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Fumetti Verticali, tra identità e innovazione

novembre 30, 2020 • Paralleli, z in evidenza

 

di Nathan Greppi – 

Trovandoli continuamente nelle edicole e, in anni recenti, sugli scaffali delle librerie, raramente ci rendiamo conto di quanto i fumetti siano importanti per la cultura e l’editoria italiana: basti pensare che nel 2013 il mercato del fumetto valeva 200 milioni di euro in Italia, facendo del nostro paese il 4° al mondo per fatturato e il 2° in Europa (i primi 3 paesi al mondo erano Giappone, Stati Uniti e Francia). Mentre solo nell’aprile 2014 celebri serie come Tex e Dylan Dog vendevano rispettivamente 190.000 e 112.000 copie.

Negli ultimi anni le nuove tecnologie hanno avuto un enorme impatto anche in questo ambito, cambiando sia il modo di fruire i fumetti (dal solo cartaceo alla convivenza con l’online) a come vengono realizzati (anche con disegni realizzati direttamente in formato digitale), e su questo anche l’attuale crisi del virus avrà sicuramente delle conseguenze. Di questa evoluzione della “nona arte” si è occupato il documentario del 2019 Fumetti Verticali – dall’edicola alla rete, diretto da Daniel Oren (che si può trovare su Youtube).

Il documentario, della durata di circa un’ora, è suddiviso in 6 capitoli, ognuno dei quali racconta i mutamenti di questa forma d’arte tramite numerose interviste ad autori, editori e critici di una certa fama: Zerocalcare, Leo Ortolani, Roberto Recchioni, e tanti altri esponenti del fumetto italiano contemporaneo raccontano come sono cambiati i loro metodi di lavoro e le loro previsioni per il futuro della professione di fumettista, anche trovandosi in disaccordo tra loro.

Un elemento fondamentale sul piano della distribuzione è il crollo delle vendite di albi in edicola e la crescita di vendite di graphic novel, i romanzi a fumetti d’autore, nelle librerie e fumetterie; un mercato, questo, a cui negli ultimi anni non si sono buttati solo gli editori specializzati, ma anche colossi come Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli. Ma il tema centrale è stato la transizione dal fruire e disegnare su carta al digitale che, come ha spiegato il fumettista Giacomo Bevilacqua, ha creato 2 scuole di pensiero: quella che dice no alla carta e quella che dice no al digitale.

Nonostante le nuove tecnologie offrano molte possibilità, non tutti ne sono entusiasti: l’autore Alessandro Baronciani, che fa parte delle ultime generazioni di chi ha iniziato facendo solo il disegno a mano, si è augurato che questo metodo non si perda mai. C’è invece chi, come Emiliano Mammuccari, pensa che non importa quanto cambi il supporto, ciò che conta è il contenuto.

Altro tema fondamentale è la visibilità data dai social: molti celebri fumettisti contemporanei, come Zerocalcare e Sio, hanno costruito la loro popolarità grazie al loro seguito su Facebook e Twitter, che si è poi tradotto anche in vendite delle loro opere cartacee. Ciò ha da un lato creato un’ubriacatura da “like”, dall’altro ha disintermediato il rapporto autore-lettore.

In conclusione, Fumetti Verticali è un documentario che vale la pena di vedere se si vuole conoscere in maniera più approfondita questo mondo, che ha dato tanto alla cultura pop italiana e, si spera, continuerà a farlo.

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