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I nodi vengono al pettine, Consiglio di Stato e Cgia di Mestre smascherano il governo Conte

gennaio 18, 2021 • Politica, z in evidenza

 

di Stefano Bonacorsi –

Come se agli italiani non importasse di nient’altro, i grandi giornali dedicano pagine e pagine alla crisi di Governo, al calciomercato parlamentare e, nel frattempo, solo due giornali si occupano di notizie veramente di rilievo: l’ordinanza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso di due esercenti e un genitore contro i Dpcm di Conte, e il rapporto della CGIA di Mestre che riporta il dato dell’inganno dei ristori: solo il 7% rispetto ai 400 miliardi di profondo rosso, cioè quanto perso dal settore.

Della seconda notizia se n’è occupato Il Quotidiano Nazionale-Il Resto del Carlino, riportando pari pari i dati della CGIA di Mestre: 423 miliardi di euro mancati incassi da marzo 2020 compensati soltanto da 29 miliardi di euro di aiuti diretti alle aziende da parte del Governo. Il risultato è che ci sono 292 mila attività in crisi profonda, con di fatto due milioni di persone a rischio perdita del proprio posto di lavoro: in soldoni 63 miliardi di valore aggiunto.

Neanche a dirlo il settore più colpito è quello della ristorazione e dei pubblici esercizi: 1 milione e 300 mila addetti, 40 miliardi di minor fatturato e un’elemosina da 2 miliardi e mezzo di “ristori”. La GCIA di Mestre ovviamente, per non passare da barricadera, dichiara che dai ristori occorre passare dai ristori ai rimborsi, ma questo suona come chiudere la stalla quando sono scappati i buoi. 

La protesta civile #ioapro è partita, i più oltranzisti continueranno ad andare avanti e, soprattutto, verranno intasati i tribunali dopo che l’ordinanza del Tribunale di Roma lo scorso 16 dicembre, ha dichiarato illegittimi di Dpcm di Conte.

E a proposito di illegittimità dei Dpcm, è il quotidiano La Verità, di Maurizio Belpietro l’unico che si è preoccupato di mettere in prima pagina l’ordinanza del Consiglio di Stato che accoglie il ricorso presentato dall’Avvocato bolognese Silvia Marzot per conto di un ristoratore, un gestore di palestra e uno studente “le categorie più vessate negli ultimi mesi” come riporta la firma de La Verità Francesco Borgonovo.

 Citando sempre da uno dei quotidiani più severi nei confronti di Giuseppi, “la Marzot ha presentato un ricorso al Tar del Lazio contro i Dpcm, chiedendo una rapida decisione sul merito o l’invio degli atti alla Corte Costituzionale”. In sintesi, la sospensione dei decreti (che ricordiamo sono atti amministrativi non aventi forza di legge) e anche dello stato d’emergenza poiché la contestazione della Marzot e dei suoi assistiti riguardava l’intero impianto istituzionale su cui si reggono le restrizioni.

Il 16 dicembre scorso (guarda caso lo stesso giorno in cui il Tribunale di Roma ha emesso l’ordinanza di illegittimità dei Dpcm) il Tar ha rigettato la richiesta, ma il 28 dicembre la Marzot ha fatto ricorso al Consiglio di Stato (per i non giuristi: la corte d’appello nei giudizi amministrativi, cioè il contenzioso tra lo stato e i cittadini).

Il Consiglio di Stato, il 15 gennaio (due giorni fa) ha, nell’ordinanza emessa riportato che “il ricorso in appello pone significative questioni che, in ragione della loro complessità e del fatto di essere relative a un delicato bilanciamento fra interessi sensibili, meritano un sollecito approfondimento nel merito, anche in relazione ai dedotti profili di illegittimità costituzionale”.

La questione è quindi tornata al Tar del Lazio che, entro il 10 febbraio o alla prima udienza utile si deve pronunciare, il che significa una cosa sola: un organo giurisdizionale potrà mettere in discussione molto seriamente le misure governative. Anzi è già avvenuto perché la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Salute avevano chiesto il rigetto del ricorso al Consiglio di Stato il quale invece si è pronunciato a favore ritenendo legittimi i richiami ai profili di incostituzionalità dei provvedimenti attuati dal Governo. 

Insomma nella pratica, se il Governo dovesse salvarsi alla conta in Parlamento, debole o forte che ne esca, il countdown giuridico è iniziato. Anche se l’ordinanza del Consiglio di Stato non è valida per i Dpcm del ricorso Marzot, poiché non sono più validi, anche solo sulla scia delle sentenze dei Tar sulla riapertura delle scuole, è probabile che si innescherà un meccanismo che rischia di travolgere il triumvirato Conte-Casalino-Speranza e il loro luogotenente Arcuri. Lo ha detto chiaramente il giurista Ugo Ruffolo in un intervista al Quotidiano Nazionale – Il Resto del Carlino, all’indomani delle sentenze dei Tar di Lombardia ed Emilia Romagna: «Si può fare ricorso al Tar sia contro un provvedimento amministrativo regionale sia contro lo stesso Dpcm. In questo caso il Tar diventa sovrano […] Si rischia un problema di instabilità e incertezza di queste misure che peraltro limitano fortemente la libertà. Siamo davanti a un’emergenza troppo continuata e contro un provvedimento amministrativo si può ricorrere al Tar. In fondo i Tar servono anche per evitare che si spadroneggi coi provvedimenti amministrativi».

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