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dedicato a Shaimaa el Shabbagh

gennaio 27, 2015 • Comunicati Stampa

 

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di Marco Brunazzi

Di lei resteranno le ultime immagini struggenti, moribonda tra le braccia disperate del marito. Il bel viso rigato di sangue. E dopo, l’abbandono ormai inerte alla morte, con quella mano che si inarca in un estremo addio alla vita.

Così è stata uccisa dalla polizia del regime militare egiziano, Shaimaa, una giovane donna di 32 anni, attivista del piccolo partito Alleanza Popolare Socialista. In piazza Tahrir, per ricordare le vittime della rivolta di quattro anni fa, portava fiori insieme ai suoi compagni e più indietro uno striscione che non parlava di religione, perchè loro sono laici e socialisti, ma diceva semplicemente quello che da oltre un secolo i poveri e gli sfruttati del mondo hanno innalzato contro le fucilate e le cannonate di ogni repressione: “pane giustizia lavoro”.

Shaimaa era anche una poetessa. Di lei ho letto una poesia, scritta quasi con la stessa lieve ironia, sospesa serena sulla luce ferma del mondo, come quelle che hanno reso famosa la grande Wislawa Szymborska. Era dedicata alla sua borsa smarrita. Ora anche lei è smarrita per sempre e nell’immensa scena cruenta e indifferente del mondo resterà per sempre quella piccola assenza. Perché sono assenze come quella di Shaimaa che rendono il mondo sempre meno umano.

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