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La piaggeria da virus ha trionfato sulla ragione

ottobre 29, 2020 • Agorà, z in evidenza

 

di Davide Cavaliere –

Una delle categorie più fastidiose emerse in questo tempo semiserio di pandemia è quella delle “infermierine” e delle “dottorine” narcisiste, ammalate di divismo social, che si sono sbattute su Instagram e Facebook, nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica.

Non ci riferiamo, ed è stucchevole dirlo, alla maggioranza delle infermiere e degli infermieri, che con silenzio e dignità hanno svolto il proprio lavoro, ma a quante hanno colto la proverbiale “palla al balzo” per riscattarsi e darsi visibilità sui social media, intimando alla popolazione cosa fare e cosa non fare.

In un Paese normale, un tale fenomeno circense sarebbe stato esecrato, ma in un’Italia ipocondriaca e adulatoria sono state acclamate come eroine, diventando le dive dello spettacolo pandemico e virologico.

Le “infermierine” stanche e coi segni sul viso, con tutto il loro armamentario stucchevole di motti da regime sanitario: “mettevi la mascherina” o “state a casa voi che potete, sono una componente basilare della narrazione sentimentale costruita intorno al virus cinese. Insieme al corteo di bare, al suono delle sirene delle ambulanze, al respiro affannoso dei malati, alle testimonianze dei “covid survivor”, ai pianti dei personaggi famosi, sono un elemento indispensabile dell’emotivismo di Stato.

Il fatto che abbiano avuto un ampio successo, anche televisivo, ci restituisce il polso della nazione. L’Italia si alimenta di eventi emozionali, di storie rugiadose, di fatti lacrimosi. In un Paese ipersensibile a tutto ciò che riguarda la salute, la crisi del covid ha provocato un’emorragia di sentimentalismo spicciolo e isterico. La piaggeria ha trionfato sulla ragione. 

L’utenza social e televisiva è composta da voyeur, devono guardare e illudersi di essere partecipi, di star combattendo anche loro la battaglia contro il virus. “Empatia” è la parola chiave, la parola maledetta, attraverso l’identificazione sentimentale con l’infermiera o col malato, si cementa il consenso attorno all’igienismo statale. 

L’emozione domina. Farvi piangere con le infermiere, con Federica Pellegrini, con qualche immunodepresso, farvi scendere i lacrimoni e indurvi così a obbedire alle norme irrazionali per paura e pena, questo è l’obiettivo. Toccare il cuore con pietose dita digitali, stimolare le ghiandole lacrimali invece del cervello. Le emozioni, soprattutto quelle più primitive, sono collettiviste, spingono nella massa. L’appello al cuore contro la razionalità è lo strumento principe del nuovo Stato terapeutico. 

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