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La distruzione della “Coscienza sociale”

agosto 1, 2021 • Cultura e Società, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

In tanti hanno riportato le affermazioni di Vera Sharav, ebrea sopravvissuta alla Shoah, sui paralleli tra le attuali norme sanitarie e le misure adottate dal regime nazista. Sono frasi che inquietano: 

“Il sistema nazista ha distrutto la coscienza sociale in nome della salute pubblica. Le politiche sanitarie coercitive hanno violato i diritti civili e umani individuali. La propaganda nazista usava la paura delle epidemie infettive per demonizzare gli ebrei come portatori di malattie che rappresentavano una minaccia alla salute pubblica. Sono la paura e la propaganda le armi psicologiche che i nazisti hanno usato per imporre un regime genocida. E oggi alcuni cominciano a capire perché il popolo tedesco non si è ribellato. La paura ha impedito loro di fare la cosa giusta”. 

La Sharav non è una vecchia pazza e reazionaria, proprio come non lo era Oriana Fallaci quando si oppose all’eutanasia e alla fecondazione assistita. 

Marcia Angell, docente presso la Harvard Medical School di Cambridge, nel Massachusetts, ed ex editore del New England Journal of Medicine, ha descritto la Sharav con questi termini: “Iperbolica, ma anche se a volte fa delle deviazioni, fornisce sempre le prove delle sue opinioni”. 

Nel 1994, dopo che suo figlio, affetto da schizofrenia, era stato curato con clozapina per diversi anni, subì una reazione fatale al farmaco, chiamata sindrome neurolettica maligna. Effetto collaterale del quale non era stata informata, da allora si batte per il consenso informato in ambito medico e la tutela dei diritti dei malati. 

Una vicenda che ricorda quella di Giorgio Tremante, che vide morire due dei suoi quattro figli a causa della vaccinazione antipolio, mentre un terzo rimase gravemente invalido. Alla tragica vicenda umana si affiancarono gli strascichi legali. Le cartelle cliniche presentate dall’ospedale erano difformi da quelle che aveva fotocopiato. Solo nel 1995 si vide riconosciuto dallo stato il nesso di causalità del danno patito sottoponendo i figli alle vaccinazioni obbligatorie.

Nel 2001, Vera Sharav ha fondato l’Alliance for Human Research Protection (AHRP), con lo scopo di difendere la dignità umana da pratiche e sperimentazioni potenzialmente lesive e inumane. Inoltre, si pone come obiettivo quello di rendere i malati pienamente consapevoli dei rischi a cui vanno incontro sottoponendosi a cure sperimentali e a terapie invasive.

Oltre a ciò, Sharav ha denunciato un esperimento che sperimentava farmaci per l’HIV sui bambini del sistema di affidamento di New York, e ha contribuito a far naufragare un piano di ricerca del governo americano che avrebbe pagato 970 dollari a famiglie a basso reddito della Florida per testare l’esposizione dei loro figli ai pesticidi domestici. Ha fatto pressione sui National Institutes of Mental Health affinché rivedesse i protocolli sanitari di dozzine di studi psichiatrici al fine di proteggere meglio i pazienti.

Le parole della Sharav, assai dure verso la gestione della pandemia, hanno spinto molti “debunker” di professione a tentare di minarne la reputazione, arrivando a mettere in dubbio persino il suo passato di perseguitata. Hanno persino rispolverato il suo iniziale sostegno ad Andrew Wakefield, il medico che, falsificando dei dati, sostenne l’esistenza di un legame tra vaccini e autismo. All’inizio della truffa, Wakefield incassò il sostegno di molti autorevoli giornalisti, tra i quali Melanie Phillips. Si tratta di una piccola macchia su una carriera onesta e coraggiosa. 

Il lavoro della Sharav è utile di questi tempi, perché si propone di far crollare la maschera filantropica addossata alle industrie farmaceutiche e ai medici. La corporazione medica, fin dai tempi di Joseph-Ignace Guillotin, non lavora solo ed esclusivamente per il bene dell’umanità, ma spesso si sottomette a imperativi di natura politica o economica. La Sharav, infatti, ha ricordato che:

“Ciò che distingue l’Olocausto da tutti gli altri genocidi di massa è il ruolo centrale che ha avuto l’establishment medico. Ogni passo del processo genocida è stato approvato dall’establishment medico accademico e professionale”.

Di fronte all’avanzare di una tecnocrazia scientista, imprudente, incapace di definire l’essere umano se non in termini di carica virale e numero di vaccinazioni, è più che mai indispensabile opporre una razionalità prudente e attenta a tutte le dimensioni della persona umana.

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