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Discorso integrale di Maryam Rajavi Parigi 2018

luglio 6, 2018 • Cultura e Società, z in evidenza

 

di Loredana Biffo –

Pubblichiamo la traduzione integrale del discorso di Maryam Rajavi, Al Gran Raduno della Resistenza. Sabato 30 Giugno 2018, si è tenuto il Gran Raduno a Parigi. All’evento hanno partecipato delegazioni provenienti da diversi paesi, composte da illustri politici, parlamentari, sindaci, rappresentati eletti ed esperti internazionali sull’Iran.

Gli oratori hanno espresso il loro sostegno alle rivolte del popolo iraniano e all’alternativa democratica, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. Tutti hanno chiesto alla comunità internazionale di adottare una politica decisa nei confronti della tirannia fascista e religiosa dei mullah e di restare al fianco del popolo iraniano in rivolta.

Maryam Rajavi:
Miei cari compatrioti, cari Amici, rappresentanti eletti, illustri personalità di tutto il mondo. Salute a tutti voi e ai miei cari compatrioti in Iran e in tutto il mondo.

La prima cosa che devo dire oggi è che le fiamme della rivolta, benedetta e liberatrice, stanno di nuovo ardendo a Teheran e in tutto l’Iran, di nuovo a Mashhad e Shiraz, a Bandar Abbas e a Qeshm, a Karaj e a Kermanshah, a Shahriar, Islamshahr, Kashan, Arak, Isfahan, Ram Hormuz e in molti altri paesi e città.
Sì, la protesta non può essere annientata e proseguirà senza tregua, espandendosi e rafforzandosi costantemente.
Il frastuono nelle città e il grido dei giovani ribelli, sono i battiti della nazione iraniana nell’euforia di un Iran libero.
I boati nelle città e i giovani ribelli sono i battiti della nazione iraniana nell’euforia di un Iran libero.
Viva i miei compatrioti a Khorramshahr, assetati di acqua e di libertà, che hanno detto esplicitamente ai mullah che le loro preghiere non sono gradite a Dio.
Sono venuta qui a nome del movimento di Resistenza che ha offerto la sua intera esistenza per garantire la vittoria delle rivolte in Iran e per la libertà, l’orgoglio e la magnificenza dell’Iran. Al popolo dell’Iran in rivolta, sono venuta qui a dichiarare ciò che volete: la caduta di questo regime è inevitabile. La vittoria è certa e l’Iran sarà libero.
Salutiamo i Mojahedin ad Ashraf 3, la loro casa. Congratulazioni per come l’avete costruita con le vostre mani.
E avanti verso 1000 Ashraf (unità di resistenza) nella nostra patria occupata.

Il potere per il rovesciamento

Sin dall’inizio delle rivolte di Gennaio, sono apparsi i segnali del cambiamento e della caduta del regime in Iran. La prospettiva di una vittoria della rivoluzione democratica in Iran, senza i mullah e lo Scià, incombe. Attraverso le proteste e potendo contare sulle unità di resistenza, il popolo iraniano ha il potere necessario per abbattere questo regime.
Come e dove possiamo vedere queste realtà?
Primo, grazie alla presenza del movimento di Resistenza, la cosiddetta “soluzione interna al fascismo religioso” è divenuta vuota e vana.
La popolazione e i giovani in rivolta hanno posto fine all’era di falsi atteggiamenti di entrambi le fazioni del regime. Questi sono proprio quei giovani coraggiosi che hanno scelto il cammino della lotta e di continuare a lanciare i maggiori attacchi, qualunque ne sia il prezzo.

Il movimento di protesta e le rivolte proseguono nonostante l’enorme repressione

Il secondo segnale che la fase della caduta del regime è ormai arrivata, è che negli ultimi sei mesi il popolo iraniano ha scatenato rivolte e creato un movimento di protesta nonostante l’enorme repressione, nonostante i cosiddetti “suicidi dei detenuti” nelle carceri dei mullah, nonostante gli arresti quotidiani e le esecuzioni inscenate per intimidire il pubblico.
I lavoratori dello zuccherificio di Haft-Tapeh hanno ripreso le loro proteste. Poi gli operai dell’acciaieria di Ahvaz e gli agricoltori di Isfahan si sono ribellati. I partecipanti alla preghiera del venerdì ad Isfahan hanno voltato le spalle al leader della preghiera del venerdì di Khamenei gridando “Spalle al nemico e fronte alla nazione!”.
La provincia di Isfahan era ancora in subbuglio quando i nostri compatrioti arabi del Khuzestan, soprattutto ad Ahvaz, si sono ribellati. Poi è arrivato il Kurdistan, quando il lunghissimo sciopero di Baneh ha suscitato l’ammirazione di tutti. Poi, sulla via verso il rovesciamento, è emerso un nuovo modello: il Kazerun, la città della rivolta, fuoco e sangue, con donne coraggiose che insieme ai loro fratelli, sassi nelle mani, hanno sopraffatto le forze nemiche armate fino ai denti, imitando la resistenza che abbiamo visto a Campo Ashraf.
È stato allora che le rivolte hanno accelerato. Lo sciopero degli autotrasportatori e dei proprietari dei mezzi di 285 città e 31 province hanno scosso il regime fino alle fondamenta per 12 giorni.
Gli insegnanti, i pensionati, la gente truffata e i lavoratori di centinaia di fabbriche hanno protestato giorno dopo giorno. E la settimana scorsa il Bazaar di Teheran si è ribellato scatenando la rivolta a Teheran e in altre città.
L’Iran si è sollevato di nuovo, con tutti i suoi figli, con tutte le sue nazionalità ed etnie.
E allora, qual è la destinazione? Un Iran libero, sradicando la dittatura e lo sfruttamento e buttando giù Khamenei dalla sua poltrona.

