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Estella, brutta, povera e comunista

marzo 8, 2014 • Agorà, z in evidenza

teresanoce

Teresa Noce – nome di battaglia: Estella. Nasce nella Torino proletaria del 900, quando l’industria manifatturiera stava evolvendo nella grande industria fordista. Le vecchie fabbriche dolciarie di caramelle e cioccolato, i cotonifici e i nastrifici, proliferavano accanto alle prime officine metallurgiche e meccaniche.

La vita di Teresa noce, inizia in quel contesto, nelle fredde e nebbiose giornate torinesi, in un rione attraversato da rogge puzzolenti, dove vi erano numerose fabbriche di colla, concerie, che con i loro miasmi, rendevano le “ ca’ neire “ – le case nere, erano proprio tutte nere. Case abitate da un ceto poverissimo e numeroso della popolazione.

 In occasione dell’ 8 marzo, perchè parlare di Teresa Noce?

Perchè se le donne oggi quando fanno un figlio si vedono riconosciuto il diritto alla maternità, se sono tutelate da una legge, lo devono a questa donna che diede un contributo determinante alla condizione del lavoro femminile. Grazie a lei, il 2 giugno 1948, fu presentato il primo progetto di legge al parlamento della Repubblica italiana sulla tutela della maternità.

Detta anche Estella (nome di battaglia), la Noce nasce nella Torino proletaria di inizio 900, poverissima inizia a lavorare a soli sei anni. Intelligente e intraprendente, inizia la scuola con tre mesi di ritardo a causa della scabbia, ma recupera in fretta quello che le sue compagne hanno appreso, compitando ogni pezzo di carta stampata che le capita sottomano. Divenne ben presto “Rivoluzionaria professionale”, determinata nelle sue battaglie ed elemento di spicco nel Pci. Ricordiamo che, benchè la nascita del fascismo sia fatta risalire al 1921-22, in realtà questo si manifestò in Italia già alla fine del 1918, quando vi furono i primi assalti alla camera del lavoro; le squadracce in camicia nera bastonavano gli operai per bloccare i consigli di fabbrica.

I comunisti organizzarono corsi di pronto soccorso, marce e manifestazioni tra Rivoli e Collegno. Nel frattempo il 28 ottobre vi fu la marcia su Roma: colpo di stato accettato dalle autorità pubbliche; a Torino la immediata soppressione del giornale “L’ ordine nuovo”, e occupazione da parte dei fascisti, della “Casa del popolo”. Inoltre la città di Torino fu teatro di una strage sanguinosa, l’avversione dei fascisti per la classe operaia torinese era rinvigorito con la presa del potere, vi fu un bagno di sangue, la morte atroce di Pietro Ferrero, un operaio preso e legato ancora vivo, dietro un camion lanciato in piena corsa per vie di Torino, il suo corpo fu distrutto, e il riconoscimento avvenne solo tramite la tessera del sindacato rimasta in tasca. Intanto Estella, giovanissima iniziò un’attività frenetica iscrivendosi alla “gioventù comunista”.

Entrò in clandestinità e nell’immigrazione antifascista della guerra in Spagna. Donna di grande temperamento, sostenitrice dell’emancipazione femminile, dell’antifascismo e della lotta operaia, ma considerata “brutta”; questo è il segnale di quanto l’estetica di una donna fosse considerata un fattore cruciale. Convinse le donne a diventare protagoniste delle loro vite, e combattere la concezione patriarcale del ruolo della donna. In una riunione in cui erano presenti soli uomini, contestò il fatto che le loro compagne non fossero lì a prendere decisioni con loro, disse che da casalinghe, dovevano diventare rivoluzionarie. Teresa Noce guidò la rivolta delle operaie tessili del biellese, che nel 1931 combatterono contro i licenziamenti, la repressione e la riduzione dei salari.

