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Capodanno “mascherato”, riflessioni a margine

gennaio 1, 2021 • z in evidenza

di Roberto Zadik –

Da sempre ogni 31 dicembre l’interrogativo è cosa festeggiare e cosa ci attenderà nei mesi che verranno? E ogni volta la risposta è tutt’altro che facile  specialmente in questo tormentatissimo 2020 ormai al capolinea. 

Cosa aspettarsi da questo giorno così “socievole” in un mondo  decisamente stremato dalle conseguenze della narrazione sul Covid e dalla crisi economica dilagante dove tanti hanno perso l’unico lavoro che avevano, altri non sono riusciti a trovarlo, altri sono sprofondati nel “male di vivere” da solitudine e lockdown, orribile termine americaneggiante a cui preferisco il più elegante “isolamento”.

Quindi questo Capodanno niente feste e “assembramenti”. Niente rumorose cene fra amici e discoteche e concerti. Forse una risata isterica su Zoom, un tuffo un una piscina di Amuchina, una serata a guardare film comici con l’autocertificazione in borsa ridendo da soli davanti a dieci scatole di patatine e gelato in pigiama. Forse chiusi in casa in preda a zone rosse e confinamenti, brinderemo con la mascherina  rischiando di soffocare alcuni single noleggeranno una bambola gonfiabile, altri si lasceranno proprio quella sera. 

Pur essendo un ebreo osservante scrupoloso ma aperto al mondo, il mio vero Capodanno è Roshashannà, Giorno del Giudizio e inizio dell’anno ebraico ma in ogni modo sentendomi italiano e appartenente a questa società,  il Capodanno “civile” è da sempre una giornata da ricordare. Fin da quando ero adolescente il divertimento e la compagnia degli amici sono sempre stati fondamentali per me e ogni fine d’anno da  diversi giorni prima ci si chiedeva cosa fare e dove andare.

Ma cosa ha di speciale questa giornata? Magari nulla, anche se essa ci mette davanti a un tema complesso ma stimolante come il rapporto dell’uomo col piacere e col divertimento. E come diceva una splendida fiaba del favolista francese La Fontaine  il mondo si divide in “formiche” che vivono per lavorare, sono sempre serie e seriose e snobbano qualsiasi frivolezza e “cicale” che ridono, cantano, gioiscono ma muoiono a volte presto e non bene. Poi ci sono ovviamente tutte le vie di mezzo e le zone grigie ma il rapporto con lo svago è molto problematico anche a livello religioso, etico e morale e i saggi di varie religioni spesso condannano la cosiddetta leggerezza che però a volte è necessaria per sopravvivere al dolore o alla noia.

Il Capodanno me lo ricordo da sempre come una giornata legata a vari scenari e spettacoli dove emergono le varie “sfumature” dell”essere umano e i vari tipi di carattere, Si passa da scene grottesche e rischiose dove tanti sprofondano nei vizi e negli eccessi, da “paradisi artificiali” alcolici e stupefacenti  a chi si fa scoppiare un petardo in mano perdendo le dita, a chi invece si dedica a tranquille serate fra amici, che oscillano dalla spensieratezza alla malinconia, da chi è la “star” della cena a chi invece se ne sta in un angolo per timidezza, a chi si isola e passa questa serata da “asceta” eremita, forse perchè senza amici o perchè abbandonato da essi.

Capodanno Covidizzato non sarà comunque più lo stesso e questo stravagante e folle “scherzetto cinese” ci ha mostrato le malattie della nostra società che risiedevano più che mai nella notte del 31 dicembre. Quella notte senza freni e selvaggia in cui molti, citando la splendida The End dei Doors “hanno cercato di morire”, in cui fra i botti e gli spumanti hanno stordito il malessere o sono affogati nella loro illusione di benessere o invece hanno contemplato per scelta propria o altrui il grande baratro della solitudine.

Nei film e nelle canzoni il Capodanno come punto di riferimento: Nella cinematografia specialmente dell’ultimo mezzo secolo così come nella musica o nei libri sono davvero tanti i riferimenti al Capodanno. Alcuni esempi? I Capodanni “fantozziani” del mitico Villaggio: Come dimenticare il primo episodio della saga interminabile dei vari “Fantozzi” iniziati dal brillantissimo regista Luciano Salce e da Villaggio come pungente satira sociale e poi terminati in umorismo grossolano fra il patetico e il grottesco, dove 45 anni fa Fantozzi al suo primo episodio passava un 31 dicembre “mostruoso” come avrebbe detto rotolando sul tavolo dei convitati da una tinozza rovesciato assieme alla polenta davanti all’inorridimento generale o ossessionato da quel goffo cameriere che coi ravioli gli inzaccherava i pantaloni.

E che dire del riuscito “Ho vinto la Lotteria di Capodanno” con Villaggio anni ’90 in gran forma a cui ne succedevano di tutti i colori. Proseguendo invece con esempi di cinema hollywoodiano da segnalare il Capodanno solitario del grande intrattenitore ebreo americano Billy Crystal nel bellissimo “Harry ti presento Sally” e la rinconciliazione con la “sua” Sally interpretata da una Meg Ryan in uno dei suoi ruoli migliori

. Scene di Capodanni vari anche in “Insonnia d’amore” sempre con la Ryan ma assieme a Tom Hanks, fino a un altro “cult” anni ’90 come “Il diario di Bridget Jones”. Passando alla musica non si possono dimenticare classici disco music come “Daddy cool” dei Boney M, “I will survive” immortale hit di Gloria Gaynor o il rifacimento di una bella canzone degli Animals “Don’t let me be misunderstood” da parte di una band “meteora” come i Santa Esmeralda, così come fra gli anni ’80 e ’90 classici come “A new years day” degli U2 o “The final countdown” degli svedesi Europe.

Fra i libri, su tutti il romanzo tragicomico “Non buttiamoci giù” del bravo scrittore inglese Nick Hornby. Insomma di Capodanno non si può non parlare, a prescindere dalla religione, come sfida fra piacere e dispiacere, come test di vitalità e di speranza in cui aspettare con divertito scetticismo i soliti oroscopi mal riusciti del primo gennaio e quel sorso dolceamaro che ricomincia la vita ogni volta. Anche nel compleanno e ogni risveglio che sono dei piccoli e importanti Capodanni e da come ognuno di noi li affronta si capiscono tante piccole grandi cose. 

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