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L’attacco di Erdogan ai curdi

gennaio 21, 2018 • Medio Oriente, z in evidenza

 

Redazione –

Riceviamo e pubblichiamo:

Il 20 gennaio 2018 l’esercito di occupazione turco ha attaccato il cantone di Afrin e l’area limitrofa con i suoi aerei da guerra.

Durante l’intenso attacco iniziato alle 16:00 e in corso fino a questo momento, sono stati colpiti almeno 100 obiettivi, incluse aree civili, posizioni delle YPG-YPJ e delle Forze Rivoluzionarie.

L’esercito di occupazione continua a colpire aree civili con 72 aerei da caccia. Sono stati presi di mira anche il centro città di Afrin, il campo per sfollati interni di Rubar e alcune istituzioni civili ad Afrin.

Il Comando Generale delle YPG ad Afrin ha affermato che almeno 13 civili sono rimasti feriti, 3 dei quali in maniera grave. 1 combattente delle YPG e 2 delle YPJ e 6 civili hanno subito il martirio in questi attacchi.

Contemporaneamente all’inteso attacco aereo, le truppe dell’esercito di occupazione e i terroristi da loro controllati hanno cercato di attraversare il confine verso Afrin nei villaggi di Kurdo e Balia del distretto di Bilbil. I combattenti delle YPG e delle YPJ hanno respinto gli attacchi immediatamente, i soldati si sono ritirati.

L’esercito occupante turco e i propri terroristi, dopo aver fallito nell’entrare ad Afrin attaccando via terra, provano a spaventare la gente di Afrin e a farla spostare verso le aree in mano all’ESL (Esercito Siriano Libero, N.d.T.). L’attacco della Turchia direttamente contro i civili di tutti i distretti di Afrin mostra chiaramente la loro disperazione contro le forze delle YPG e delle YPJ.

Il Comando Generale delle YPG ad Afrin ha affermato:

Sappiamo che, senza il permesso delle forze internazionali e principalmente della Russia, le cui truppe sono localizzate ad Afrin, la Turchia non può attaccare i civili usando lo spazio aereo di Afrin. Riteniamo, pertanto, la Russia responsabile tanto quanto la Turchia e sottolineiamo che la Russia è complice della Turchia nel massacro dei civili nella regione.

Noi, come Comando Generale delle YPG ad Afrin, affermiamo che la Turchia non può sconfiggere la nostra libera volontà e resistenza con i suoi arei da guerra. Si vede che, fino a questo momento, nessuno è fuggito da Afrin e ha abbandonato la propria patria. Su queste basi, ancora una volta ribadiamo la nostra determinazione a proteggere la nostra terra e il nostro popolo. Le Unità di Difesa del Popolo e le Unità di Difesa delle Donne difenderanno Afrin in qualunque circostanza contro il fascismo turco. Facciamo appello alla nostra gente affinché si unisca ai ranghi della difesa.”

Attacchi aerei della Turchia colpiscono Afrin, una città curda nel nord della Siria, uccidendo e ferendo molti civili. Non solo curdi, anche cristiani, arabi e tutte le altre entità in Afrin sono sotto un pesante attacco della Turchia .L’aggressione turca contro i popoli di Afrin è un crimine contro l’umanità; non diverso dai crimini commessi dall’ISIS. Iniziare un attacco militare in una regione che non ha ha attaccato è un crimine di guerra

Jet turchi hanno preso di mira 100 obiettivi in aree civili a Afrin e sono rimasti uccisi almeno 6 civili e 1 combattente delle YPG (Unità di Difesa del Popolo) e 2 delle YPJ (Unità di difesa delle donne) sono caduti martiri negli attacchi turchi di sabato su Afrin. Come risultato dell’attacco sono rimasti feriti anche diversi civili.

L’esercito turco invasore ha condotto attacchi aerei su Afrin con l’approvazione della Russia intorno alle 16:00 di sabato pomeriggio. Gli attacchi da parte di 72 jet da combattimento hanno colpito il centro di Afrin, i distretti di Cindirêsê, Reco, Shera, Shêrawa e Mabeta e il campo profughi Rubar. Il campo profughi di Rubar nel distretto di Sherawa di Afrin è abitato da oltre 20.000 rifugiati dalla Siria. L’esercito turco invasore, dopo un fallito tentativo di attaccare via terra, cercano di intimorire la popolazione di Afrin e espellerla verso aree tenute dall’ESL e dalla Turchia.

Il conflitto interno in Siria, che dura da sette anni si è trasformato in una guerra internazionale che è risultata nell’uccisione di migliaia di persone e ha creato milioni di profughi, si stava quasi avvicinando a una conclusione. Il governo turco sotto la guida di Recep Tayyip Erdogan, insieme a Al Qaeda (Heyet Tahrir El Şam), ISIS e con altri gruppi Salafiti ora ha iniziato un’operazione militare verso Afrin, una città curda (cantone) nel nord della Siria. Questo significa un nuovo sanguinoso conflitto che trascinerà la regione in una nuova catastrofe, infliggendo fame, uccidendo altri bambini, espellendo la popolazione locale e creando un’altra crisi umanitaria. In base alla legislazione internazionale questa azione è definita “operazione per l’invasione”.

Né il cantone di Afrin, né le altre regioni del nord della Siria hanno mai attaccato o minacciato di attaccare la Turchia o altre regioni curde del nord della Siria. Di fatto la Turchia ha costantemente minacciato e attaccato villaggi e località per diverse volte negli ultimi anni. La definizione giuridica delle azioni della Turchia in base alla legislazione internazionale è definita “attaccare un Paese sovrano”, invasione del loro territorio e assolto non provocato sui suoi civili. Iniziare un attacco militare contro un Paese che non ti ha attaccato è un crimine di guerra.

L’aggressione della Turchia contro i curdi a Afrin è un palese crimine contro l’umanità; non diverso dai crimini commessi da ISIS. L’ONU e la Comunità Internazionale hanno un obbligo morale e di solidarietà per proteggere il suo più affidabile partner nel difendere l’umanità e nella lotta per la democrazia.

E’ necessario che tutte le aree democratiche e all’opinione pubblica di esprimano solidarietà con il popolo curdo e gli altri popoli della regione e di protestare e condannare l’invasione genocidi della Turchia. Le Nazioni Unite, alla Comunità Internazionale e alla colazione globale anti-ISIS dovrebbero entrare in azione per fermare immediatamente questi attacchi. Questi attacchi sono diretti contro centinaia di migliaia di persone a Afrin, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite  in azione al più presto per formare zone di sicurezza nel nord della Siria o all’Est del fiume Eufrate e nelle zone occidentali. Questo porterà ad una soluzione della crisi siriana all’interno della cornice di una legittimità internazionale
Il silenzio della comunità internazionale di fronte a questi attacchi legittimerà una pesante violazione dei diritti umani fondamentali.

 

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