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Lo shock del dopo pandemia

gennaio 20, 2021 • Agorà, z in evidenza

di Manfred Gerstenfeld –

La pandemia Covid ha creato un nuovo tipo di shock culturale. Ha condizionato elementi essenziali e molto personali  della vita di molte persone all’interno del proprio ambiente. Un trauma di questa ampiezza non si verificava dalla II Guerra Mondiale. Quando la pandemia finirà, le società saranno piuttosto differenti da ciò che erano prima del Coronavirus.

Nei decenni passati, i cittadini delle società occidentali vivevano la propria vita e concepivano il proprio futuro più o meno in linea con l’aspettativa di una crescita progressiva.  Le persone potevano incorrere in eventi che  cambiavano radicalmente la propria vita in peggio, per esempio una grave malattia. Ma tali eventi influenzavano principalmente l’orizzonte personale. Difficilmente avevano un impatto sulla società nel suo complesso.

L’espressione “culture shock” è stata coniata negli anni Cinquanta per descrivere l’esperienza di chi si trovava in una condizione di spaesamento quando andava all’estero. Gli immigrati, per esempio, entravano a far parte di società con culture diverse e spesso avevano difficoltà di adattamento. Lo stesso poteva accadere agli studenti che si recavano all’estero presso università lontane. Perfino i turisti che visitavano un Paese per breve tempo potevano fare esperienza di uno shock nell’incontro con una cultura totalmente diversa dalla propria.

In alcune circostanze, una forma di shock culturale può interessare gli occidentali anche nel proprio ambiente abituale. Ciò accade se, per esempio, i richiedenti asilo che provengono da contesti totalmente diversi sono collocati all’interno o vicino alla propria città natale. Anche se l’ambiente dei residenti rimane per lo più il medesimo.

La pandemia Covid ha provocato un tipo molto diverso di trauma. Essa influenza elementi essenziali della vita degli individui all’interno del proprio ambiente quotidiano. Spesso impatta su questioni molto personali. Dove uno può andare, chi può incontrare, dove può lavorare, e chi può andare a trovare, inclusa la possibilità di non poter ricevere i propri parenti.

Uno shock culturale di tale ampiezza, che coinvolge tante persone tutte insieme in molti Paesi, non si verificava nella maggior parte delle società occidentali dalla II Guerra Mondiale. Quel conflitto sconvolse le vite di un numero enorme di persone, per più tempo e con impatto ben più pesante del Coronavirus.

Negli scorsi decenni ci sono stati anche shock maggiori in aree più circoscritte. La guerra civile greca successiva al secondo conflitto mondiale è un esempio. Altri esempi sono la guerra nella ex-Jugoslavia negli anni Novanta, e l’imposizione del comunismo a diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale dopo il secondo conflitto mondiale, che ebbe un enorme impatto su quelle società. Anche il successivo collasso dell’Unione Sovietica e la liberazione dei Paesi satellite dal comunismo ha creato un trauma.

Lo shock culturale creato dal Covid avrà implicazioni su individui, gruppi e società nel loro complesso. Per esempio c’è un numero considerevole di nuovi poveri. Molti di costoro non avevano immaginato di essere così a rischio. La loro risposta a questo shock sarà fortemente influenzata dalla propria rappresentazione di sé.

Il trauma per molti dei nuovi disoccupati sarà probabilmente rilevante. Il problema è particolarmente grave poiché queste persone vivono in società dove la disoccupazione è pesantemente cresciuta, rendendo molto più difficile trovare un nuovo lavoro. Se le aziende chiudono gli stabilimenti, ciò impatta non solo sui propri dipendenti ma anche sui molti altri dell’indotto.

Gli over 50 che si ritrovano disoccupati avranno serie difficoltà a trovare un nuovo  lavoro. Le donne potrebbero essere particolarmente colpite, dal momento che pare che più donne che uomini abbiano perso l’impiego durante la pandemia. Ciò può essere parzialmente dovuto al fatto che le donne, più degli uomini, tendono ad avere lavori che implicano relazioni.

I giovani che si affacciano al mondo del lavoro, per trovarlo si confronteranno con ostacoli maggiori di quanto accadeva prima della pandemia. Sarà più difficile garantire tirocinio e apprendistato. Molti di loro, non abituati a una situazione di difficoltà, dovranno far fronte ad avversità strutturali più di quanto avvenne per le generazioni che li hanno preceduti.

Tutto ciò significa che molti, se vorranno lavorare, dovranno accettare impieghi meno desiderabili. In un simile contesto, coloro che saranno capaci di iniziativa e resilienza avranno un forte vantaggio sugli altri.