Una situazione esplosiva ed irreversibile

Il terzo segnale dell’inevitabile caduta del fascismo religioso al potere, è che le tensioni sociali e la crisi economica, soprattutto l’aumento dei prezzi, la disoccupazione, la povertà e la disuguaglianza, hanno raggiunto un punto irreversibile. Tutti avvertono lo stato esplosivo della società e i mullah non sono in grado né di offrire una soluzione, né sono disposti o capaci di risolvere i problemi.
Il velayat-e faqih è privo di qualunque legittimità. La posizione di Khamenei è precipitata drammaticamente. Il regime è rimasto senza un soldo. Le Guardie Rivoluzionarie e le impopolari forze Bassij sono state colpite dalle defezioni. La farsa della moderazione, messa in scena per preservare il regime, è stata smascherata e il regime sta sprofondando inesorabilmente nell’abisso delle lotte interne.
E ora sono i difensori del regime che ammettono l’esistenza di due governi in guerra al vertice dell’establishment al potere. Uno di essi ha detto apertamente: “Ci stiamo avvicinando all’epurazione di uno dei due governi. O il governo-ombra assumerà il pieno controllo della governance o sarà costretto a rinunciare a parte della sua autorità”.

Il collasso della politica di accondiscendenza

Il quarto segnale della fase della caduta del regime è che a livello internazionale i mullah hanno perso il sostenitore più importante della politica di accondiscendenza, vale a dire gli Stati Uniti. Gli scudi internazionali eretti a salvaguardia del regime sono caduti lungo la strada. I mullah hanno praticamente perso il loro JCPOA. La valanga di continue sanzioni li sta colpendo duramente, limitando la loro capacità di impegnarsi in atti di guerra e di avventurismo nella regione. L’embargo sulle armi e sul petrolio, chiesto dalla Resistenza Iraniana già quattro decenni fa, è sul punto di essere implementato e l’epoca in cui si marchiava, si bombardava e si opprimeva l’opposizione per conto del regime, è giunta alla fine.

Il sangue dei martiri e le sofferenze dei detenuti alimentano il fuoco della rivolta

Il quinto e più importante segnale della fase del rovesciamento dei mullah è che proprio il fatto che i mullah temevano di più si sta verificando: il collegamento tra la furia dei poveri e degli oppressi e il movimento di Resistenza organizzata. Tutti i leaders del regime hanno più volte ammesso questo fatto e così facendo, stanno ammettendo che la fine del regime sta arrivando.
Sì, la caduta del regime sta arrivando.
Nel 2013, dopo il massacro di 52 membri dei Mojahedin a Campo Ashraf, quando diversi altri vennero presi in ostaggio, Massoud Rajavi annunciò la roadmap per la creazione di 1000 Ashraf (unità di resistenza) in Iran, di modo che l’organizzazione che avrebbe guidato le proteste potesse essere collegata al popolo iraniano in rivolta. Di conseguenza, unità e consigli per la resistenza nazionale sono divenuti la punta di diamante della strategia per la protesta e il rovesciamento del regime, nelle città iraniane ribelli e in rivolta. Ecco come il sangue dei martiri e le sofferenze di coloro che sono stati arrestati, dal 20 Giugno 1981 e fino ad oggi, stanno alimentando le proteste. Come ha detto Massoud Rajavi: “Se l’Iran combatterà, il mondo sarà con noi e al nostro fianco”.
Una generazione appassionata e assetata di libertà è sorta. Quelli che prendono parte alle proteste, insieme alle unità di resistenza, hanno aperto un nuovo cammino. Alzatevi e camminate lungo questo cammino. Unite le mani alle loro e rispondete al loro appello per un Iran libero. E dite che siete pronti.
Avete visto gli abitanti di Varzaneh impadronirsi degli ingressi alla città. Quelli di Kazerun riversarsi nelle strade, gli autotrasportatori e i proprietari occupare le autostrade. E avete visto come i giovani di Teheran, Lalehzar, Ferdowsi, Shoush, Mellat ed Ekbatan hanno dimostrato un enorme coraggio nell’affrontare i crudeli agenti della sicurezza e nel creare barricate nelle strade.
Questa è la lotta della nazione iraniana per conquistare tutto il paese e strappare l’Iran agli occupanti, i mullah.

