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Hemingway a 60 anni dalla morte, leggendario scrittore e cronista

luglio 3, 2021 • Paralleli, z in evidenza

di Roberto Zadik –

Sono passati sessant’anni da quando in quel torrido 2 luglio 1961 il grande scrittore, pugile, cacciatore e playboy Ernest Hemingway si tolse la vita con il botto di un colpo di fucile a nemmeno tre settimane dal suo sessantaduesimo compleanno che sarebbe stato il 21 luglio. La sua morte impetuosa e imprevedibile come la sua personalità fu un pugno nello stomaco non solo per la letteratura americana ma per il mondo culturale in genere, dieci anni prima e lo stesso giorno della strana morte di un’altra icona americana come la rockstar Jim Morrison.

Ma come mai Hemingway si suicidò e perché fu così importante? Audace e burbero, sornione e asciutto nei modi e nello stile letterario, valoroso autista di ambulanze nella Prima Guerra Mondiale e grintoso cronista di guerra per varie testate come il “Kansas city star” dove inizia a maneggiare la penna a soli 18 anni nel 1917, Hemingway fu un personaggio davvero unico. 

Molto coraggioso  e  impulsivo ma al tempo stesso fragile e perennemente tormentato egli descrisse la guerra come pochi altri, tingendola di interiorità e introspezione ma con quel modo di scrivere essenziale, a volte impersonale che sapeva sorprendere con frasi estremamente toccanti ma al tempo stesso sobrie e brevi. Scrivere era la sua vocazione e la sua ossessione, adorava l’Italia tanto da ambientarci uno dei suoi romanzi più celebri come “Addio alle armi” del 1929 che narra del conflitto di Caporetto e della tragica vicenda del protagonista Frederic Henry che intesse una storia d’amore con l’infermiera dell’ospedale dove viene ricoverato ferito.

Trasposizione estremamente autobiografica della relazione fra il giovane Hemingway e Agnes Von Kurowsky è uno dei più grandi successi dello scrittore che passa alla storia per altri testi indimenticabili come “Per chi suona la campana”.  Uscito nel 1940, circa dieci anni dopo, il testo racconta la Guerra Civile spagnola attraverso lo sguardo intenso del cronista di guerra Robert Jordan. Hemingway con la sua prosa tagliente e rapida  si immerse nelle atrocità della guerra, nelle correnti della sua vita avventurosa e instabile, con tutto sé stesso rivelandosi estremamente originale per l’epoca per la maniera realista e amara con la quale descrive i suoi “antieroi”, per quel misto di autobiografia e distacco da cronista che caratterizzava i suoi romanzi e per la varietà di trame e emozioni che la sua immaginazione riuscì a creare senza mai però staccarsi troppo dalla sua realtà.

Rigoroso nel suo mestiere di scrittore, preciso, stringato e coinvolgente, la personalità di Hemingway fu estremamente complessa. Egli oscillava fra disciplina e edonismo, fra desiderio costante di rischiare anche la vita per inseguire l’emozione e autocontrollo e riservatezza, nella costante dedizione non solo allo scrivere ma anche allo sport, era abile pugile, a caccia e pesca insegnati dal padre e a continui viaggi non solo in varie città americane, ma anche nella sua adorata Italia, a Parigi , a Cuba e  in Spagna.

Attratto dall’avventura e dalla solitaria esplorazione del mondo, Hemingway si imbarca in varie peripezie e scorribande, si appassiona all’Africa scrivendo pagine splendide come “Verdi colline d’Africa”, cambia diverse donne, dall’infermiera Agnes von Kurdorsky, alla giornalista Martha Gellhorn, sposandosi ben quattro volte. Ha vissuto con inquietudine una vita piena e appagante, Ernest Hemingway, segnata da passioni, pistole, bombe, romanzi, viaggi e dalle due Guerre mondiali, la Prima e la Seconda così come da una trasferta cubana alla quale dedica una delle sue opere più riuscite, come il romanzo intimista e  poetico “Il vecchio e il mare” con cui sorprende e incanta pubblico e critica. Ma la sua fine sarà davvero devastante.

Consumato da sé stesso e dalla sua perenne insoddisfazione nonostante i successi ottenuti e le tante avventure e conquiste, a sessant’anni si sente già vecchio e completamente svuotato e decide di togliersi la vita con quel suo inseparabile fucile con cui andava assieme al padre a caccia nei boschi a caccia di prede e di emozioni forti. Addio Ernest Hemingway scrittore che ha raccontato vari luoghi del mondo, con intensità e efficacia diventando voce della “generazione persa” in cerca di valori e convinzioni per sopravvivere alle tante crisi di ieri e di oggi. 

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