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Il G7 al capolinea?

giugno 17, 2018 • Politica, z in evidenza

 

Redazione –

Che cosa è il G7, la cui riunione annuale si è tenuta la scorsa settimana in Canada, senza nessun risultato? È il gruppo di quelle che erano le 7 maggiori economie del mondo nel 1973, quando la Lega Araba pose l’embargo sul petrolio nei confronti dei paesi occidentali considerati amici di Israele, dando l’avvio a una lunga impennata dei prezzi dell’energia e alla crisi economica che ne conseguì.

Allora i 7 paesi organizzarono un summit per discutere la questione e cercare soluzioni comuni al problema comune, creando un fronte unitario (peraltro mai realizzato: ogni paese continuò a cercare accordi propri con gli Arabi). Da allora il summit si ripete ogni anno, come tendono a ripetersi tutte le iniziative multilaterali per gestire le quali è creata una struttura burocratica autonoma. Oggi il mercato dell’energia è radicalmente diverso e i 7 paesi non rappresentano più le maggiori economie del globo. Non c’è la Cina, non c’è’ l’India, non c’è la Russia − che per altro ha dichiarato di non aver interesse a partecipare. L’evidente insofferenza di Trump per questo summit, trattato come una inutile perdita di tempo, è sgradevole nella forma, ma è del tutto comprensibile nella sostanza. Dal G7 non è mai uscita nessuna proposta. Quello di quest’anno potrebbe essere l’ultimo summit. Durante la Guerra fredda era una occasione di incontro e di confronto fra capi di stato alleati contro il blocco comunista, perciò poteva avere qualche utilità. Oggi gli interessi e gli equilibri globali sono molto diversi e Trump non ha esitato a dichiararlo apertamente, facendo apparire come sciocchi burattini i capi di stato che vi hanno preso parte con solennità, in primo luogo Trudeau, premier del paese ospite.

 

Si modificherà il WTO?

Durante il G7 di giugno 2018 in Canada i giornali hanno scritto di un possibile accordo di massima fra i partecipanti a modificare le regole del commercio internazionale concordate negli anni ’90, la cui gestione è demandata alle burocrazie del WTO (World Trade Organization). Ma è un organismo multilaterale che oggi gli USA ritengono poco efficiente, perciò lo rimettono radicalmente in discussione. Trump non vuole riforme del WTO, vuole trattive dirette fra stati, non applicazione di norme più o meno desuete attraverso burocrazie terze.

Il WTO fu voluto e promosso dagli USA e dai loro alleati dopo la fine della Guerra fredda. Il suo scopo era integrare le economie povere e arretrate dei paesi ex comunisti nell’economia globale, sotto l’egida finanziaria e giuridica dell’Occidente, per accelerarne lo sviluppo e creare un ambiente economico incline al liberismo. L’accelerazione dello sviluppo e l’integrazione economica è avvenuta sia nell’Europa dell’est che in Asia, le economie della Cina e dell’est Europa hanno fatto passi da gigante in breve tempo, ma il libero mercato globale esiste più nella forma che nella sostanza, perché i governi usano strumenti sociali o regolamenti finanziari e amministrativi interni per ostacolare le importazioni, rubare o sfruttare gratuitamente i brevetti altrui, limitare le possibilità di investimento dall’estero, senza violare le regole del WTO riguardo ai dazi.

Oggi la situazione del commercio fra gli USA e il resto del mondo è quella rappresentata nel grafico a fianco, che mostra il valore dei flussi di import-export degli USA con il Canada e con il Messico (frecce verticali) e i flussi di import-export dei tre paesi del Nord America con il resto del mondo (frecce orizzontali). Come si vede, gli USA importano molto di più di quanto esportino sia nei confronti dei paesi confinanti, sia nei confronti del resto del mondo. Trump è stato eletto per porre fine a questa situazione, che molti Americani delle classi povere avvertono come sfruttamento degli USA da parte del resto del mondo, tanto più che anche per la difesa delle rotte marittime internazionali gli altri paesi spendono pochissimo, lasciando il grosso dell’onere sulle spalle degli Americani.

Agli Americani questa situazione andava bene finché il commercio internazionale si svolgeva tutto in dollari, perché manipolando il valore del dollaro e i tassi di interesse potevano influire sul commercio e sugli investimenti in tutto il mondo, senza bisogno di altri interventi. Ma ora euro e yuan cinese (persino la rupia indiana) vengono usati come valute alternative al dollaro per parti significative del commercio globale, mettendo a rischio il primato del dollaro. Agli Americani la situazione andava bene finché rimanevano di gran lunga i maggiori produttori e venditori di alta tecnologia miliare, dai missili alle portaerei, alle torpediniere, ai cacciabombardieri. Ma ora sia la Russia sia la Cina stanno facendo una seria concorrenza anche in questo agli USA, per non parlare dell’Iran e della Corea del Nord.

Il mondo è cambiato, è cambiato il ruolo degli USA nel mondo, anche gli altri paesi e l’Unione Europa diventano instabili, debbono cercare nuovi equilibri. Come possiamo ripensare la nostra posizione noi Italiani?

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