Il rovesciamento di questo regime richiede unità di resistenza e un esercito di liberazione

La campagna per creare false alternative è divenuta prevalente in questi giorni e anche questo è un altro segnale che denota la fase della caduta del regime. Ma il fulcro della questione è come abbatteranno realmente questo regime. E questo è particolarmente importante perché il sangue dei martiri ha definitivamente bloccato la strada delle riforme all’interno del regime teocratico e il ritorno alla monarchia.
Ora, se qualcuno è in grado di abbattere questo regime senza un’organizzazione e una leadership, senza superare la prova del tempo e del sacrificio, senza pagare qualunque prezzo e senza qualunque sacrificio, noi diciamo “Va bene, va avanti e fai presto!”.
Se qualcuno è in grado di ristabilire la sovranità del popolo senza una storia di lotta contro due regimi, senza tracciare le linee con la dittatura e la dipendenza, senza una resistenza a livello nazionale e la galassia dei suoi martiri, senza sfidare il principio del velayat-e faqih e i falsi moderati, noi diciamo “Avanti e fai presto!”.
Se qualcuno è in grado di abbattere i mullah senza sfidare Khomeini sulla guerra Iran-Iraq, porre fine all’inferno di quella guerra e screditare lo slogan “Liberare Qods passando per Karbala!”. Senza costringere Khomeini ad accettare il cessate il fuoco lanciando 100 operazioni militari, come l’Esercito di Liberazione Nazionale Iraniano che ha catturato la città di Mehran e marciato fino alle porte di Kermanshah e senza rivelare i programmi del regime sulle armi nucleari, sui missili, sugli impianti per la guerra chimica e batteriologica, sì, vai e fai presto.
Se senza denunciare le violazioni dei diritti umani e i crimini commessi dal regime in 64 risoluzioni dell’ONU, senza la campagna per ottenere giustizia per il massacro dei prigionieri politici del 1988, senza la campagna dei sostenitori della resistenza in tutto il mondo e senza insistere sui diritti della nazione iraniana per quattro decenni, senza una piattaforma e i programmi specifici del CNRI e del Governo Provvisorio per il trasferimento della sovranità al popolo iraniano ed infine senza un leader provato, che ha guidato questa lotta feroce per cinque decenni, uno che possa saltare a piedi pari questo cammino e creare in una notte un vero cambiamento, mentre sogna un sostegno straniero, noi diciamo “Vai, a te la palla!”.
Ma lasciatemi dire che questa fantasia è possibile solo con un’occupazione simile a quella irachena, vale a dire attraverso un intervento straniero. Un tale scenario ha già una conclusione prevedibile.
In questi 40 anni, tutti i pretendenti che non sono stati disposti a pagare il prezzo, hanno messo alla prova le loro possibilità. Ma i fatti e l’esperienza hanno dimostrato che questo regime oscuro e malvagio non verrà mai riformato, né diventerà “verde” o “di velluto”.
Il rovesciamento di questo regime richiede inevitabilmente la disponibilità a pagare un prezzo, richiede onestà e sacrificio. Richiede un’organizzazione ed un’alternativa politica forte e ha bisogno di unità di resistenza e di un esercito di liberazione.
Ciononostante, come ha detto Massoud Rajavi valutando le proteste di Gennaio: “Noi non siamo rivali di nessuno che voglia assumere il potere. Ma certamente nessuno può rivaleggiare con il MEK in fatto di onestà, sacrificio e prezzo da pagare”.

