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I pericoli dell’universalismo

marzo 2, 2021 • Agorà, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Su Gariwo, in data 16/02/21, è apparso un articolo, a firma del filosofo Francesco Tava, intitolato “Sull’eterno ritorno del nazionalismo”. Il bersaglio polemico dello scritto è il ritorno sulla scena politica mondiale del nazionalismo, incarnato da intellettuali come Yoram Hazony e da capi di stato come Boris Johnson e Donald Trump.

Nell’articolo si mette in discussione la validità della distinzione posta da Hazony nel suo celebre libro “La virtù del nazionalismo” – e prima di lui elaborata da Isaiah Berlin – tra il bisogno umano fondamentale dell’appartenenza a realtà concrete e l’esaltazione acritica e fanatica della nazione. Al nazionalismo, dunque, anche a quello civile e liberale, si nega ogni validità. Anzi, lo si presenta come un’anticamera delle sue derive belliciste e razziste. Proprio per questo motivo, forse, si accosta in maniera del tutto arbitraria e infondata Donald Trump al fascismo americano o il filosofo Roger Scruton al presidente magiaro Víctor Orban.

Inoltre, è opportuno rilevare una falsità contenuta nell’articolo, dove si scrive impunemente: “Si è spesso sottolineato come la prosa raffinata di Scruton nasconda tesi e prese di posizione personali tutt’altro che rassicuranti, ben rappresentate dalla sua amicizia con Víctor Orban e altri leader di estrema destra e le esternazioni antisemite che hanno portato al suo allontanamento da Downing Street”. Il pensatore inglese, scomparso lo scorso anno, Roger Scruton, il massimo intellettuale e accademico conservatore d’Inghilterra, venne allontanato da una commissione per l’edilizia con la pretestuosa accusa di “islamofobia” e per aver criticato il Partito Comunista Cinese e le attività politiche di George Soros. A chiedere a gran voce la testa del filosofo fu il Partito Laburista, allora presieduto dall’antisemita Jeremy Corbyn.

Ma tornando al tema centrale dello scritto di Tava, il quale sostiene, in un moto di onestà intellettuale, che “lo stato-nazione moderno sembra essere l’unica forma di governo attualmente funzionante. Di conseguenza, il nazionalismo si presenta come una condizione altrettanto ineludibile”, cosa si suggerisce in alternativa al tanto esecrato nazionalismo? La risposta è netta: nulla. 

Nell’articolo non c’è la minima traccia di una pars construens, solo una critica superficiale al sentimento di appartenenza nazionale. Possiamo, senza temere errori, e visto i temi affrontati da Gariwo, ritenere che le nazioni dovrebbero essere abbandonate in nome di un’astratta “umanità” o di ideali iperuranici quali l’Uguaglianza, la Fratellanza, il Bene. Insomma, una riedizione stucchevole di quella “religione dell’Umanità” già teorizzata da Auguste Comte.

In tutto il testo, però, è rilevabile una grande assenza, che ne manifesta la faziosità. Se, indubbiamente, il Novecento è stato il secolo dei nazionalismi messianici che hanno fatto dell’Europa un carnaio, non meno crudeli e oppressive sono state le ideologie universaliste, che operavano nel nome del “Progresso” e per la palingenesi razionalista e umanitaria delle nazioni. Questi fatti sono omessi nel tentativo di far ricadere la responsabilità della violenza solo sul nazionalismo.

Chiunque abbia dimestichezza con la storia delle idee sa bene che l’Illuminismo, con il suo culto della Ragione, ha incoraggiato sprezzanti e audaci esperimenti di riforma della società secondo semplici idee di ordine razionale. Uomini “illuminati” come Marat, Robespierre, Saint-Just, Danton si sono dimostrati, in nome degli ideali illuministici che ispiravano la rivoluzione, assolutisti, inflessibili e intolleranti. Anche l’universalismo marxista, in nome dell’emancipazione dell’umanità, ha originato forme spietate di tirannia. Come ricorda l’ex dissidente sovietico Vladimir Bukovski, l’Unione Sovietica mirava a creare una nuova entità storica: il popolo sovietico. Per fare questo, gli individui si dovevano spogliare della loro nazionalità, della religione dei loro padri e delle loro usanze tradizionali.

A ben vedere, dunque, non solo il nazionalismo,  come scrive Francesco Tava, è “un fenomeno complesso che nasconde enormi minacce e che non merita facili apologie”, ma anche l’universalismo astratto di cui il suo articolo è imbevuto.

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