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Le “Leggi Covidissime”

novembre 1, 2020 • Articoli, Politica, z in evidenza

Di Loredana Biffo –

Quello che sta avvenendo in Italia e non solo, è un vero e proprio attacco frontale alla democrazia come l’abbiamo conosciuta fino all’esordio del Covid-19, che da malattia, è stato trasformato nel cavallo di Troia per innestare nell’ordinamento e nella vita dei cittadini, attraverso l’artefatto dei Dpcm e l’esautorazione totale del parlamento (per impedire il confronto con l’opposizione), tutta una serie di provvedimenti che prima del Covid-19 sarebbero stati inimmaginabili, e soprattutto inaccettabili. Ma facendo leva sulla paura della malattia e della morte, è accaduto quello che è sotto gli occhi di tutti.

Pur non potendo esaudire la pretesa di una reale comparazione storica, non dobbiamo dimenticare che il fascismo dava segnali ben precisi di destrutturazione dello Stato Liberale ben prima delle “Leggi Fascistissime”, della svolta decisiva al totalitarismo, prima ancora dell’autarchia, dell’avvicinamento alla Germania nazista, delle odiose leggi razziali e delle deportazioni.

Quanto sta accadendo, ci impone di riflettere sulle “precondizioni” della nascita di una dittatura, non tanto per proporre paragoni tra ieri e oggi, che andrebbero visti con un occhio storico che richiede un’ ulteriore passo, ma per individuare le inquietanti e innegabili analogie; si pensi al culto del comando, il primato del fare, la continua violenza politica, la delegittimazione dell’avversario politico, l’uso paternalistico delle norme, l’uso strumentale dell’informazione e dei mezzi di comunicazione, l’uso violento dell’ordine pubblico. 

Oggi in Italia, abbiamo un governo non eletto che, disponendo di “forza autorizzata”, sfugge costantemente all’autorità legislativa sostituendo la volontà del popolo con la propria. Questo è l’elemento che ha prodotto la gestione del Covid-19, dove si è passati ad una evidente strumentalizzazione della malattia, mantenendo e peggiorando i mezzi e le modalità di contrasto in tutti i suoi aspetti.

Agli occhi di chi è pervaso dalla paura della malattia potrebbe sembrare che questo aspetto non abbia alcuna correlazione con le repressioni dei cittadini che manifestano la loro contrarietà alle decisioni governative (aventi prevalentemente la peculiarità di massacrare intere categorie di lavoratori oltre che di ledere le libertà individuali) ma analizzando la deriva pasticciata e persecutoria: “ si chiude no, si chiude si”, “coprifuoco per tutti” ecc ecc, le cose assumono un’altra luce.

La vecchia questione del “più poteri ai prefetti” di Alfano quando era ministro degli interni, aveva sollevato molte proteste da sinistra, stranamente la sinistra oggi tace, anzi è fautrice di divieti preventivi in base ad un non ben specificato indice di pericolosità che è aria fritta se si considera l’alta percentuale di asintomatici. E’ una vecchia storia anche il fatto che l’ordine pubblico è sempre stato considerato un problema delle democrazie. Non trascurabile il fatto che la sinistra ha contestato per decenni la “polizia violenta”, salvo utilizzare le stesse tecniche che demonizzava, e contestava alla destra.

Le drammatiche conseguenze che si determineranno politicamente e socialmente grazie alla china scivolosa imboccata da questo governo, saranno gravissime, i gravi disagi sociali ed economici ci faranno finire in un tunnel dove entreranno anche i cosiddetti “garantiti”, ovvero i lavoratori statali, comunali ecc, e pure le pensioni verranno erose dal disastro economico incombente.

Nel “Contratto Sociale” di Rosseau (pensatore tanto amato dalla sinistra), la nozione di governo, va nella direzione più confacente alle democrazie mature: di “Istituzioni”, un insieme di agenzie sociali-politiche che le sottendono, capaci di incattivire gli esseri umani.

La sovranità risiede nel popolo, questa è inalienabile e non si può cedere simile autorità a chicchessia, che si tratti di un monarca, un oligarca o di un rappresentato giuridicamente designato: non è nemmeno questo il caso, perché questo governo, in primis Conte, non è stato giuridicamente designato.

Un popolo è sempre e dovunque, quello che i suoi governanti lo rendono, si avranno allora, in ciascun contesto, dei malfattori, dei cittadini dei combattenti e così via, secondo la natura delle istituzioni che detengono il potere politico in quel contesto. Naturalmente sarebbe auspicabile che gli individui acquisissero una maggiore “autocoscienza”, al fine di spostare l’attenzione su quanto sta dietro il comportamento della politica, percorso non semplice, in quanto un rapporto con gli altri, ovvero tra autocoscienze, ed è legittimo che gli italiani siano avulsi da un tale processo evolutivo.Il bene e il male non sono iscritti nella natura, né nella saggezza collettiva e meno che mai nella giurisprudenza, ma sono il risultato di decisioni prese da un’entità artificiale, lo Stato.

Riflettendo sulla classe politica italiana e sull’incapacità di intercettare il malessere sociale, vien da dire che nulla è più pericoloso di una grande idea in un cervello piccolo, e che i cittadini che non osano ribellarsi ad un evidente sopruso, o non lo riconoscono, non sono migliori dei loro governanti.

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