MENU

Pandemia giuridica

dicembre 27, 2020 • Politica, z in evidenza

di Stefano Bonacorsi –

Nell’imbarazzante silenzio del mainstream, lo scorso 16 dicembre il tribunale di Roma, con ordinanza emessa dal Giudice Alessio Liberati, ha dichiarato i Dpcm di conte illegittimi. 

Il tutto è nato, come riportato a Affari Italiani “da un contenzioso in cui è finito un esercizio commerciale da sfrattare per morosità, causa mancato pagamento canoni vista la chiusura per Covid. 

Il giudice di Roma interroga le leggi sulle limitazioni indotte dal governo e arriva alla conclusione che “i Dpcm siano viziati da violazioni per difetto di motivazione”.  “I Dpcm… siano in realtà viziati da molteplici profili di illegittimità e, come tali, caducabili”, cioè non producono effetti reali e concreti dal punto di vista giurisprudenziale, della legge.” Lo dicevamo già a maggio, quando auspicavamo a una formula costituzionale per dimissionare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarela e, conseguentemente, il suo protetto Giuseppe Conte. 

Solo alcuni giornali riconducibili all’area di opposizione (La Verità, Affari Italiani, Il Giornale, Italia Oggi) hanno riportato la notizia, mentre il più zelante Open, di Enrico Mentana, si è affrettato sul fact checking sottolineando in primis che si tratta di ordinanza e non sentenza, che il giudice di Roma non ha fatto ancora ricorso alla consulta e, in sostanza, va tutto bene madama la marchesa.

Invece no, non va affatto bene, perché come ha proseguito Antonio Amorosi su Affari Italiani, ma anche Dario Ferrara su Italia Oggi “Il primo decreto legge che ha «legittimato» il dpcm non fissava un neanche termine né tipizzava i poteri: conteneva un’elencazione a titolo d’esempio e consentiva così l’adozione di atti innominati, oltre a non stabilire le modalità di esercizio dei poteri.”

Presi da curiosità, siamo andati a leggercelo il decreto 6 del 23 febbraio, poi divenuto Legge 13 del 5 marzo 202, ben leggibile sul sito della Gazzetta ufficiale: se all’articolo 1 parla di non meglio precisate autorità competenti in merito al interventi restrittivi (ricordate il caos di inizio pandemia e la perpetua lotta stato vs. regioni?) all’articolo 3 parla di modalità di attuazione delle misure restrittive e lì entrano in gioco i famigerati Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) che sono per l’appunto, atti amministrativi, attuativi e “non” aventi forza di legge.

Lacuna nella lacuna, i Dpcm necessitano di motivazioni, stando all’articolo 3 della legge 241 del 1990 e queste, stando a quanto ricostruito dal giudice Liberati, essendo riconducibili al comitato tecnico scientifico (una sorta di Gran Consiglio del Fascismo dei giorni nostri) ed essendo per buona parte del tempo state riservate e quindi sconosciute, di fatto hanno reso invalidi i decreti di Conte.

Lo spocchioso articolo del Fact Checker di Open  David Puente, si rifà al lessico giuridichese di “Giuseppì” (ma del resto Open è una creatura di Mentana, direttore del Tg de La 7 gruppo Cairo, lo stesso che edita il Corriere del Virus, pardon, della Sera) dicendo che “ll Tribunale non ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale perché i Dpcm sono degli atti amministravi e come tali può non applicarli senza ricorrere alla Consulta” ergo, nessuno ne ha dichiarato l’incostituzionalità effettiva (manca una sentenza della Corte Costituzionale) e ogni giudice può disapplicare i decreti di Conte anche solo con una semplice ordinanza (più flessibile rispetto ad una sentenza), in attesa che sempre un giudice ricorra al giudice costituzionale allo scopo di sollevare una questione di legittimità.

Questione quest’ultima che crea non poche perplessità al costituzionalista Giovanni Gazzetta intervistato da Maurizio Tortorella su La Verità. La questione infatti è che i Dpcm non sono sottoposti al controllo del Presidente della Repubblica né a quello della Corte Costituzionale, e non c’è dibattito né controllo in parlamento. Tuttavia, scriviamo noi, un giudice più attento di altri può, con un’ordinanza neutralizzare ogni divieto perché un esercente anziché opporsi a uno sfratto avrebbe fatto meglio a ricorrere contro le restrizioni del governo basate di fatto sul nulla, poiché anche il decreto legge a cui i Dpcm fanno riferimento, parla di “adottare  ogni  misura  di  contenimento  e gestione adeguata  e  proporzionata  all’evolversi  della  situazione epidemiologica” .

Ora, è chiaro anche al più scettico nei confronti delle opposizioni (?) al governo, che le misure adottate dal Triumvirato Giuseppi-Casalino-Speranza non sono state né adeguate né proporzionate all’evolversi della sistuazione, né nella fase uno, né in quelle successive. Ma se come pensiamo, questa ordinanza avrà un seguito, fino ad arrivare agli alti piani della giustizia costituzionale; oltre a costituire un precedente che, per quanto l’Italia non sia un paese di Common Law, rischia di essere molto pesante anche su altri fronti (in primis quello del diritto ai ristori), avete la minima idea del pandemonio che sta per iniziare? 

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »