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Lo sguardo sornione e penetrante dell’immenso Gigi Proietti

novembre 3, 2020 • Paralleli, z in evidenza

Roberto Zadik –

Morire il giorno del compleanno, a 80 anni si spegne il grande, immenso Gigi Proietti. Un intrattenitore “al 100 percento”. Il carismatico, magnetico, instancabile e versatile Gigi Proietti, uno degli uomini di spettacolo più espressivi che la sua Roma e l’Italia abbiano mai avuto, ci ha lasciato proprio in questo 2 novembre, giorno del suo 80esimo compleanno e ricorrenza dei defunti sul calendario.

Mentre stavo scrivendo su Pasolini e sul 45esimo anniversario, in quella notte infinita fra il 1 e il 2 novembre del 1975, proprio in quelle ore il cuore di Proietti stava cessando di battere.

Ma cosa l’ha reso tanto speciale? Il suo sguardo sornione e penetrante, la battuta sempre pronta, la comicità molto “romana” immediata e spontanea ma “corazzata” da una solida esperienza teatrale e musicale come cantante. Un personaggio davvero particolare e estremamente brillante che conobbe il mondo dello spettacolo in ogni sua sfumatura. Egli in oltre mezzo secolo di carriera è stato cabarettista, teatrante, attore di film, come dimenticare Febbre da cavallo del 1976 che lo consacrò al pubblico italiano con le sue “Mandrakate” (dal nome del protagonista lo scatenato scommettitore Mandrake) diretto dal grande Steno (Stefano Vanzina che diresse anche varie pellicole di Totò e padre dei Fratelli Vanzina) ma anche di serie tv di successo,  doppiatore di divi americani, presentatore, cantante nei night club mentre studiava Giurisprudenza che lasciò a sei esami dalla Laurea.

Una vita “febbrile”, intensissima da lavoratore infaticabile e amorevole padre di famiglia compagno fedele della sua donna svedese Sagitta Alter che per mezzo secolo è stata al suo fianco e dalla quale ha avuto due figlie. Brillante e coinvolgente sul palco e serio e tradizionalista nella vita privata, fu sempre riservato senza dare mai scandalo, egli sfogò la sua creatività recitando e continuando a lavorare, trasformista e vulcanico, passando dal teatro, alla televisione, ebbe enorme successo negli anni Novanta con la serie tv Il Maresciallo Rocca, al cinema dove lavorò con alcuni grandi registi.

Da Steno a Monicelli in Brancaleone alle crociate, seguito del suo L’armata Brancaleone, a film maliziosi come Bordella di Pupi Avati, regista solitamente molto più intimista e profondo, a Casotto di Sergio Citti. Questi solo per citare alcuni titoli della marea di pellicole che ha girato nella sua lunga e gloriosa carriera, per darsi oltre che alla recitazione, che era la sua passione più accentuata, Proetti si rivelò favoloso in vari ambiti.

Egli fu anche intrattenitore e presentatore di programmi tv ma anche doppiatore di vari attori americani, da De Niro a Dustin Hoffman,  uno dei più incisivi, assieme allo storico Ferruccio Amendola, doppiando le versioni italiane delle loro pellicole. Insomma ci sarebbe un poema da scrivere su questo “genio dello spettacolo” che secondo quanti lo conobbero restò sempre un uomo semplice e autoironico, modesto e assai riservato, figlio di un impiegato umbro e di una casalinga, che spiazzò i suoi genitori quando decise di darsi allo spettacolo, mondo da sempre incerto, estremamente competitivo e difficile.

Il suo registro fu sempre la commedia, spiritosa e anche maliziosa anche se raramente volgare, in cui egli diede una “sua” immagine di Roma e della romanità assai diversa da altri intrattenitori suoi concittadini. Meno intellettuale e sentimentale di Verdone, non così pungente e fustigatore dei costumi come Alberto Sordi, assai meno grottesco di Bombolo e di certi personaggi incarnati da Montesano o da Aldo Fabrizi, Proietti incantava con la sua espressività, stregava con lo sguardo e la voce, con quella sua comicità sanguigna e popolare.

Quale fu il segreto di una fama tanto longeva e continuativa? Il sapersi rereinventare continuamente senza perdere di brio e di freschezza. Difatti se fra gli anni ’60 e soprattutto 70’ la sua consacrazione avvenne nel cinema, gli anni ’80 e 90’ lo videro dedicarsi alla tv. Prima come conduttore e poi come protagonista di varie serie tv di grande e insospettabile successo. Come nei 12 anni del Maresciallo Rocca. Un ruolo decisamente più serio dei decenni passati in cui egli visse una mezza età particolarmente felice impersonando un personaggio riflessivo ma sempre simpatico di Maresciallo impegnato nel suo lavoro, sempre pronto a nuove indagini e alle prese con casi sempre diversi da risolvere. La serie attirò un vasto pubblico e fu uno dei suoi più grandi trionfi del suo percorso artistico.

Proietti ci lascia, la sua verve ci abbandona e un pezzo di Italia se ne va, in un mondo dello spettacolo sempre più svuotato, in una Italia che ha sempre meno voglia di ridere e forse anche di vivere. Ma egli ci ha insegnato la forza della battuta, l’arte di saper ironizzare, sdrammatizzare e divertire senza ferire e offendere. Virtù che non bisogna mai dare per scontate e che ne confermano l’unicità e il talento. 

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