Nel marzo 1935 fondò la rivista “Noi Donne”, un mensile di quattro pagine stampato ogni mese con un colore diverso perchè non vi erano i soldi per farlo a colori, lo scopo era fare informazione politica per le donne. Fu poi deportata in campo di concentramento, dove l’ 8 marzo del 1945, organizzò una conferenza per ricordare le donne di tutto il mondo che nei secoli avevano lottato per la libertà e per i loro ideali. Lo fece con la collaborazione di comuniste, socialiste, cattoliche, ebree, contadine e capitaliste (nel campo vi era la signora Michelin); con grande successo e all’insaputa delle Kapò. Parlò delle schiave, operaie, contadine, intellettuali, scienziate, analfabete e artiste; finchè non cadde stremata sul giaciglio che l’ospitava.

Fu contrastata la sua elezione sindacale, in quanto il lavoro sindacale tessile non era mai stato diretto da una donna, le dissero che non conosceva il settore. Lei rispose che come donna poteva comprendere meglio di un uomo i problemi delle lavoratrici, e venne eletta. A guerra conclusa, e dopo venti anni di fascismo, fu una lotta durissima far stipulare contratti di lavoro collettivi nazionali. Non era mai avvenuto. Si chiedevano: avvicinamento dei salari tra uomini e donne, diritto di passaggio di categoria, regolamentazione ore straordinarie e festive, diritto alle ferie, istituzione della mensa, e nuove norme per la protezione della maternità; per le tessili, riposo prima e dopo il parto pagato al 75% e sale di allattamento, asili nido nelle fabbriche.

Quando il “Primo Congresso Nazionale” dopo la liberazione ebbe luogo nell’aprile 1947, fu un successo: il fatto che il rapporto sul “Contratto Collettivo Nazionale” di lavoro fosse tenuto da una donna, incoraggiava molte delegate a prendere la parola. Il risultato fu entusiasmante, su 400.000 voti validi Estella ottenne la votazione più alta, ben 297.000 voti di lavoratori non solo comunisti, ma anche socialisti, cattolici e senza partito. Il 2 giugno 1948 alla presentazione del primo progetto di legge sulla maternità, con i democristiani alla camera l’azione risultò difficilissima, vi furono vari tentativi di sabotaggio, rimandando la riunione della commissione, o se questa si riuniva, il progetto non veniva posto all’ordine del giorno, o si faceva in modo che mancasse il numero legale, e la situazione si trascinò per oltre due anni. Infine si riuscì comunque con la lotta di tutte le donne, a far approvare i cinque mesi di riposo pagati all’80% estendendo la tutela a tutte le lavoratrici.

La lotta sfibrante Estella (e i litigi con Di Vittorio), la condusse senza paura di trovarsi in minoranza e dimostrò che pur non accettando di dedicarsi al “lavoro femminile”, si batteva per i diritti delle donne. Alle elezioni per “L’ Assemblea Costituente”, le prime elezioni democratiche dopo la liberazione, votarono anche le donne; furono candidate in quasi tutte le circoscrizioni. Estella venne eletta in due circoscrizioni: Modena-Reggio, Parma-Piacenza, votarono per lei anche le suore. Fu la sola donna dirigente nell’assemblea costituente ad occuparsi di problemi economici e sociali.

Oggi ricordare Teresa Noce, vuol dire (parafrasando Tucidide-filosofo greco), ricordare che lo studio dei fatti storici molto significativi, aiuta a scegliere tra le opzioni che la realtà ci propone costantemente. E’ più che mai necessario frenare l’assalto spudorato ai diritti che le donne e i lavoratori hanno acquisito a caro prezzo, e non solo; la realtà deve essere considerata perfettibile. Vi è ancora molto da fare perchè le donne possano contare su servizi per l’infanzia efficienti e meno costosi, che le cariche dirigenziali siano effettivamente possibili; perchè il monopolio maschile finisca, è necessario che siano le donne a volerlo, e mettere fine al proprio asservimento sociale, politico ed economico. 

I dati storici sono stati tratti dal libro Rivoluzionaria Professionale, scritto da Teresa Noce. ed. Aurora Milano

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