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L’uomo che sfidò il sistema

novembre 7, 2020 • Mondo, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

“Era possibile che Napoleone vincesse quella battaglia? Noi rispondiamo di no. Perché? A cagione di Wellington? Di Blücher? No. Per volere di Dio. Bonaparte vincitore a Waterloo: ciò non era più nella legge del secolo decimonono. Un’altra serie di fatti si preparava, nei quali non c’era più posto per Napoleone”.

Così scriveva Victor Hugo ne I miserabili, narrando con superba maestria la battaglia che mise fine all’età napoleonica. Intorno alla sconfitta di Donald Trump si può affermare qualcosa di simile, senza invocare Dio, ma sicuramente “non c’era più posto” per il presidente uscente. 

In quattro anni di governo, Trump ha scompaginato l’ordine mondiale, ribaltato il tavolo da gioco, detto ciò che era proibito e infranto numerosi schemi politici consolidati. Le sue decisioni hanno fatto infuriare le élites progressiste a livello mondiale, che si sono saldate in un’alleanza mai vista prima e fatale alla democrazia. Fin dal 2016, la sinistra ha scatenato una virulenta opposizione al tycoon e al suo esecutivo, campagna sponsorizzata da Hillary Clinton e Barack Obama.

Nonostante tutto, i successi presidenziali dell’amministrazione Trump sono stati sbalorditivi. In soli tre anni, il reddito medio degli americani è aumentato 4.144 dollari. Ha snellito la burocrazia statale licenziando e sostituendo migliaia di dipendenti. Un altro grande successo di Trump è stata la massiccia deregolamentazione, che ha coinvolto soprattutto le industrie americane di petrolio e gas, portando il Paese alle soglie dell’indipendenza energetica. Inoltre, ha anche rinegoziato accordi commerciali transnazionali imperfetti, riuscendo a riportare negli Stati Uniti mezzo milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero in soli 30 mesi – il tutto senza l’aiuto di quella “bacchetta magica” che Obama riteneva indispensabile per rivede il commercio internazionale. Ha imposto dazi alla Cina, riequilibrando il mercato.

In politica estera, Trump ha distrutto il califfato dell’ISIS, ha rafforzato le difese della nazione e si è ritirato dal controproducente accordo sul nucleare iraniano. Ha trasferito l’ambasciata degli Stati Uniti in Israele a Gerusalemme, un trasferimento promesso da tempo ma sempre rinviato, che è stato realizzato senza la prevista rivolta araba. Ha ucciso il generale Soleimani, un terrorista responsabile di numerosi attentati e decapitato i vertici di Hezbollah.

Sul fronte giudiziario, Trump ha nominato tre giudici conservatori alla Corte Suprema e centinaia di altri giudici nella magistratura federale, ponendo così un freno agli attacchi di democratici alla libertà di religione ed espressione. 

È uscito dagli accordi di Parigi sul clima e ha ignorato il fenomeno Greta. Al contrario del suo predecessore, che sprecò miliardi di dollari pubblici in disastrosi e fallimentari investimenti “green”.

Allora perché non ha vinto? I mass media, quasi tutti schierati contro Trump, hanno sottostimato i suoi successi e scatenato una tempesta di menzogne contro il presidente. L’ondivaga gestione della pandemia ha pesato sulle scelte elettorali, così come le rivolte razziali.

Come dopo la battaglia di Waterloo arrivò la restaurazione, lo stesso avverrà negli States. Biden smantellerà tutti i provvedimenti di Trump e, come ai tempi di Obama, tenderà la mano a Teheran e Pechino. I democratici sono tornati sul trono e la controrivoluzione sarà inevitabile. 

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