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Awoman

gennaio 10, 2021 • Agorà, z in evidenza

di Niram Ferretti –

“Awoman”, tutto attaccato, non è il titolo di un film, peraltro già uscito con articolo e sostantivo disgiunti, nel 2010, ma invece è una nuova tappa lessicale in seno alla newspeak promossa dai custodi del Progresso.

 Dobbiamo a Emanuel Cleaver, pastore metodista e membro del partito Democratico invitato ad aprire il 117esimo Congresso dei democratici americani, questa innovazione, al termine della preghiera inaugurale di rito. Si aspettava questo momento in cui l’Amen liturgico trasformato in un maschio trovasse la sua consorte che, per millenni, la protervia patriarcale implicita nella declinazione anglosassone del termine, escludeva. Cleaver è stato salutato come un eroe dai corifei dell’inclusivismo, Nancy Pelosi in testa. Da qui, l’era del politicamente corretto riceverà ulteriore impulso. 

D’altronde, Cleaver, nella sua foga inclusivista ha pensato bene, durante la preghiera, di associare anche Brahma al “Dio monoteista” conosciuto “con molti nomi”, nonostante il fatto che la trinità indù di cui Brahma è componente non abbia nulla a che vedere con l’unisostanzialità delle tre persone in seno alla Trinità cristiana. Ma certo, non era quello il momento di sottili disquisizioni teologiche, l’importante è includere in nome dell’Universale che non conosce distinzioni, feticcio di ogni vero progressista, da Condorcet a Comte, da Marx a Cleaver. L’informe del non discernimento è la meta di coloro per i quali la specificità ontologica, le identità troppo marcate, sono anatema. E così, sempre in seno al partito Democratico, alfiere e portabandiera della religione dell’Umanità, il partito si doterà di un prontuario in base al quale i pronomi personali “He” e “She” saranno banditi.

Come esempio di inclusività, “lui stesso” o “lei stessa” diventerà “loro stessi”. “Loro” va bene, è inclusivo mentre “chairman” (presidente) diventerà”chair”, ovvero si trasformerà in una sedia e così via. 

Al fiat genesiaco della differenziazione, della specificità, si antepone quello della neutralità di genere, il nuovo Verbo il cui soffio rigenerante è quello dello Spirito del tempo. Soffio che dagli Stati Uniti tocca altri lidi.

Ma la farsa e il grottesco, questa farsa, questo grottesco, non sono da prendere a cuor leggero. Anche ai demoni di Malebranche Dante affibbia nomi scurrili e irriverenti, ma non per questo cessano di adempiere alla funzione loro assegnata. Riformare la lingua per purgarla dalle parole che descrivono i fatti, la realtà, impoverendo il linguaggio e costruendo una lingua artificiale di natura squisitamente ideologica, è una prerogativa dei regimi totalitari.

“Corrompere il linguaggio, rendere incomprensibili i significati difficili…Ridurre il numero delle parole e con ciò stesso ridurre la gamma di possibilità di comprensione della realtà, tutte queste azioni sono azioni tipiche di un progetto culturale al vertice delle cui preoccupazioni si trovano l’improrogabile compito di impedire ‘il delitto di pensiero’ e la necessità di addormentare le coscienze“, scriveva Emanuel Samek Ludovici in quel libro di assoluta prescienza che è Metamorfosi della gnosi, quadri della dissoluzione contemporanea.

Oggi, in una democrazia avanzata come gli Stati Uniti, il delitto di pensiero è ogni pensiero che non si conformi alle regole imposte dai sacerdoti e dai corifei della “giustizia sociale”, dai demolitori delle statue di chiunque abbia avuto una compromissione con l’oppressione della minoranza di colore, da chi afferma che l’identità sessuata è solo un costrutto sociale privo di basi biologiche, da chi afferma che essere bianchi è di per sé uno stigma ontologico che va espiato riconoscendo la propria colpevolezza originaria, di chi vorrebbe buttare al rogo opere capitali della cultura e del pensiero occidentale perché considerate razziste, suprematiste e omofobe. 

La nuova lettera scarlatta è quella che viene apposta al petto di chi non si conforma a questa linea di pensiero radicale sempre più egemonica e particolarmente subdola e pericolosa perché si presenta con i panni della tolleranza e della democrazia.

La demonizzazione ossessiva e isterica di Donald Trump, il suo perenne character assassination, portata avanti senza sosta da tutto il comparto mediatico, è uno dei segni più violenti e preoccupanti di una visione del mondo, erede della peggiore tradizione antiliberale, forgiata accademicamente da anni e anni di marxismo culturale, che oggi avanza speditamente.

 L’”Awoman” di Emanuel Cleaver è, nella sua apparenza ingannevolmente innocua, solo un ulteriore approdo di questa deriva inarrestabile. 

 

 

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