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Fantozzi, una spietata analisi dell’Italia di ieri e di oggi

gennaio 20, 2021 • Paralleli

di Roberto Zadik – 

La tragicomica saga del Ragionier Ugo Fantozzi interpretata in undici film dal vulcanico e eccentrico intrattenitore e attore genovese Paolo Villaggio oltrepassò di gran lunga la semplice e restrittiva area della “comicità” diventando un vero fenomeno nazionale sia per i suoi fan che per i detrattori.

Cambiando genere e tematiche a seconda dei decenni ma restando una “gabbia” per Villaggio che non riuscì più a cambiare ruolo salvo rari casi. Ma cosa ha rappresentato Fantozzi e quali le sue caratteristiche e come mai esso rappresenta una fotografia particolarmente lucida dell’Italia di ieri e forse anche odierna?

In questo articolo che si propone come una sintesi fra analisi del personaggio fantozziano, della figura di Paolo Villaggio scomparso a 84 anni ormai quasi 4 anni fa, il prossimo 3 luglio. Fantozzi è stata una invenzione senza dubbio geniale ma già negli anni Sessanta il vulcanico e spesso eccentrico Villaggio “bucava” lo schermo con personaggi irresistibili e surreali come Fracchia o il professor Kranz “tetesch di Cermania”.

Versione italiana dell’ “imbranato” alla Peter Sellers ne “La Pantera Rosa” o alla Charlot, ma con un umorismo meno raffinato e più corrosivo e tragicomico, negli anni ’70 l’attore genovese con “Fantozzi” ebbe la sua consacrazione. Ma perchè? Uscito nel 1971, mezzo secolo fa, con l’omonimo libro “Fantozzi”, che vendette un milione di copie, Villaggio a 39 anni era già una star, ma dopo le apparizioni tv gli mancava il grande salto nell’imprevedibile e scintillante mondo del cinema che avvenne sospinto dal successo travolgente delle pubblicazioni cartacee.

I Fantozzi diretti da Luciano Salce, satirasociale attuale ancora oggi:

I primi due episodi, “Fantozzi” del 1975, uscito il 27 marzo di quell’anno e “Il Secondo tragico Fantozzi” dell’anno successivo  furono diretti da un cineasta dimenticato ma estremamente arguto e colto come Luciano Salce.

Nonostante il successo della critica fu molto lento e tardivo e l’accoglienza davvero fredda ma gradualmente sempre più positiva, invece gran parte del pubblico italiano si sbellicava dalle risate assistendo alle gag “mostruose” del simpatico e sfortunato Ragioniere.  Irresistibile affresco dell’Italia stremata dal terrorismo e dalla crisi economica della metà degli anni ’70, spietata analisi della classe medio borghese italiana, del logorio professionale e esistenziale del lavoro che però ai tempi di Fantozzi era “l’apatia dell’assunto” e oggi invece è “il logorio dell’eterno precario”, questi due primi episodi di “Fantozzi” erano a mio avviso due piccoli capolavori.

Non solo per merito di un Villaggio al massimo della forma, sia come attore che come “narratore” nella mitica voce fuori campo che scandiva con i suoi commenti le varie sequenze dei film, ma grazie ad una squadra di interpreti davvero affiatata e valida.

Dal collega-rivale Luciano Calboni, interprertato con grande efficacia dal napoletano Giuseppe Anatrelli scomparso a soli 56 anni nel 1981, alla travolgente Anna Mazzamauro che continuò a essere la “Signorina Silvani” amore impossibile di Fantozzi, al caratterista anche lui napoletano ma di padre tedesco Gigi Reder famoso nei panni dello svampito “Ragionier Filini” per arrivare alla famiglia Fantozzi.

Indimenticabili la moglie, la devota e remissiva Pina Fantozzi incarnata con espressività dall’interprete milanese Liu Bosisio sostituita da Milena Vukotic e la mitica figlia del Ragioniere Mariangela vittima di vessazioni e umiliazioni, interpretata dall’attore ebreo tunisino di origini italiane Plinio Fernando che rimase fisso nel ruolo per tutta la saga. A funzionare molto bene non solo il lato registico, l’interpretazione di tutti, ma anche l’inventiva e il tempismo delle varie scene.

Questi due primi episodi si segnalano per la brillante satira sociale, molto anni ’70 ma totalmente apolitica, salvo blandi riferimenti all’ideologia socialista e alle rivolte operaie, per quella capacità di oscillare fra comicità e malinconia, fra gusto del paradosso e dell’esagerazione e momenti introspettivi densi di cultura cinematografica come quando Fantozzi viene costretto a rifare cento volte, la scena de “La Corazzata Potemkin” dove una carrozzina viene buttata giù dalle scale. 

Fantozzi in declino, tutto cambia dagli anni 80:

Con il passare degli anni, la comicità fantozziana passò di moda, ma i film si trascinarono con altri nove episodi. Sempre meno arguto, sociale e satirico e maggiormente concentrato sulla parte famigliare del Ragioniere, sempre più denso di scene volgari che erano totalmente assenti o quasi dai primi due episodi e di “scivoloni” nel grottesco e nel patetico, soprattutto gli ultimi film, il declino è stato inesorabile e fisiologico quasi ovvio. Ma Villaggio sembrava più che mai laborioso e ostinato nel continuare con lo stesso personaggio.

Da “Fantozzi contro tutti” del 1980 cambiarono sia il regista, il cineasta fiorentino Neri Parenti famoso per tante altre pellicole comiche spesso decisamente commerciali e “di massa” e che a confronto di Salce sembrava molto meno acuto e brillante, che gli attori e le tematiche dei film. Da un Villaggio sempre più ripetitivo e stanco al passaggio nella parte di Pina, la sua inseparabile moglie all’attrice Milena Vukotic  anche lei brava ma forse meno incisiva nella parte della Bosisio, a un linguaggio cinematografico assai più grossolano e popolare.

Niente più riferimenti colti, meno voce fuori campo, una ripetitività e una ossessività di situazioni e dialoghi caratterizzarono gli ultimi episodi dell’epopea fantozziana. Specialmente “Fantozzi va in Pensione”, “Fantozzi va in Paradiso” e “La clonazione” sono decisamente scarsi e molto poco comici.

Fantozzi come specchio dell’Italia: 

Villaggio nella sua lunga e fortunata carriera di attore, ma anche e soprattutto di scrittore e narratore, fu un implacabile osservatore, un “fustigatore” della società italiana e del mondo del lavoro e delle relazioni umane. Analizzò questo Paese con spietata e schietta lucidità, ne ritrasse negli 11 film di Fantozzi ma anche in altri ruoli, i difetti e le manie con brutale schiettezza travestita dal mantello della comicità. Il servilismo di certi ambienti, lo sfruttamento lavorativo, il provincialismo e l’ipocrisia, le tante infedeltà professionali e affettive di una certa classe media italiana vennero rappresentate da Villaggio con estrema efficacia e effervescente aggressività. In questo flagello del Covid stiamo vivendo una situazione “fantozziana” ma ridere con la mascherina è diventato molto più difficile e per questo ancora più necessario. E Fantozzi ci aiuta a ridere anche del tragico, a sdrammatizzare la quotidianità e le sue insidie. 

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