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La prospettiva Draghi e le manovre del monarca

febbraio 10, 2021 • Politica, Uncategorized, z in evidenza

 

di Stefano Bonacorsi –

Che Mario Draghi, già SuperMario nel 2012, ai tempi del “Whatever it takes” per salvare l’euro (e che in quell’anno formava una triade di Mario assieme a Monti e Balotelli che facevano grande –si fa per dire- il nome dell’Italia) sia ormai  l’uomo della provvidenza, un uomo capace di contare fino a infinito per due volte come Chuck Norris, l’abbiamo appurato.

Quello che non è stato appurato è invece la giravolta del monarca Sergio Mattarella, il quale tra scuse ridicole di tempistiche elettorali (non è vero che ci vogliono due mesi per convocare le elezioni, la Costituzione dice chiaramente che le elezioni devono tenersi entro 70 giorni dallo scioglimento delle camenre ex. Articolo 61) e pericoli di contagio Covid, ha preferito incaricare Draghi di affrontare uno dei parlamenti più deboli che ci siano mai stati nella storia repubblicana.

Il punto però è un altro, che quasi nessuno ha notato, se non coloro che si sperticano per dire che il senatur 2.0 Matteo Salvini, altro non ha fatto che seguire la base elettorale e le Regioni del Nord per garantire l’appoggio della Lega al nascente governo: Mario Draghi sostanzialmente è un uomo di destra, non a caso diventò Governatore della Banca d’Italia sotto il terzo Governo Berlusconi (nel 2005) e Presidente della Banca Centrale Europea nel 2011 sotto al quarto governo Berlusconi.

In altre parole, l’impressione dello scrivente è la seguente: Sergio Mattarella, in un’operazione rocambolesca e quasi grottesca, ha deciso di dare agli italiani un Governo non di unità nazionale, ma un governo che più o meno interpreti il senso politico degli elettori. Un governo guidato da un moderato, rispettato a livello internazionale e che, sostanzialemente ha l’autorevolezza di tenere a bada i sovranisti.

In pratica, con buona pace di ciò che dice il fratello del Commissario Montalbano, e cioè che Salvini è andato da loro e non il contrario, Mattarella ha incaricato Draghi di formare il Governo per il quale gli italiani avrebbero votato e l’autorevolezza di SuperMario, l’uomo che cammina sullo stretto di Messina, è il rospo da fare ingoiare al partito che da dieci anni governa senza vincere le elezioni e che si fa chiamare Democratico.

Un capolavoro che sarà tale se Draghi incasserà la fiducia che, si badi bene, potrebbe corrispondere alla base elettorale del suo mandato da Presidente della Repubblica. Sì perché comunque la si veda, Draghi è un Presidente del Consiglio a tempo: toglierà le castagne dal fuoco, ma questo incarico è l’avamposto per il mandato presidenziale di SuperMario, di cui si parla già da anni.

Che dire allora? Che se ci ritroveremo Giancarlo Giorgetti a fare il sottosegretario alla presidenza del Consiglo non avremo niente di cui stupirci, sicuramente avremo un cencelli che penderà verso destra e, appurato che SuperMario avrà i numeri, il movimento cinque stelle potrà astenersi ed evitare di perdere definitivamente la faccia.

Quello che veramente va temuto non è il governo Draghi oggi, ma il settennato di Draghi domani. Il Presidente della Repubblica, come abbiamo già avuto modo di scrivere è, nell’ordinamento italiano, uno strano ibrido di discendenza monarchica e presidenzialismo occulto. Mattarella, dopo aver pasticciato per una legislatura e mezzo, non è più presentabile. Spaventa invece la prospettiva di un Draghi referente da Capo dello Stato verso le cancellerie estere.

L’uomo del “Whatever it takes”, investito di un potere senza bilanciamento com’è quello del Presidente della Repubblica Italiana, può fare sfracelli. C’è da pregare che li faccia a favore del paese che andrà a rappresentare.

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