Alcuni hanno avuto postumi più importanti di altri dal Covid. Conseguenze come la perdita dell’olfatto o del gusto potrebbero durare per la vita intera. Ci sono segnali che i problemi psicologici si sono moltiplicati, e ci potrebbero essere difficoltà a fronteggiare la domanda crescente di assistenza. Ci sono anche casi di quel che potremmo definire uno spaesamento a lungo termine. Si sta discutendo se i suicidi siano in crescita.

La risposta sociale a coloro che soffrono potrebbe risultare inadeguata o perfino negligente. Nella società post pandemia ci sarà probabilmente meno attenzione per i problemi specifici delle persone. Il welfare sarà ulteriormente indebolito. L’espressione “giustizia sociale” probabilmente non sparirà dal discorso pubblico, ma in pratica avrà molta meno attenzione.

Un argomento sollevato di frequente riguarda le conseguenze di lungo periodo per i bambini, dovute al cambiamento della loro vita abituale durante la pandemia. Se ci riferiamo alla II Guerra Mondiale, possiamo dire che, in confronto agli adulti, i bambini sono più resilienti e soffrono meno degli effetti a lungo termine dell’interruzione delle loro vite causata dal Covid.

Non tutti sono vulnerabili allo stesso modo. Per esempio, rispetto al periodo precedente, la pandemia potrebbe non cambiare molto per i dipendenti pubblici. Probabilmente i loro stipendi non cresceranno. Ma pure, l’ambiente sociale in cui vivranno nel dopo pandemia sarà diverso da quello in cui vivevano prima.

E’ estremamente difficile, se non impossibile, prevedere l’ampiezza dei problemi con cui si confronteranno individui e società nel dopo pandemia. Possiamo però individuare dei macro elementi che svolgeranno un ruolo nel definire il cambiamento della società. Essi possono essere abbastanza importanti da costituire un trauma per la società nel suo complesso.

Il primo elemento riguarda le risorse economiche. Durante la pandemia i governi hanno infranto le regole economiche  generalmente condivise sul disavanzo di bilancio. Molti hanno immesso denaro nella società in modo non sostenibile. Dopo la pandemia dovranno fare scelte di bilancio difficili come mai erano state prima. La carenza di risorse disponibili, a fronte della aumentata richiesta di tutti coloro che le invocheranno, creerà una situazione molto seria. Probabilmente tutto ciò porterà a scontri molto più feroci che in passato sull’allocazione delle risorse.

Il secondo elemento riguarda i disordini civili. Ci sono state molte proteste circa il modo in cui i governi hanno preso decisioni per affrontare la pandemia. In molti Paesi ci sono dimostrazioni contro i provvedimenti dei governi, come i lockdown o una possibile vaccinazione obbligatoria. Quando la pandemia finirà il malessere della popolazione verosimilmente evolverà in direzioni che non sono ancora prevedibili.

Un altro elemento è come cambieranno gli atteggiamenti dei governi a seguito della pandemia. Le politiche di quelli che hanno fronteggiato la crisi sono state ampiamente ispirate a tentativi. Ciò ha comportato strategie diverse da nazione a nazione. Quel che i singoli stati hanno in comune è che i loro leader non erano stati eletti per affrontare questa situazione eccezionale.

Dopo la pandemia, i governi dovranno interferire nella società più di quanto molti di loro possano giustificare sul piano ideologico. A cosa porterà ciò? Ci saranno nuove mutazioni ispirate al modello del socialismo, spinte dal bisogno di creare una rete di tutele per molte più persone di quanto non accadesse prima? Oppure assisteremo a tentativi di gestione autoritaria? Quanto a quest’ultima ipotesi,  è chiaro che parti della popolazione non lo permetteranno.

Un altro problema collegato è la fiducia nelle autorità. Se i governi non hanno individuato strategie efficienti per affrontare la pandemia, l’opinione pubblica potrà aver fiducia in loro su altre questioni? Che cosa implicherà questa crisi di fiducia? Che significato ha per la democrazia? La democrazia liberale è in grado di affrontare le sfide del periodo post-pandemia, molte delle quali verosimilmente richiedono risoluta fermezza?

E quanto al dilagare della violenza nella società post-Covid? Considerate tutte le nuove tensioni che percorrono la società, si direbbe che la violenza sarà probabilmente destinata ad aumentare. Ma dove e in quali circostanze esploderà, e come si manifesterà?

(trad. dall’inglese a cura di Mario Frascione, per gentile concessione del BeSa Center)

https://besacenter.org/perspectives-papers/coronavirus-pandemic-culture-shock/

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