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Meno austerità e più politica

maggio 25, 2016 • Economia, z in evidenza

 

JEAN PAUL FITOUSSI OFCE

In esclusiva per Caratteri Liberi proponiamo un’intervista all’economista francese Jan Poul Fitoussi ospite ad Alba per il festival “Circonomia”

 

di Loredana Biffo

Professore, parliamo della questione della riforma del lavoro che è stata fatta in Italia e in Spagna senza suscitare particolari proteste. In questi giorni stiamo assistendo ad una forte mobilitazione in tutta la Francia proprio a causa di questa riforma che suscita proteste per via della destrutturazione del mercato del lavoro, e vista come una subalternità della politica alle richieste delle imprese, e direzionata sempre più a soddisfare un capitalismo selvaggio. Cosa pensa lei di questa riforma?

La responsabilità di quanto sta avvenendo è evidentemente responsabilità della politica. Questa riforma è sbagliata, perché non fa altro che indebolire il debole e rafforzare il forte. Da più potere alle imprese, mentre i lavoratori non hanno più alcun margine. Si tratta sostanzialmente sul lungo termine di un problema di risparmio, quando c’è una grande precarietà la sola assicurazione è quella del risparmio e dunque rimane il problema della domanda.

 

Marc Lazar, ha detto che la riforma è necessaria per via della forte disoccupazione; del resto anche la ministra dell’istruzione Najat Vallaud-Belkacem sostiene che la volontà è quella di riformare mantenendo una particolare attenzione alla giustizia sociale. Secondo lei è realistica questa visione?

Non è vero, non è accettabile che si dica questo. Tutto ciò che riguarda questa riforma del lavoro, in Francia come nel resto d’Europa, non ha niente a che fare con la disoccupazione, ma solo con l’ideologia, non è una riforma economica, ma ideologica. La disoccupazione è nata da altre cose, da una crisi finanziaria di cui non si parla a sufficienza, perché è servita proprio ad imporre precarietà, qui si sta semplicemente smantellando i diritti e precarizzando in modo strutturale al fine del profitto dell’impresa. Sono posizioni ideologiche del capitalismo.

 

Come potremmo a livello europeo contrastare questa deriva, pare che il tutto sia incontrastabile e inesorabilmente nelle mani del capitalismo finanziario. Di cosa abbiamo bisogno per opporci e invertire la tendenza della finanza che domina la politica?

Il problema non è solo la deriva della finanza, il problema è l’ideologia degli stati che sono convinti che l’ideologia dominante sia quella giusta, è molto più difficile combattere una dottrina del capitalismo chè è dominante che invertire la tendenza, abbiamo bisogno di più democrazia, quello a cui stiamo assistendo è un forte deficit di democrazia; ma la storia insegna che quando le diseguaglianze sono enormi, tutto entra in crisi, non è pensabile governare mantenendo lo stato attuale delle cose, questo ovviamente crea malcontento e disordine. Abbiamo bisogno che la popolazione dica ai governi che hanno fallito e che vadano a casa.

 

E’ evidente – e se ne parla molto – che la Germania ha un’egemonia sugli aspetti economici e sul mercato del lavoro, la richiesta di introdurre anche nel resto d’Europa il regime della famigerata Hartz IV una sorta di sussidio di disoccupazione che in realtà ha confinato in uno stato di povertà dal quale non è più possibile uscire, un numero consistente di cittadini tedeschi. Ora la Merkel chiede che anche la Francia e gli altri paesi vadano in questa direzione. Cosa ne pensa?

E’ una proposta inaccettabile, non faremmo altro che gettare l’Europa nelle fauci della povertà, quello di cui abbiamo bisogno, è di creare sviluppo per il benessere delle persone, non soddisfare unicamente il profitto. Se si crea povertà non si sta andando nella direzione giusta, la cosa da fare è creare una classe politica diversa. Io vedo uno scenario europeo debole, dove aumenta solo la disoccupazione. Se l’Europa continua a non soddisfare i popoli, tutto diventa possibile, anche la fine dell’euro. Se non c’è una vera unione, tutto perde senso, anche la brexit diventa possibile.
I popoli hanno il diritto di cambiare i governi ma non la politica, giustamente la gente si arrabbia, in Francia abbiamo avuto Sarkosi, ora Hollande che fa una politica ancora più di destra pur essendo di sinistra.

Quello che stiamo vivendo è un problema democratico, perché poi emergono quelli della “bacchetta magica”, i populisti come la Marie Le Pen,  l’Austria, in Italia – non ho bisogno di fare esempi – allora perché è cosi? Perchè i governi non hanno mai un programma chiaro, crediamo di eleggere dei presidenti, ma eleggiamo dei governatori di provincia che non hanno potere monetario perché è in mano alla Banca Centrale d’Europa, non hanno potere fiscale per via del Fiscal Compact, non hanno il potere industriale perché c’è la Commissione che vigila le leggi della concorrenza e che non consente una vera politica industriale. Non avendo questi poteri, in una situazione così drammatica è molto negativo, si ha bisogno di questi strumenti per uscire dalla crisi. La democrazia è una istituzione che ha come qualità quella di potersi “autoriparare”, cioè di cambiare, che è un diritto del popolo che in realtà non ha più questo potere. Siamo diventati degli stati nazionali e non c’è stato federale, siamo orfani dello stato federale. Non dimentichiamo che Hollande ha firmato per il Fiscal Compact una settimana dopo essere stato eletto.

In Europa è stato creato un “equilibrio del terrore”, sotto la minaccia che se non si segue quello che dice la Germania, si corre il rischio di vedere lo spread aumentare con il rischio che un paese vada in fallimento. Lo spred viene usato come un deterrente. L’Europa ha scelto di far crescere l’economia diminuendo il debito pubblico, facendo cadere la domanda e crollare il capitale privato, diminuendo di conseguenza anche quello pubblico. Il capitale umano è stato distrutto, dove il tasso di disoccupazione è più alto che negli anni 30, allora qualcosa non funziona; in Italia la disoccupazione giovanile del 42%, non saranno certo i vaucher a risolvere il problema, stiamo continuando a distruggere il capitale umano e sociale.
La politica miope non considera il capitale umano e sociale, il lavoro e l’occupazione sono il modo migliore di fare relazione sociale, creare un network. Quando la disoccupazione sovrasta il sistema, si distrugge il network, perché senza la fiducia che è un fattore di produzione essenziale, senza questa un’economia liberale non può funzionare; come si fa a fare degli accordi, comprare una casa, investire quando manca questo fattore determinante. Si ha di conseguenza anche una distruzione di un capitale naturale, senza denaro gli stati non curano l’ambiente, non investono sulla tecnologia. Non si aumenta così la ricchezza nazionale, semmai in questo modo la si riduce, si distrugge l’attivo di una nazione. Quello che vediamo è il fatto che siamo in depressione, non c’è domanda, non c’è crescita, questa è deflazione. E’ urgente invertire questa pericolosa tendenza. Abbiamo visto negli anni 30 che la politica monetaria non era più efficace, e sappiamo quali sono state le conseguenze, dovremmo ricordarlo.

Cosa sta succedendo all’Europa?

L’europa è immatura, solo l’economia è matura, abbiamo un’assenza del governo, della gestione dell’Europa, lo vediamo con il problema dei migranti, che è un problema umano moto serio ma si può gestire se c’è una gestione europea con strutture comuni, invece si fa il contrario, si fa la concorrenza fiscale al rovescio, si dice: meglio far pagare i migranti così non vengono nei nostri paesi. Ma una crisi come quella che stiamo vivendo con la questione dei migranti, è solo all’inizio. Questo è il meno complesso da gestire, lo è molto di più quello economico e politico. E’ grave il posto importante che stanno prendendo i partiti estremisti. Io mi vergogno di essere francese, non siamo in grado di affrontare la situazione perchè non lo si vuole, ma c’è anche l’incapacità dei governanti. abbiamo messo una moneta unica ma abbiamo tolto ai governi la possibilità di governare.

 

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