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Il Governo Mattarella

febbraio 15, 2021 • Politica, z in evidenza

di Stefano Bonacorsi –

Ha già stufato la prospettiva Draghi, sarà perché in realtà è un governo Mattarella, ma soprattutto, perché è evidente che durerà poco, se non lui, la maggioranza che lo regge.

Possiamo dire, quasi con certezza, che questa potrebbe essere una conventium ad sgretolandum, ciò a cui assisteremo sarà il lento inesorabile sgretolarsi della mastodontica maggioranza di Supermario, che è nata zoppa ancor prima che la riserva fosse sciolta.

Zoppa perché è impensabile che un governo, che già è debole di suo per Costituzione e cioè proprio perché i padri costituenti lo hanno disegnato fragile, si possa reggere sulla fiducia di un Parlamento che è tra i più deboli che la storia repubblicana, in 75 anni, ricordi. 

Come ha fatto notare Luca Donadel, l’esapartito che regge il governo Draghi, è talmente vasto da potersi permettere di perdere pezzi strada facendo. Detto fatto, il primo a saltare sarà Speranza che oggi opera con soluzione di continuità in quanto forte del fatto che sì è rimasto dov’era, ma meschinamente non ha aspettato la fiducia al nuovo esecutivo per tornare a muoversi. 

Tempo di assestarsi e la pattuglia di LEU raggiungerà i transfughi dei Cinque Stelle, e non perché siamo facili profeti, ma perché un certo tipo di sinistra è portata per rompere particolarmente le scatole oltre alle maggioranze. 

La coerenza ha un prezzo, e se il prezzo sarà la scissione dell’atomo con la corrente che fa capo a Elly Schlein che si rifiuterà di votare la fiducia a chi si allea con Salvini, Roberto Speranza si ritroverà comunque ad essere un ministro zoppo ma, in ogni caso, al primo vero scazzo in consiglio dei ministri, la sua sarà la prima testa sacrificabile. E’ una questione di numeri, non siamo al Conte due dove si cercava di tirare una coperta corta. 

I rapporti di forza nel governo poi, pendono a destra, per quanto apparentemente, tolti i cinque ministri dei Cinque Stelle, tutti dal peso relativo, Lega e Forza Italia ne contano assieme sei, PD e Italia viva ne hanno complessivamente quattro. I tecnici sono otto, ma quelli che veramente devono giustificare la presenza in questo esecutivo, nonostante l’informazione mainstream dica il contrario, sono proprio quelli del Pd. E c’è seriamente caso che, dopo il siluramento di Speranza, il Pd vada alla resa dei conti e, se Bonaccini diventerà segretario, i democratici penderanno più verso Renzi che non verso Orlando. Franceschini sarà ago della bilancia, ma sarà facile che resterà nel giro che conta. 

In altre parole, qui non si vuole dire che assisteremo a dei miracoli, semmai il cambio di passo richiesto dallo spaccone di Rignano sull’Arno sarà lentissimo e, soprattutto, sarà tutto legato ad una lotta intestina nelle compagini di sinistra (i Cinque Stelle non li teniamo neanche in considerazione tanto sono camaleontici).

Resta da capire il perché di una lentezza simile a realizzare questo ministero. Sergio Mattarella, tra le motivazioni del non voto, oltre a improbabili risvolti di contagio, aveva messo come giustificazione il fatto che, tra scioglimento delle camere e insediamento del nuovo governo il rischio era che passasse troppo tempo (nel 2018 ci vollero effettivamente cinque mesi). Una buona decina di giorni però, per avere otto ministri più o meno confermati al posto di prima, più un infornata di tecnici e una maggioranza impensabile sono decisamente troppi se poi il primo passo è la continuità col governo uscente, la dittatura del Comitato Tecnico Scientifico e la morte del turismo invernale. 

Ci riserviamo di dare a questo governo un tempo di assestamento, la fiducia verrà votata in questi giorni e solo allora sapremo veramente come si muoverà questo baraccone.

L’impressione è che si sia fatto troppo rumore per ottenere un risultato modesto, probabilmente un governo interamente tecnico o con le carte sparigliate avrebbe richiesto ulteriore tempo e consultazioni. Mattarella questo lo sapeva, Draghi un po’ meno e tutto quanto sa di “intanto partiamo, strada facendo butteremo le zavorre”.

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