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Presidenziali francesi, la fine dei partiti tradizionali

aprile 24, 2017 • Europa, z in evidenza

di Tullia Penna – Inviata a Parigi –

 Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi conferma le teorie più recenti degli esperti di teoria politica: l’epoca dominata dai partiti tradizionali sta volgendo al termine. A confermare quest’idea sono i risultati riportati dai candidati del Parti socialiste (PS) e de Les Républicains (LR), partiti storici francesi.

Il primo è Benoît Hamon, autentico agnello sacrificale posto sull’altare del PS in seguito alle primarie svoltesi il 29 gennaio 2017. Un candidato cauto e poco dedito ai proclami, certamente consapevole dell’impresa impossibile assegnatagli. Anche per questo è il primo a esprimersi in seguito alla pubblicazione delle prime proiezioni (sono le 20 in punto) e a sottolineare la necessità di riflettere sulla scomparsa del PS in queste elezioni (quando pronuncia il discorso la percentuale dei voti è del 6.2%, chiuderà con il 6.3%). Senza esitazione alcuna, prima di concludere, invita i propri elettori a sostenere Emmanuel Macron al secondo turno. Sulla medesima linea di supporto si porranno, nel corso della serata, il Primo ministro, Bernard Cazeneuve e il presidente uscente, François Hollande. Fonti vicine a quest’ultimo parlano di una telefonata di congratulazioni a Macron e della promessa di formulare un vero e proprio appello al voto a inizio settimana.

 

Il candidato dei LR, François Fillon, è l’altro grande sconfitto di questa tornata elettorale (19.9%). Quando prende la parola, non si esime dal riconoscere le proprie responsabilità, legate specialmente al caso giudiziario che ha travolto lui e la consorte. L’indagine tuttora in corso verte sulla possibilità che Penelope Fillon abbia infatti percepito una retribuzione come assistente parlamentare del marito, pur non avendo realmente ricoperto quell’incarico. In ogni caso, Fillon si sforza evidentemente in due occasioni: la prima è quando si trattiene dal cadere nell’autovittimisto, mentre la seconda è quella in cui giunge a pronunciare l’appello al voto per Macron al secondo turno. La riluttanza è innegabile, ma il timore della vittoria di Marine Le Pen al secondo turno la supera.

Un discorso a parte meritano i candidati degli estremi: Le Pen con il Front National (FN; 21,4%) a destra e Jean-Luc Mélenchon per France Insoumise a sinistra (19.6%). Entrambi raggiungono un risultato storico e si dimostrano i prescelti degli strati sociali più in difficoltà, venendo votati maggiormente in quelle aree dove il tasso di povertà è più alto. Mélenchon conquista le regioni dell’Occitanie e della Nouvelle-Aquitanie, ottenendo ottimi risultati anche nel Nord-Pas-Calais. Nella Francia d’oltremare domina in Guyane, Martinique, La Réunion e Sain-Pierre-et-Miquelon. Il candidato di estrema sinistra va in diretta TV verso le 22, ma preferisce rimanere prudente e invita allo stesso atteggiamento tutti i sostenitori, data la provvisorietà dei dati. Circa il secondo turno non si pronuncia, rinviando ogni considerazione al momento in cui i dati saranno definitivi. Sempre nella sinistra estrema, a dichiarare sin da subito il rifiuto di supportare Macron sono Philippe Poutou (Nouveau Parti Anticapitaliste) e Nathalie Arthaud (Lutte Ouvrière).

Le Pen, tuttavia, è divenuta l’opzione anche di una fetta più che benestante della popolazione, aggiudicandosi numerosissime regioni. Prende la parola quando sono da poco passate le 21 e ringrazia accoratamente i propri elettori, spronandoli a dare il tutto per tutto per il proprio Paese. A essere in gioco al secondo turno, secondo lei, è la sopravvivenza stessa della Francia, in virtù della quale è necessario “liberare il popolo francese tutto”.

Ultimo in ordine di apparizione sugli schermi televisivi, ma primo in questa corsa elettorale (23.9%), risulta Emmanuel Macron. Trentanove anni e un passato nel PS, Macron si è dimesso da Ministro dell’economia nell’agosto scorso e si è successivamente candidato indipendentemente alle presidenziali. Il suo è il discorso più atteso (arriva intorno alle 22.30) e più lungo della notte elettorale, nonché unico a chiamare in causa l’elemento emotivo, riferendosi alla moglie Brigitte, “senza la quale nulla sarebbe stato possibile”. Il riferimento è forse anche un segnale lanciato agli avversari, che in più riprese nel corso della campagna elettorale hanno reso oggetto di scherno la forte differenza d’età tra i due, nonché il fatto che Brigitte Trogneux sia un ex professoressa di Macron. Il vincitore di questo primo turno, a differenza di Le Pen, si riferisce più volte alla possibilità di essere il prossimo Presidente della Repubblica, rianimando sempre più la sua platea e portandola a volgere lo sguardo a una Francia più coesa.

Il ballottaggio tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen è previsto per il 7 maggio, con la campagna elettorale ri-aperta fino alle 23.59 del 5 maggio.

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