Il Fronte di Solidarietà Nazionale per rovesciare la dittatura religiosa

16 anni fa la Resistenza Iraniana ha adottato un piano sul Fronte di Solidarietà Nazionale per il Rovesciamento della Dittatura Religiosa al Potere, dichiarando di essere pronta a collaborare con tutte le forze che vogliono una forma di governo repubblicana, che si impegnano a rifiutare totalmente il regime del velayat-e faqih e che lottano per un Iran democratico, indipendente, basato sulla separazione tra religione e stato.
Negli ultimi quattro decenni il CNRI, al di là della tipica retorica politica, ha pagato un alto prezzo in termini di sangue e patrimonio per ciascuna sua singola dichiarazione, ratifica e impegno.
Noi chiediamo il ristabilimento di una società basata sulla libertà, la democrazia e l’uguaglianza, che si discosti chiaramente dal dispotismo, dalla dipendenza, dalla discriminazione etnica, di genere e di classe. Noi abbiamo difeso e difenderemo la parità di genere, il diritto di scegliere liberamente il proprio abbigliamento, la separazione tra religione e stato, l’autonomia delle varie etnie, pari diritti politici e sociali per tutti i cittadini dell’Iran, l’abolizione della pena di morte, la libertà di espressione, di appartenenza ad un partito, dei media, di assemblea, delle organizzazioni, delle associazioni, dei comitati e dei sindacati.
Il piano in 12 punti del CNRI per l’autonomia del Kurdistan iraniano, approvato e annunciato 35 anni fa, continua ad essere uno degli esempi più esaustivi a livello globale sui diritti delle etnie. Un Iran libero e non-nuclearizzato promuoverà la pacifica coesistenza con i suoi vicini e accoglierà la collaborazione regionale e internazionale.
Questo è il volto dell’alternativa democratica che rifiuta il governo dei mullah o qualunque forma di dittatura.
In questo cammino, il primo passo da fare è trasferire la sovranità al popolo dell’Iran. Contando sul popolo iraniano e su una base popolare, si può impedire il caos e l’insicurezza, salvaguardando l’integrità dell’Iran e degli iraniani, rendendoli una nazione fiera.
Secondo il programma del CNRI, dopo la caduta del regime verrà formato un governo provvisorio che resterà in carica sei mesi, il cui compito primario sarà creare un’assemblea costituente attraverso libere elezioni, con il voto generale, diretto, uguale e segreto. Questa assemblea costituente dovrà redigere la costituzione della nuova repubblica entro due anni e sottoporla al voto. Dovrà anche creare le istituzioni principali della nuova repubblica basandosi sul voto del popolo.

La sovranità violata del popolo iraniano deve essere ripristinata

Noi riteniamo che sia possibile sradicare il problema dei prezzi alti, della povertà, della disoccupazione, degli alloggi fatiscenti, della mancanza di acqua e delle calamità ambientali. Ma prima di qualunque altra cosa, devono essere ristabiliti e reintrodotti i diritti politici calpestati, in particolare il diritto alla sovranità del popolo iraniano. Questo è lo scopo della nostra Resistenza e la ragion d’essere del CNRI.
Ma il regime iraniano ha avuto il massimo beneficio, negando i mezzi di cui godeva questa Resistenza e questa alternativa e utilizzando occidentali compiacenti per reprimere questo movimento.
Perciò, per quanto riguarda l’Iran, senza il riconoscimento della Resistenza e del suo diritto a resistere, i danni che la politica di accondiscendenza ha inflitto al popolo iraniano non potranno essere riparati.
Come abbiamo già dichiarato, e lo ripeto ancora, il compito di rovesciare il regime, di realizzare un cambiamento democratico e di ristabilire un Iran libero, ricade sulle nostre spalle e su quelle del popolo iraniano. Allo stesso tempo, accogliamo con favore qualunque passo indietro da parte dei mullah. Perché mille calici amari servono gli interessi di 1000 Ashraf, o unità di resistenza.
Oggi i figli coraggiosi dell’Iran sono completamente immersi nelle proteste. Saluto le donne coraggiose dell’Iran, che stanno aprendo la via ovunque. Saluto anche i giovani e i membri delle unità di resistenza, che persino in prigionia ribadiscono la loro identità nel PMOI, cosa che terrorizza il regime.

Dare tutto per fare avanzare la rivolta

Io mi rivolgo a voi perché diate sostegno concreto alle proteste. Tutti gli iraniani ovunque si trovino, possono contribuire a portare avanti la rivolta. Anche voi, giovani iraniani che siete presenti qui, potete fare molto. Questo è il nostro impegno e la nostra promessa alla nazione iraniana: porre tutto al servizio delle proteste, dare tutto e sacrificarsi su ogni fronte per portare avanti la rivolta.
Letteralmente ogni momento e ogni secondo con la rivolta e tutti per la rivolta.
Saluto tutti i martiri e i prigionieri coraggiosi, dal 20 Giugno 1981 ad oggi.
Saluto quelle fiamme eterne d’amore, Sediqeh Mojaveri e Neda Hassani, nel 15° anniversario del loro martirio. Possano il loro ricordo e i loro nomi durare per sempre!
Sono ben cosciente che le vostre infinite emozioni sono dirette alla galassia dei martiri della Resistenza e dell’Esercito di Liberazione del Popolo Iraniano, così come a quelli impegnati nelle proteste, nelle unità di resistenza, ai prigionieri risoluti e soprattutto alle vittime del 1988, massacrate nelle carceri del regime 30 anni fa.
Dalla profondità della buia notte fiorisce una rosa certamente l’inverno passerà e l’annuncio della primavera, con migliaia di rose certamente seguirà. Viva la libertà,viva il popolo dell’Iran, viva tutti voi.

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