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Maradona, fischio finale di una leggenda

novembre 25, 2020 • Paralleli, z in evidenza

di Roberto Zadik – 

Muore improvvisamente la leggenda del calcio Diego Maradona, e il mondo perde un grande campione.

Come ogni “doccia fredda” che si rispetti, la morte improvvisa di un’icona del calcio mondiale come il campione argentino Diego Armando Maradona a soli 60 anni compiuti lo scorso 30 ottobre, ha davvero “gelato” il pubblico mondiale. Compreso il sottoscritto, che sebbene non sia mai stato particolarmente interessato al calcio, anzi, ricordo come “simbolo” dell’Italia  questo immenso campione, mentre correva a bordo campo negli anni ’80 con la sua maglia azzurra del suo Napoli in attesa di segnare la sua ennesima rete decisiva per il campionato.

Era imbattibile Diego Armando, noto a tutti come “Il Pibe de oro” (Il ragazzo d’oro) con la sua immortale maglia numero 10  e la sua scomparsa ci lascia svuotati, perfino a quelli come me lontani anni luce dallo sport.

Ma certe figure, come lui, il ciclista Pantani, come il fuoriclasse della Formula Uno, Ayton Senna, oltrepassano il ristretto campo degli appassionati per attraversare il mondo con la loro personalità e il loro fascino.

Ma che tipo è stato Maradona e come mai era tanto speciale? Il suo carattere tempestoso accanto al talento stratosferico attirarono i mass media enormemente. Un misto di grinta, tenacia, aggressività e fragilità, tanto eccelso nel gioco del calcio quanto diventato famoso anche per diverse intemperanze che hanno riempito le cronache dei giornali. Dalle amicizie con personaggi quantomeno discutibili se non inquietanti come il dittatore cubano Fidel Castro o il venezuelano Chavez, alla dipendenza da cocaina, al difficile rapporto con la stampa.

Nel calcio egli è stato un punto di riferimento per milioni di fan in tutto il mondo, ancora più di Pelè, di Cruyff, di Platini. Già da quando aveva 10 anni e nel suo Paese, l’Argentina, era un “bambino prodigio” del pallone mentre esordiva nella squadra degli Argentinos per poi diventare star del Boca Juniors, fino ad arrivare alla Spagna e alla Catalonia della squadra del Barcellona e soprattutto alla sua consacrazione in Italia quando dalla metà degli anni ’80 divenne la “star” della squadra del Napoli.

Da allora per quasi un decennio, dal 1984 al 1991,  fu un susseguirsi di successi, emozioni, adorazione da parte del pubblico partenopeo, tanto che anche nel Capodanno uno dei fuochi d’artificio più spettacolari (e anche rischiosi si chiamava “O’ Pallone di Maradona”). Ma la gloriosa parentesi napoletana del campione venne distrutta dai suoi eccessi, dal doping alla cocaina e nel 1991 fu l’anno dell’abbandono dell’Italia, con il senso di vuoto e la delusione che ne conseguirono.

Successivamente da segnalare nella sua carriera il suo ritorno in Spagna con la squadra del Siviglia e poi in patria dal 1993 coi Newells Old Boys. Dalla metà degli anni ’90 il declino. Prima provò a continuare nel mondo del calcio come allenatore della nazionale argentina, dove era stato campione e “goleador”negli anni ’90.

Una vita da record, una carriera molto lunga ma sempre più tortuosa dove divenne allenatore, commissario tecnico e perfino presentatore di un programma tv. Con la sua morte per arresto cardiaco, finisce l’epopea di un personaggio che ha rappresentato non solo un gigante dello sport, ma anche la favola del ragazzo di famiglia povera che diventa una star, il riscatto di un emisfero del mondo spesso tralasciato come il Sud America e la sua Argentina, famosa per scrittori come Jorge Luis Borges o per il tango di Astor Piazzolla della quale Maradona è stato un indiscutibile leggenda.

Il suo cuore si è improvvisamente fermato, sembrava aver recuperato bene da un intervento al cervello di poche settimane fa, ma tutto è precipitato in questa fine novembre di uno degli anni più duri della storia recente, in un mondo sempre più svuotato di talenti, da Morricone, a Philippe Daverio, a Rav Jonathan Sacks ci si chiede dove andremo a finire e come si trasformerà tutto questo.

Per ora ricordiamo la forza fragile di questo campione capace di battere qualsiasi squadra, fronteggiare qualunque sfida, trovare angoli per segnare le sue reti da qualunque punto del campo. Sembrava “nato per il calcio” con alcune brillanti parentesi anche nei suoi anni più difficili ma adesso è arrivato “il fischio finale” in un lungo applauso scontato ma assolutamente necessario. 

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