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Battaglia di Lepanto e la secolare contrapposizione tra Islam e Cristianità

ottobre 10, 2021 • Agorà, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Il sette ottobre ricorreva l’anniversario di uno degli scontri decisivi della secolare contrapposizione tra Islam e Cristianità, tra Asia ed Europa. Si tratta della Battaglia di Lepanto.

Nel 1570, i turchi musulmani dell’Impero ottomano invasero l’isola di Cipro, saccheggiarono la città di Nicosia e assediarono quella veneziana di Famagosta, inducendo Papa Pio V a formare una Lega Santa di monarchie e stati cattolici, riuniti sotto le insegne pontificie.

A colpire i cristiani fu la brutalità dei musulmani. Il comandante ottomano Alì Pasha – noto come Müezzinzade, “figlio di un muezzin”, a causa del suo pio passato – dopo aver promesso un salvacondotto ai difensori di Famagosta, lasciò che questi fossero massacrati. Alì Pasha si accanì contro Marcantonio Bragadin, il comandante del forte, a cui fece mozzare naso e orecchie.

Bragadin rifiutò di convertirsi, dunque fu appeso all’albero della propria nave e schernito: “Guarda se puoi vedere la tua flotta, grande Cristiano, se puoi vedere i soccorsi venire a Famagosta”. Infine, dopo atroci torture, venne scuoiato vivo nelle piazza della città occupata a tradimento. La sua pelle venne poi imbottita di paglia, ricucita in una macabro pupazzo e fatta sfilare per le strade.

La notizia di questa e di altre atrocità, in particolare la notizie delle profanazioni delle chiese di Cipro e di Corfù, fecero infuriare i comandanti della Lega Santa che, sotto la guida di Don Giovanni d’Austria, stavano veleggiando verso Cipro. Il 7 ottobre 1571, al largo della costa occidentale della Grecia, nei pressi di Lepanto, la flotta cristiana e quella musulmane si scontrarono in una battaglia sanguinosa e imponente. Un osservatore del tempo, narra scene apocalittiche:

“La furia maggiore della battaglia durò quattro ore e fu così sanguinosa e orrenda che il mare e il fuoco sembravano una cosa sola, molte galee turche bruciavano fino all’acqua, e la superficie del mare, rossa di sangue, era coperta di cappotti, turbanti, faretre, frecce, archi, scudi, remi, casse e altri bottini di guerra, e soprattutto di molti corpi umani”.

Alì Pasha venne decapitato e la sua testa issata su una picca. La morte del comandante demoralizzò le truppe musulmane che iniziarono la ritirata. Fu una vittoria cristiana ed europea, per la quale si rallegrarono tutti: cattolici, protestanti e ortodossi. Si trattò, soprattutto, di una vittoria sul piano psicologico. Dopo decenni di inarrestabile espansionismo islamico, i nemici della Cristianità furono sconfitti, ma non in modo definitivo.

“Nel lottare contro di voi Cipro, vi abbiamo tagliato un braccio, – dissero gli ottomani all’ambasciatore veneziano un anno dopo – nello sconfiggere la nostra flotta ci avete rasato la barba. Un braccio una volta tagliato non ricrescerà, ma una barba rasata ricresce”.

Miguel Cervantes, il padre del colorito Don Chisciotte, che combatté a Lepanto, dichiarò: “Quel giorno fu così felice per la cristianità, perché tutto il mondo apprese quanto fosse stato sbagliato credere che i turchi fossero invincibili per mare”. Quella di Lepanto fu una vittoria morale, segnò l’inizio di una riscossa che si concluse solo cento anni dopo, con la Battaglia di Vienna del 1683.

La vicenda di Lepanto smantella il mito dell’Europa prevaricatrice e colonialista, dato che, per secoli, visse sotto la minaccia del mondo musulmano e suggerisce di non fidarsi dei leader islamici. La Turchia attuale, islamista e imperialista, non è diversa dall’Impero ottomano sconfitto dai cristiani e il presidente Erdoğan assomiglia ad Alì Pasha.

Mentre la civiltà cristiana ha perso i suoi connotati religiosi e morali, il mondo musulmano è rimasto ancorato ai propri valori storici e tradizionali e, oggi, torna a minacciare un Occidente disarmato, privo di insegne sotto le quali riunirsi. Oggi come allora: è la nostra debolezza la loro forza.

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