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Bertolucci, l’esteta del cinema italiano

marzo 22, 2021 • Paralleli, z in evidenza

di Roberto Zadik –

Il 16 marzo un maestro del cinema d’autore italiano come Bernardo Bertolucci avrebbe compiuto 80 anni ma ci ha lasciato  a 77 anni, tre anni fa, devastato da una lunga malattia, il 26 novembre 2018. Il web è inondato di omaggi a lui dedicati, ma pochi spiegano perché egli è stato tanto grande e unico nel suo genere e soprattutto quanti di noi l’hanno davvero capito e lo conoscono? Egli è stato molto di più di un semplice “grande regista”.

Un autore elitario e impegnato per vocazione con film affascinanti e magnetici ma  spesso complessi e enigmatici come “L’ultimo Imperatore” e il controverso “Ultimo tango a Parigi”. Un  intellettuale dietro la macchina da presa,  estremamente versatile, come Kubrick, Visconti o Spielberg,  Bertolucci era capace di cimentarsi in vari generi, dal dramma tratto dal romanzo dell’amico Moravia de “Il conformista” all’affresco storico-agricolo di “Novecento”, a “dipinti visivi” come “ Io ballo da sola”, romantico e intimista senza essere banale come troppe commedie sentimentali e suo piccolo gioiello dimenticato.

Nato dal poeta Attilio Bertolucci nella Parma, cittadina tranquilla e suggestiva come il compositore Verdi, amico di autori lucidi e provocatori come Pasolini e Moravia, Bertolucci fin da giovanissimo si interessò al cinema, decidendo di non laurearsi per gettarsi dietro ai film e ai tanti sogni della sua mente vulcanica e sempre fertile di nuove idee e intuizioni.

Cordiale e riservato, fascinoso, ironico e fantasioso, fermamente ateo eppure sempre alla ricerca della spiritualità, come dimostra uno strano film come “Il piccolo Buddha” questo autore ha attraversato Festival e premiazioni, vinto riconoscimenti prestigiosi riuscendo a far sognare il suo pubblico con quel suo senso estetico e filosofico così marcato e inconfondibile e “sprovincializzando” il cinema italiano. In che modo? Dialogando costantemente con attori stranieri, girando sul set di vari Paesi e passando lunghi periodi all’estero. Anche in film decisamente stravaganti e difficili come “Ultimo tango” la riflessione era sempre presente anche se qualche volgarità di troppo si poteva evitare.

Bertolucci sapeva emozionare il pubblico con la forza delle sue immagini così poetiche e avvolgenti, intrufolandosi nella mente dei protagonisti e trasportando lo spettatore in vere esplorazioni geografiche, estetiche e psicanalitiche di rara intensità.  Regista dell’animo umano, estremamente psicologico come Bergman, Kubrick, Truffaut, in questo autore “per molti ma non per tutti” citando una famosa pubblicità, fondamentali sono i luoghi in cui egli ambientò i suoi film.

Dalle campagne parmensi di Novecento “filmone” in due atti che ebbe straordinario successo, alla  Toscana di Io ballo da sola, alla Parigi della contestazione sessantottina di The Dreamers e de L’ultimo Tango, alla Cina de L’Ultimo imperatore, al Nord Africa de Il te nel deserto . Il cinema di Bertolucci è intenso e movimentato come la sua vita sentimentale, tre matrimoni, dall’attrice Adriana Asti, alla scenografa e costumista Maria Pia Del Maino, fino alla sua ultima compagna la regista Clare Peploe nata in Tanzania di nazionalità britannica.

Tematiche dominanti dei suoi film sono l’indagine psicologica dei protagonisti, la costante ricerca della libertà e del significato esistenziale delle loro vite e gli intrecci quasi tutti ispirati a romanzi di grandi autori da Moravia, a Borges, a Paul Bowles,  costantemente in equilibrio fra interiorità dei personaggi e avvenimenti esterni. Un autore stimolante, libero, senza limiti di epoche e tematiche capace di immergersi in un contesto in un film per poi passare disinvoltamente e con atletica leggerezza a generi e trame completamente diversi se non opposti rispetto alla pellicola precedente.

Bertolucci nella sua lunga carriera cominciata agli inizi degli anni ’60 quando ventenne divenne assistente dell’amico Pasolini nel suo primo film Accattone del 1961 e conclusasi nel 2012 con “Io e te” adattamento cinematografico dal romanzo del bravo scrittore Niccolò Ammaniti, ha saputo emozionare, scandalizzare e dividere pubblico e critica come pochi altri. Molto amato dai critici e poco conosciuto dal pubblico di massa, il suo cinema ancora oggi è dotato di straordinario magnetismo e sotto il suo obbiettivo diversi attori,da Marlon Brando uno dei “duri” più celebri del cinema mondiale, a Gerard Depardieu e De Niro, a Ugo Tognazzi a Liv Tyler hanno raggiunto il loro massimo livello.

Con la forza delle sue immagini, lo stretto rapporto che spesso instaurava con gli attori e la sua capacità evocativa, analitica e intimista così spiccata, questo regista ha descritto il secondo Novecento e i primi anni duemila, sfuggendo a catalogazioni, definizioni e luoghi comuni grazie all’originalità e all’incisività del suo inconfondibile sguardo sul mondo.

Unendo esteriorità e interiorità, poesia e realtà, introspezione e dinamismo e una costante vena “esterofila” e attratta da vari Paesi e atmosfere  sia nei suoi capolavori che nelle sue pellicole meno riuscite, questo regista ancora oggi non lascia quasi mai indifferenti e non poteva certo passare inosservato nemmeno allo spettatore più distaccato, riuscendo quasi sempre a colpire, quasi a “ipnotizzare” con un misto di espressività, lucidità e sentimento  . 

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