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70 anni di Verdone

novembre 18, 2020 • Paralleli, z in evidenza

 

di Roberto Zadik –

Roma è una continua fonte di ispirazione e vari sono stati gli artisti romani che l’hanno “declinata” alla loro maniera. Dal mattatore Gigi Proietti e i suoi fulminanti monologhi, alle macchiette “borgatare” di Bombolo, alle gag di Montesano e di Brignano, all’indignata ironia del “fustigatore dei costumi” Alberto Sordi ma nessuno aveva mai saputo unire umorismo, introspezione e sentimento come l’attore e regista Carlo Verdone.

Nato 70 anni fa, il 17 novembre, egli ha lanciato un nuovo genere di commedia, anche se molti l’hanno paragonato a Sordi, per la sua satira dell’”italiano medio” io noto delle profonde differenze. Un tipo intellettuale e sicuramente introspettivo, Verdone che dopo una “seria” laurea in Lettere e dotato di una cultura estremamente solida, si è dedicato per quasi mezzo secolo al mondo dello spettacolo, prima come cabarettista e poi come attore-regista, passando da irresistibili monologhi fra cabaret e teatro al grande schermo esordendo a 30 anni con “Un sacco bello”.

Il suo cinema si è diviso in due periodi, la fase iniziale anni ’80 prettamente comico-grottesca con una galleria di personaggi irresistibili e tragicomici, dal suo inizio dietro con il già citato “Un sacco bello” al ben più riuscito “Bianco, rosso e verdone” che alterna un esilarante susseguirsi di personaggi agrodolci ormai passati alla storia.

Dal petulante Furio che schiavizza la moglie Magda, a  Mimmo ragazzone imbranato succube di sua nonna, a Pasquale emigrato italiano che da Monaco di Baviera rientrerà in patria in cerca di un futuro. Meno riuscito anche se interessante anche una sfida difficile come “In viaggio con papà” in coppia con un gigante come Alberto Sordi. Molto più seria e riflessiva invece la fase anni ’90 esemplificata da commedie amare come “Compagni di scuola” riflessione davvero interessante sulla scia di successi americani come “Il grande freddo” sul passare del tempo e l’immutabilità di una ex classe di “bambinoni invecchiati” che si rincontra mantenendo i vecchi schemi comportamentali e il vivace “Maledetto il giorno che ti ho incontrato” dove i due nevrotici protagonisti,Verdone e una bravissima Margherita Buy, vivono una serie di vicende a Londra ispirati dalla musica del leggendario chitarrista Jimi Hendrix.

Si tratta di una cinematografia davvero particolare che nel suo longevo percorso  intreccia gusto per la commedia romantica come ben si vede anche in opere minori come “Borotalco” o “Acqua e sapone” o “Viaggi di nozze”  decisamente più in ombra rispetto ai titoli precedenti e intuizioni psicologiche e introspettive davvero intense, con opere a metà fra il genere commerciale e popolare e il cinema più impegnato che però sa equilibrare molto bene l’intrattenimento “di massa” e tematiche intimiste e a volte esistenziali ma mai troppo difficili o ricercate.

Molto prolifico e dinamico, ha girato una quarantina di pellicole, con la media di quasi un film all’anno cercando sempre nuove storie da raccontare e narrando “le varie anime del Paese” e della sua Roma, riuscendo a non sprofondare nell’insensatezza, nella volgarità o nel cattivo gusto, pericoli sempre in agguato per ogni commediante.

Molto attivo sullo schermo ma estremamente riservato sulla sua vita privata, padre di due figli, Verdone ha rappresentato vari personaggi nascondendo la sua vera natura, come diversi grandi intrattenitori e impegnandosi nel difficile doppio ruolo di attor-regista, come pochi altri, ad esempio Chaplin o Woody Allen. La sua è una forma di umorismo sarcastica ma mai offensiva, lucida e sottilmente pessimista, che ha saputo mantenere una leggerezza però profonda, un attento studio dei personaggi e della realtà specialmente dei rapporti umani, tema principale del suo cinema di implacabile “osservatore del quotidiano”.

Auguri a questo vulcanico autore che ha saputo far riflettere e divertire tre generazioni e che ancora oggi sembra avere molto da dire e da dare al suo pubblico. 

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