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25 aprile e fascismo sanitario, la strana coppia

aprile 25, 2021 • Politica, z in evidenza

di Stefano Bonacorsi –

Mai come in questo momento c’è da riprendersi le piazze, e pazienza se qualcuno ci canterà “Bella Ciao” a squarcia gola. Ora più che mai, proprio perché è della nostra libertà che si parla, è necessario resistere, quando non combattere, con le armi che abbiamo: informarci, approfondire e discutere, magari litigare, ma non rinunciare a ragionare.

Occorre girare con la Costituzione in tasca per combattere questo fascismo sanitario, questo comunismo a colori, il dirigismo con Netflix attorno.

Occorre trasformare ogni piazza d’Italia in una Tien An Men, perché nessuno manderà i carri armati, nessuno avrà il coraggio di sparare su una folla che chiede solo di tornare a vivere.

Ma dov’è finita la prevenzione? Perché dopo 15 mesi di pandemia o presunta tale, non si è trovato il modo di potenziare seriamente il trasporto pubblico, cooperare con quello privato, ampliare e mettere in sicurezza scuole che al primo terremoto crollano e invece oggi sono vuote perché s’è pensato a banchi a rotelle, anziché far girare i criceti nel cervello?

Perché in adolescenza mi hanno letteralmente terrorizzato col rischio dell’hiv, dell’aids, delle malattie sessualmente trasmesse e oggi, due ragazzini non possono baciarsi su una panchina perché si calano la mascherina?

Perché dobbiamo leggere strazianti lettere di studenti delle superiori, espropriati di futuro e speranza, colpevolizzati oltre ogni limite e lasciati allo sbando, dopo che per anni ci hanno fatto una testa così sull’abbandono scolastico, il pericolo del lasciare i giovanissimi da soli, lo smarrimento adolescenziale e quant’altro?

Dove sono finiti gli Ayatollah della Costituzione, quelli buoni a negare un referendum sulla legge elettorale, ma inermi nel veder violati sistematicamente: l’articolo 4 (diritto al lavoro), l’articolo 13 (inviolabilità della libertà personale), il 14 (inviolabilità del domicilio), il 16 (libertà di circolazione e soggiorno, il 20 (divieto di discriminazioni), il 21 (libertà di pensiero e di stampa), il 32 (diritto alla salute), il 33 (diritto all’istruzione) e il 120 (divieto alle regioni di adottare provvedimenti che ostacolino la circolazione delle persone)?

E’ l’ora di riprendersi le piazze prima di vedere dei nuovi piazzali Loreto, prima di vedere che sì, le leggi sono fatte per essere dai più eluse, ma arriverà il momento che non si riuscirà più a dire che le proteste sono di pochi facinorosi, non si potrà più dire che ci sono infiltrati e nemmeno che si tratta di una minoranza sparuta.

E’ l’ora di ripensare tutto il sistema, perché se è vero che non potremo più riavere la stessa vita di prima, è altresì vero che non dobbiamo nemmeno sottostare ad un incubo irrazionale come quello che stiamo vivendo.

E’ l’ora di prendere a calci nel sedere i politici, a partire dai sindaci passacarte, più impotenti dei medici di famiglia tra i quali almeno, alcuni coraggiosi, hanno cercato di creare protocolli efficaci contro il Covid. Invece abbiamo assistito a un esercito di cagasotto, incapaci di tutelare i loro cittadini da abusi e soprusi di stato: ne avessi sentito uno dire “no, nel mio comune non ci sarà coprifuoco, né didattica a distanza”.

Ne avessi sentito uno provare ad adottare uno schema coraggioso, perché un comune di tremila abitanti non è un sobborgo di Milano, e far prevalere la paura, quando un paese piccolo, con un piccolo cinema, una palestra e tre bar, avrebbe potuto continuare a vivere, magari in modo diverso, ma vivere;  vuol dire non avere non solo coraggio, ma nemmeno empatia nei confronti dei propri elettori.

E’ ora di riprendersi il Paese, non in maniera subdola all’Italiana, ma sul serio. Non ignorando il coprifuoco o diventando i furbetti del pass regionale, magari confidando nella tolleranza di chi controlla.  Occorre una presa di coscienza pacifica e civile, uscire e invadere le piazze, bivaccando magari, ma dalle 21 e 59, in tutte le piazze d’Italia, dalla più sparuta parrocchia di montagna fino alle piazze delle grandi città.

Occorre rifiutare il coprifuoco, rifiutare il pass regionale, rifiutare l’obbligo vaccinale facendo valere la Costituzione e chiedendo a gran voce maggiori misure preuzionali in termini di strutture ospedaliere, scuole e trasporti.

La libertà ce la possiamo riprendere solo così. Non facciamoci ingannare dalle concessioni, perchè quello che dicono di concederci, sono nostri diritti stabiliti ormai da 75 anni.

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