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Rimbaud, genio poetico fra sensibilità e spietatezza

novembre 15, 2021 • Paralleli, Uncategorized, z in evidenza

 

di Roberto Zadik –  

E’ ancora oggi difficile, a 130 anni dalla sua morte, lo scorso 10 novembre, stabilire se sia stata più intensa  e disperata la sua poesia o la sua vita, ma sicuramente il poeta  Jean Arthur Rimbaud è stato un personaggio estremo e senza dubbio geniale.

Un veggente vizioso, un adolescente indomabile e vagabondo, figlio discolo come Jim Morrison che dichiarò di esserne un ammiratore, di un ufficiale dell’esercito e di una madre bigotta che cercava di soffocarlo con cure e ossessioni dopo l’abbandono paterno.

Rimbaud diede tutto il suo meglio negli anni dell’adolescenza e della prima giovinezza sfoderando doti di poeta visionario pioniere di una forma poetica talmente innovativa da inaugurare la poesia novecentesca mezzo secolo prima.

Nella sua esistenza tumultuosa e inquieta Rimbaud rappresentò un caso unico nel suo genere di come  la sua sensibilità enigmatica e elegante espressa in versi splendidi come quelli del Battello Ebbro si potesse trasformare nella  spietatezza del mercante duro e cinico che sarebbe diventato negli ultimi anni della sua breve vita durata solo 37 anni.

Le sue parole preziose scintillano di ribellione, di sentimento, di ricerca spirituale attraverso un “completo e totale sregolamento dei sensi” come predicava mentre fumava e beveva assenzio assieme al suo amico-amante Paul Verlaine come si vede nel bellissimo film del 1995 “Poeti dall’Inferno” che, diretto dalla regista polacca Agnezska Holland,  lanciò Leonardo Di Caprio, grazie ad una interpretazione decisamente di alto livello.

Nato il 20 ottobre 1854 e personaggio ipersensibile, ribelle e selvaggio,   Rimbaud sfidò tutto quello che lo circondava in quei pochi anni di splendore prima dell’abisso letterario e umano che parallelamente lo risucchiarono sempre di più e senza soluzione. In rivolta contro l’ambiente famigliare, le convenzioni e i valori della sua epoca, gli anni di passaggio dal Romanticismo al Decadentismo e attraversato da una brama di vivere senza limiti né restrizioni, si gettava costantemente in nuove avventure, continue fughe e viaggi verso l’ignoto e il baratro fra ricerca del piacere e di ispirazione e fuga dal dolore e dalla monotonia.

Nato nel piccolo paesino di Charleville, che per lui rappresentava un “natio borgo selvaggio” come la Recanati di Leopardi e le cittaidine di Duluth  e Hibbing per Bob Dylan, Rimbaud si rivelò allievo modello ma impetuoso nel comportamento, padroneggiava perfettamente il latino e scriveva e leggeva compulsivamente stringendo amicizia con i suoi insegnanti come il professor Izambard e altri suo colleghi sconvolti fra costernazione e ammirazione.

Premiato con una moltitudine di riconoscimenti, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, preda di entusiasmi e delusioni, l’instabile Rimbaud iniziò intorno ai 18 anni  le sue proverbiali fughe, da Parigi a Bruxelles, sempre in giro e spesso senza soldi e con le tasche vuote e lo stomaco che brontolava per la fame. Sfaccendato, disoccupato, preda delle sue fantasie e dei suoi umori saltellanti, determinante per la sua carriera e la sua vita privata fu l’incontro con Paul Verlaine, con il quale visse una turbolenta e violenta storia d’amore, malgrado la differenza d’età di dieci anni e di estrazione sociale.

Una relazione inizialmente professionale in cui si scambiavano versi e opinioni intellettuali, che poi sfociò in una scandalosa e tempestosa relazione amorosa, amcora più imbarazzante perché Verlaine era sposato e la moglie aspettava un figlio mentre Rimbaud era ancora un teen ager.

Il periodo parigino fu estremamente fertile a livello letterario e legandosi sempre di più a , conobbe il mondo letterario della capitale francese con cui ebbe un rapporto estremamente intenso ma complesso e polemico come la sua personalità spesso trasgressiva, eccentrica e egocentrica. Da quel momento  iniziarono viaggi in giro per l’Europa, vissero a Londra e Rimbaud continuava scrivere, poesie brevi e incisive come L’Eternità “in cui sole si scioglieva nel mare”.

Era il 1872 e aveva solo 18 anni mentre il suo amico 28enne era stato lasciato dalla moglie. Oltre alle raccolte di versi Le Illuminazioni e Ultimi versi, da segnalare Una stagione all’Inferno che rappresenterà il suo vertice creativo ma anche la sua ultima opera . A 20 anni aveva smesso di scrivere e non sapeva nemmeno lui cosa fare e dove andare.  Viaggi, ricerca di una sorta di stabilità e di trasformazione, fino alla carriera militare che ne inasprì e ne indurì terribilmente il carattere.

Negli ultimi anni della sua vita era totalmente cambiato, la durezza aveva sostituito i sogni e la sua bellezza delicata ornata da capelli castano chiari e occhi azzurri luccicanti di sensibilità e brillantezza era diventata una smorfia austera e consacrata al mercato africano come abile mercante di armi e si dice di schiavi. Diventato finalmente ricco dopo anni di difficoltà e traversie, grazie alla sua tenacia, all’ abilità negli affari e alla conoscenza delle lingue straniere  ma impoverito e svuotato interiormente, voleva stabilirsi in Africa, disperdere le sue tracce ma il suo ginocchio si stava aggravando sempre di più.

Estremamente drammatici furono gli ultimi mesi della sua vita, morì in seguito a una cancrena derivata  dall’amputazione della gamba, soffrendo per giorni a Marsiglia. Uno dei suoi professori disse “farà una brutta fine” e questa profezia si avverò tragicamente. Ma la sua ricerca di verità, infinito e sublimazione lo consegnarono all’Eternità, la sua originale e selvaggia purezza vibrano ancora oggi in ogni sua parola emozionando e coinvolgendo ancora oggi chiunque si avventuri nella lettura delle sue indimenticabili poesie.

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