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Virus e Leviatano

dicembre 26, 2020 • Io Leggo

 

di Davide Cavaliere –

Il filosofo Thomas Hobbes raccontava che all’arrivo della notizia che l’Invincibile Armada si era imbarcata per l’Inghilterra, sua madre venne colta da forti doglie indotte dal terrore di una possibile invasione spagnola, che causarono la sua prematura nascita. In seguito affermerà di essere nato “gemellato con la paura”.

Le parole di Hobbes risuoneranno nelle orecchie di tutti i nati nel 2020, anno di paura cruda, irrazionale e selvaggia. 

Il giornalista Aldo Maria Valli, col suo libro “Virus e Leviatano” (Liberilibri, 2020), ha fatto una radiografia dei meccanismi del terrore messi in atto dal complesso statale-mediatico-clericale, che hanno esacerbato in modo esponenziale la paura di milioni di italiani.

Scrivo “esacerbato” e non “causato” perché l’autore non è così ingenuo da attribuire tutte le responsabilità all’esecutivo, ma analizza in modo disincantato la facilità con la quale la popolazione si è gettata nelle braccia del nuovo Leviatano: “È come se sotto i nostri occhi avesse ripreso forma il Leviatano di Hobbes, proclamando del tutto lecito, e sensato, che gli esseri umani, sottoposti alle dure leggi di una vita pericolosa, si mettano nelle mani dello Stato autoritario”.

Valli parla di un “dispotismo statalista condiviso e terapeutico”, reso possibile dal sostegno fornitogli dall’uomo contemporaneo, che definisce “homo timorosus”, “che pretende di poter evitare la dimensione del pericolo connessa con la vita stessa ed è perfino disposto, per tutelarsi, a sottomettersi cedendo in tutto o in parte la propria libertà”.

L’individuo spaventato dalla morte – come ben sapeva Tocqueville – si consegna anima e corpo allo Stato, che promette di salvarlo dal trapasso. La presenza del filosofo francese attraversa tutto il libro, con particolare riferimento alle sue riflessioni in merito a quel “potere immenso e tutelare”, che pretende di normare e disciplinare i cittadini, trattandoli come infanti e irresponsabili.

Si rimane folgorati dalla verità ed esattezza della parole di Valli: “in tutto questo desiderio di protezione e prevenzione ho avvertito l’eco delle raccomandazioni delle tipiche mamme italiche (“Non correre!”, Non toccare!”, “Vieni Via!”) e un deficit di virilità”. Quando evoca la virilità, l’autore non intende la mascolinità, bensì la maturità o età della ragione.

Quella ragione che numerosi italiani hanno abbandonato, smarrendosi nel carnevale sanitario e televisivo, abdicando al proprio senso critico e affidandosi anima e corpo al “monologo collettivo” della logica profilattica e igienista.

Per descrivere questi “fanciulli nell’anima”, Valli impiega un termine del filosofo tedesco Günther Anders, “congruista”, ovvero “colui che ha bisogno solo di ciò che gli viene imposto, che pensa solo ciò che gli viene destinato, che fa solo quello che viene fatto a lui, che si sente unicamente come ci si aspetta che lui si senta”.

L’autore del testo, vaticanista, esprime preoccupazione in merito al ruolo svolto dalla Chiesa durante la pandemia e per l’emergere di nuove forme di superstizione.

La Chiesa ha svolto il ruolo di ancella, anzi, di Chiesa di Stato, dimostrandosi solerte nel far rispettare e imporre le norme sanitarie con eccesso di zelo. Mentre l’autorità e la catechesi franavano, da una società che si autointerpreta come “secolare”, riemergevano forme di pensiero magico travestite da “responsabilità sociale” e “dato scientifico numerico”.

Valli è sempre adamantino: “il virus non è più, semplicemente, un problema da affrontare in modo pragmatico, ma è espressione di colpa morale. Se non credi ai dati del Comitato tecnico-scientifico, sei nel peccato”. Si tratta di una religiosità tecnoscientifica e sociologica, riferita non a una trascendenza ma alla società stessa. Non si rispettano le norme per il bene di una Chiesa, ma per quello della società; si ubbidisce non per il bene del divino, ma per quello della collettività. Sono atti solo all’apparenza distinti, ma in realtà accomunati dal fideismo.

Ancora il giornalista: “La politica che diventa medicina e la medicina che diventa politica, attraverso modalità di stampo fideistico (non si tratta tanto di capire, quanto di affidarsi)”.

Le riflessioni sui contenuti del libro potrebbero essere di più. Il saldarsi di diversi embrici concettuali – secolarismo, salutismo, socialismo, scientismo – ha prodotto una religione laica che risponde della sua fede non più a esseri trascendenti, ma a enti terreni: Salute, Scienza, Società o Uguaglianza. 

Breve e denso, il libro che Aldo Maria Valli mette nelle mani del lettore è una chirurgica esplorazione della situazione attuale, che rifugge da un linguaggio involuto ed esoterico. Imperdibile.

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