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Gli otri di Eolo

luglio 6, 2015 • Agorà, z in evidenza

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di Loredana Biffo

La partecipazione dei greci al referendum, è il no all’arroganza dell’austerità, ovvero dell’Europa della finanza, non ci si dovrebbe limitare a considerare la vicenda sotto l’influenza della drammaticità della situazione economica della Grecia. E’ evidente che il comportamento del popolo greco, è il naturale sbocco di un’eredità del concetto di democrazia che risale a molti secoli addietro, quando vi fu la nascita delle istituzioni; poichè la ‘struttura sociale’ è la somma totale delle interazioni e tipizzazioni dei modelli ricorrenti nelle istituzioni, ne deriva che in quanto tali, queste sono in relazione con i predecessori e con i successori. I greci hanno solennemente deposto il loro voto, la famosa isegoria, ovvero un voto uguale per tutti, e la conseguente vittoria della parrhesia, la totale libertà di espressione.

L’espressione suprema di un popolo che sebbene straziato dalla crisi aggravata dalle “cure” imposte dalla Troika, è andato a votare dichiarando che la storia si può e si deve riscrivere, superando quell’umiliazione atroce che sempre subisce chi senza denaro, viene colpevolizzato e dichiarato inetto.
Certamente da che esiste il capitalismo, la povertà è sottintesa come “colpa”, a ben ricordare questo concetto nascente con la religione protestante (Weber; L’etica protestante e lo spirito del capitalismo). E del resto era chiaramente emerso che in Grecia chi dicharava di votare si, sosteneva che lo faceva per paura. Quella paura indotta dalle minacce portate avanti per mesi dalla Troika.

Alexis Tsipras a distanza di cinque mesi dopo la vittoria di Syriza alle elezioni, non solo ha vinto nonostante le minacce dei conservatori che continuano a vomitare come degli otri di Eolo sazi della loro ricchezza e arroganza, ma ha dato uno schiaffo con ricevuta di ritorno al baldanzoso capitalismo; il 60% dei voti conferma la sua popolarità, checchè ne dicano i nostri agitatori di scenari apocalittici.
La Merkel e i suoi compagni di merenda, compreso il nostro più che mai inadeguato premier Renzi, farebbero bene ad andare a lezione di democrazia.  I greci hanno compreso molto bene che dopo 5 anni di lacrime e sangue, sono stati portati alla perdita del 27% del proprio Pil,  e questo dimostra che Maastricht va cambiato radicalmente.

“La democrazia batte la paura” ha dichiarato Tsypras uscendo dal seggio, e nella riunione serale si è prospettato una sorta di rimpasto con le dimissioni del ministro delle finanze Yanis Varoufakys per favorire la difficile trattativa con le istituzioni. E questo dimostra quanto i liberisti siano agguerriti contro un paese “troppo a sinistra”, figuriamoci con un ministro delle finanze dichiaratamente marxista. Quella paura che sono riusciti a infondere nel resto d’Europa ma non in Grecia. Più che mai oggi l’ideologia dei dominanti è diventata l’deologia dei dominati, e c’è da giurarci che in un paese come l’Italia una lezione di democrazia come è avvenuta nel paese ellenico, non ci potrebbe essere. Tuttal’più si potrebbe avere un ottimo risultato della Lega, con le sue derive fasciste e populiste.

L’alto indice di sgradimento dimostrato da molti partecipanti all’eurogruppo, ha indotto Varoufakys a dire che lascia il ministero per aiutare il suo paese, e che porterà il loro disprezzo con orgoglio. Potremmo aggiungere che più che di disprezzo, si tratta di paura, perchè se i popoli in sofferenza comprendessero la lezione, avrebbero certamente qualche difficoltà a gestire questa Eurpoa basata sulla finanza e le sue specuazioni, ben lontana dall’Europa politica e dei popoli prospettata da Altiero Spinelli. A quanto pare siamo ritornati alla caccia alle streghe, le dimissioni del ministro Varoufakis, sono un’ulteriore sconfitta per l’unione europea, il sintomo che la democrazia è in drammatica retrocessione.

Certo è che risulta difficile autoconvincersi che queste classi dirigenti, èlite europee affette da manifesta incapacità siano semplicemente aggrovigliate nella loro mediocrità. Più che follia o inadeguatezza pare lucida volontà di sottomissione di tutto e tutti al potere finanziario ombra, che non è nemmeno più tanto in ombra.
Non dimentichiamoci che il “costrutto concettuale” del liberismo, è nato oltre due secoli fa, seguito dal finanzcapitalismo figlio della degenerazione del liberismo. Si, proprio lui, quello che ha voluto l’impoverimento ulteriore dei poveri, ovvero coloro che hanno un lavoro, magari anche irregolare, pagato così poco da farli ricadere (insieme alle loro famiglie) al di sotto della soglia di povertà. Questi sono i risultati di una crisi, i cui costi sono stati scaricati sugli individui con metodi autoritari. Sarebbe già qualcosa se l’esperienza greca servisse almeno a risvegliare le coscienze dormienti.

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