttamente da Dio e di cui questi è solo l’interprete autentico, ha il compito di sovrintendere  a ogni azione del Parlamento  perché si conformi a quella che il giurista (faquih) stesso, ritiene essere la corretta interpretazione della shari’a; in tal modo viene garantito al “Consiglio dei guardiani” di bloccare ogni legge che contrasti il potere dei religiosi e dei loro alleati. Questo è il motivo per cui nessun governo riformista ha mai avuto e mai avrà in Iran possibilità di esistenza. Si consideri che questo sistema capillare non esiste nemmeno in Arabia Saudita, dove pure esiste la sharia, e la repressione fondamentalista è forte.

Intanto giunge la notizia che ieri sera in nigeria per mano di Boko Aram è morta  una bimba di 10 anni obbligata a farsi saltare in aria a Maiduguri, nel nord-est del Paese. Nella deflagrazione, che ha causato qualche ferito, l’unica vittima è stata la piccola.

Lo scorso 11 dicembre due bambine di 7 anni si erano fatte saltare in aria in un mercato sempre a Maiduguri provocando 17 feriti ed un morto.
Nel frattempo, è riapparso in video Abubakar Shekaku, il capo del gruppo integralista islamico nigeriano ribadendo che guida i suoi uomini nell’offensiva per costituire un califfato in Nigeria.

E’ grottesco e miope nutrire ancora dubbi sul fatto che il terrorismo islamista  voglia diffondere attraverso percorsi di indottrinamento/arruolamento un pensiero ideologico su base religiosa che ha come primo obiettivo  la distruzione di valori, stili di vita libertari e incompatibili con la sua visione del mondo, la cui massima aspirazione è la costruzione di “un altro mondo su base religiosa; da qui nasce il concetto di nemici e bersagli da attaccare.

Purtroppo è evidente che l’occidente non ha ancora compreso questo punto fondamentale, prima lo farà meglio sarà, pena la sottomissione forzata alla legge islamista fondamentalista, che continuerà con gli attentati per seminare panico e sconcerto, a quanto pare però i governanti europei sono nudi difronte difronte ad un fenomeno oscurantista che mira a cancellare la libertà, a partire da quella femminile.

 

 

 

 

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