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Talebani, storia di un ritorno annunciato

agosto 19, 2021 • Medio Oriente, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

La guerra in Afghanistan è stata la più criticata della storia eppure, negli ultimi vent’anni, le truppe euroamericane hanno tenuto a bada i talebani e altre forze islamiste. Con il ritiro della missione americana, che si concluderà a fine agosto, i guerriglieri della jihad torneranno padroni del paese. Secondo i servizi segreti statunitensi, Kabul sarà occupata entro tre mesi dal ritiro. Un momento che i talebani attendevano da due decenni.

Sebbene l’aeronautica a stelle e strisce continuerà a bombardare le postazioni islamiste, e l’India abbia annunciato l’invio di milizie armate a sostegno dell’esercito afghano, la vittoria dei combattenti di Allah sembra inevitabile.

Pochi giorni fa, i talebani hanno conquistato Zaranj, città capoluogo della provincia di Nimruz e importante valico di confine con l’Iran. Il regime di Teheran non tarderà a supportare con armi, combattenti e denaro i nemici dei suoi nemici.

Come ha ricordato Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, un Afghanistan nuovamente in mano ai talebani diventerà un fondamentale alleato della Cina che, in tempi recenti, ha ricevuto festosa una delegazione di ṭālebān. Il paese centroasiatico diventerà parte dell’asse sino-islamico che già coinvolge il Pakistan, il Sudan e l’Iran. 

Sebbene l’alleanza tra Cina e parte del mondo islamico non sia coerente da un punto di vista ideologico: primo, perché l’Islam non potrà mai convivere con il mosaico di ateismo e confucianesimo cinese; secondo, perché la Cina sta tentando di sterminare i turcofoni uiguri musulmani dello Xinjiang, essa ha una sua ragionevolezza geopolitica.

I cinesi e i fondamentalisti islamici, infatti, hanno il medesimo nemico: l’Occidente liberale. Non bisogna neppure dimenticare che la Cina necessita del petrolio dei paesi islamici e delle materie prime africane; mentre Pakistan e Iran abbisognano della tecnologia cinese, soprattutto in ambito nucleare.

La Cina sfrutterà l’avanzata dei talebani per ritagliarsi uno spazio in Afghanistan, proprio come da anni fiancheggia l’islamismo in funzione antioccidentale. L’Europa avrà vicino a sé nuovi nemici, che si aggiungono alla minacciosa Turchia e a una Russia sempre più strettamente legata al gigante asiatico.

Da anni, Mosca e Pechino collaborano su tutti i fronti: politico, militare ed economico. Già nel 2001, a due mesi dall’attentato dell’Undici settembre, Cina e Russia firmarono un trattato di difesa reciproca.

Inoltre, il ritorno dei talebani al potere provocherà una fuga di massa dall’Afghanistan che, ovviamente, si riverserà sull’Europa, minandone la stabilità. Un’ondata migratoria che potrà essere usata dai talebani come arma politica, sulla scia di quanto fatto da Erdoğan.

Nuove minacce si allungano su un Vecchio continente fiacco e senile, della cui tenuta non possiamo più essere certi.

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