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Le sciabole su Dante

marzo 30, 2021 • Politica, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

La notizia, battuta da numerose agenzie di stampa europee, ha fatto il giro del mondo velocemente. A seguito di una rivelazione del quotidiano olandese De Standaard, ripresa in seguito da numerose pubblicazioni francesi, abbiamo appreso che la nuova traduzione della Divina Commedia di Dante Alighieri è stata alterata dal traduttore.

Il settimanale Valeurs Actuelles ha  riferito che Lies Lavrijsen, incaricato della traduzione del capolavoro del poeta fiorentino, ha deciso di rimuovere qualsiasi menzione di Maometto, per rendere il testo più “piacevole e accessibile”.

Parlando alla stazione radiofonica belga Radio Uno, il traduttore ha difeso la sua scelta, affermando la necessità di “un’accessibilità più ampia possibile”, soprattutto per “un pubblico più giovane”. Ha inoltre aggiunto: “Sapevamo che se avessimo lasciato questo passaggio così com’era scritto, avremmo ferito inutilmente gran parte dei lettori”. Lies Lavrijsen rivela addirittura che la decisione “è stata presa nel periodo di tensione che ha visto la morte del maestro Samuel Paty in Francia”. Secondo il già citato De Standaard, i musulmani avrebbero chiesto la rimozione di tutti i riferimenti a Maometto.

Il passaggio censurato è un elemento chiave dell’opera. Dante, nel canto XXVIII dell’inferno, incontra i dannati della IX Bolgia dell’VIII Cerchio, nel quale sono puniti i seminatori di discordie. Tra quest’ultimi vi è Maometto, che avanza ed è tagliato dal mento fino all’ano, proprio come una botte che abbia perso le doghe del fondo: 

Già veggia, per mezzul perdere o lulla, com’io vidi un, così non si pertugia, rotto dal mento infin dove si trulla. Le interiora del profeta pendono tra le gambe e sono visibili il cuore e lo stomaco: Tra le gambe pendevan le minugia; la corata pareva e ‘l tristo sacco che merda fa di quel che si trangugia”. 

In questa realistica descrizione dell’uomo rotto in due come una botte, che avanza mostrando la miseria della sua ferita e delle sue interiora, vi è la beffarda reazione cristiana contro il fondatore dell’Islam, i cui adepti, al tempo, dopo aver conquistato le terre che si affacciano sul Mediterraneo orientale e il nordafrica, minacciavano, di continuo, le coste italiane ed europee, rendendo necessaria la crociata. Dante si vanterà di discendere da Cacciaguida, combattente contro quella gente turpe.

Lavrijsen non ha torto quando afferma che Maometto viene punito per aver diffuso “la sua religione, che avrebbe seminato discordia sulla Terra”; ma sbaglia quando aggiunge che “di tutti i peccatori che compaiono all’Inferno, è descritto nel modo più atroce e denigratorio”. 

Sono tante le personalità condannate a una sorte atroce narrata in modo vivido, basti pensare al Canto XIX dell’inferno, nella III Bolgia sono puniti i simoniaci, conficcati a testa in giù nella pietra livida, con le piante dei piedi in fiamme e le gambe che guizzano nel vano tentativo di spegnere il fuoco infernale: Le piante erano a tutti accese entrambe; per chi sí forte guizzavan le giunte, che spezzate averien ritorte e strambe.

Non è la prima volta che il capolavoro di Dante affronta richieste di censura per la sua memorabile raffigurazione di Maometto. Nel 2012, un’organizzazione italiana per i diritti umani, Gherush92, che consiglia gli organismi delle Nazioni Unite su questioni relative ai diritti civili, ha chiesto che il classico “offensivo e discriminatorio” venisse  rimosso dai programmi scolastici. 

Il critico letterario Giulio Ferroni intervenne definendo la richiesta della ONG come “un’altra frenesia politicamente corretta, combinata con una totale mancanza di senso storico”. Un paio di anni prima, nel 2010, la Yale University Press si astenne dal pubblicare una rappresentazione della  scena dell’Inferno con Maometto del famoso incisore francese Gustave Doré.

In quest’epoca di censura folle e correttezza politica, unita a crescenti atti di violenza nei confronti di coloro che osano “calunniare” Maometto – come abbiamo tragicamente visto da Charlie Hebdo a Samuel Paty – la revisione delle opere è destinata a diventare una prassi consolidata e procede di pari passo con un crescente abbandono del sapere umanistico. Infatti, la notizia della versione “tagliata” della Divina Commedia giunge a pochi giorni di distanza dalla decisione del Museo Carnavalet di sostituire i numeri romani con quelli cosiddetti “arabi”.

Si tratta della saldatura tra l’ideologia islamofila di sinistra e la subcultura dei social media. Per entrambe la cultura dev’essere innocente, inoffensiva e depurata dai suoi elementi disturbanti e polemici. Più o meno volontariamente finiscono per tendere una mano all’Islam e alla sua volontà di cancellare il retaggio cristiano delle nazioni europee.

Se le opere letterarie che fondano la nostra civiltà – Omero, Virgilio, Dante, la Bibbia, Shakespeare, Ariosto – saranno riscritte o rimosse, cosa rimarrà della nostra libertà e civiltà?

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