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Intellettuali, statali e parastatali alla Corte di Re Artù

aprile 7, 2021 • Cultura e Società, z in evidenza

di Stefano Bonacorsi –

Dove siete, partigia di tutte le valli? O dovrei dire, passando da Primo Levi a Fabrizio De André, dove siete, intellettuali d’oggi, idioti di domani? Dove siete mentre i vostri ristoratori preferiti, quelli dove consumavate il vostro lauto pasto pagato dal teatro di regime, sono in piazza a implorare di poter lavorare? 

Sì dove siete voi, che quando impazzava il G8 vent’anni fa, eravate pronti a dire ogni nefandezza contro lo Stato Boia, carnefice e fascista? Dove siete adesso che i vostri personal trainer muoiono schiantati dalla fatica del sopportare non i pesi in palestra, non le vostre petulanti lezioni di vita, ma l’incertezza del domani?

Dove siete, ora che i vostri confortevoli teatri a posto fisso, quelli alimentati dal Fondo unico dello spettacolo, quelli pilotati da fondazioni politiche che mettono in cartellone gli amici degli amici, sono chiusi, e con loro sono chiuse le vite di tecnici, maschere, promoter, costumisti, truccatori, bigliettai e tutta quella gente che non si vede quando voi state a farvi il bagno di folla?

Dove siete ora, che davvero monta una protesta per fame, ora che occorrerebbe una locomotiva come una cosa viva lanciata a bomba contro l’ingiustizia di chiusure che non hanno il benché minimo basamento scientifico?

Dove siete ora che il vostro sciatto spettacolino si è ammosciato sui social, ora che i vostri mecenati, che altro non sono che avanzi di lottizzazione, si sono girati dall’altra parte in virtù di chissà quale tornaconto?

Che ne è delle vostre chitarre, delle vostre poesie, dei vostri monologhi che erano buoni quando c’era da fare i fenomeni sul palco del 1 maggio o davanti ai cancelli di Mirafiori? Che ne è del teatro civile, serio, impegnato, ora che servirebbero manifestazioni di solidarietà per quel popolo di cui vi riempite la bocca, che vi paga i biglietti a teatro, il canone Rai, l’abbonamento a Sky e a tutte quelle piattaforme che vi tengono in vita fino a quando ci saranno soldi da spendere?

Ancora non capite? Dove siete adesso che è il momento di far sentire la voce contro i soprusi, contro una reale dittatura, adesso che sul serio c’è la censura e non è come quando manifestavate contro Berlusconi il quale però vi teneva a libro paga su Mediaset e Mondadori?

Dove siete ora che la polizia carica non gli operai, non la manifestazione sindacale, non i no-global, ma i semplici lavoratori autonomi, quelli che voi tacciate di evasione, ma che quando eravate agli esordi eravate ben felici se vi allungavano cento euro in nero con cena inclusa? 

Dove sono le vostre parole di giustizia sociale, quand’è che vi vedremo inginocchiarvi a dire “All work matter”? Possibile che i poliziotti che caricano la folla siano dei “celerini di merda” solo quando caricano i vostri supporter? Possibile che la dittatura, l’abuso di potere, la violazione sistematica dei diritti costituzionali sia di vostro interesse solo quando gonfia il vostro portafogli? 

Voi, voi commedianti da recita domenicale, voi figli d’arte più raccomandati del figlio di un notaio, voi servi del potere che contestate solo per poterne diventare i più sfrenati cortigiani, voi! 

Non aspettatevi un trattamento di favore. Non aspettatevi il vostro solito posto a tavola, la foto col compagno di palestra da sbattere sul social, la foto ricordo con l’albergatore, il pubblico gremito in piazza a ringraziare, il teatro pieno, il cartellone affisso sulle bacheche. 

Non aspettatevelo se non siete disposti a sostenere, indipendentemente dalla convenienza politica  e quindi lavorativa che ne avreste, quelle persone che potrebbero portarvi il vostro risotto mantecato, il trainer che vi da consigli su come restare in forma in vista della stagione teatrale, la receptionist che ha controllato con cura la vostra prenotazione, l’attacchino che ha affisso il manifesto con la data del  vostro prossimo spettacolo, il fonico che ha controllato il vostro microfono. 

Non aspettatevi niente di tutto questo, quando una vostra parola di solidarietà potrebbe non convincere il governo, ma dare conforto a tanti sì.

Invece state lì, con lo specchio che ancora si chiede come fa a non rompersi quando vi guarda.

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