MENU

La Repubblica dei cagasotto

ottobre 25, 2020 • Politica, z in evidenza

 

di Stefano Bonacorsi –

Oramai non c’è più speranza a nessun livello. Dai comuni fino al Presidente della Repubblica è un fuggi fuggi alle responsabilità, e dire che il tempo c’è stato, per mettere in sicurezza questo scalcagnato paese.

Già prima che ricominciasse la telenovela dei Dpcm, che non sono legittimi a governare un paese, sindaci di piccoli paesi che vivono di turismo, hanno pensato bene di chiudere sagre e fiere onde evitare contagi. Paesi che magari registrano sei o sette casi rapportati a due-tremila abitanti, asintomatici o in isolamento domiciliare volontario. L’economia non gira, girano solo le palle in questa Repubblica che più che democratica appare drammatica.

I cittadini non sanno più di chi fidarsi ora che alcuni giornali cominciano già da pagina tre a far prevalere virologi meno allarmisti, pur mantenendo i titoli da Covid in apertura di prima pagina. Ma se i sindaci, l’istituzione per antonomasia più vicina ai cittadini, anziché gioire dell’autonomia lasciata loro in relazione ai coprifuoco gridano all’essere stati lasciati soli i casi sono due: o sanno che il governo è lì per fregarli, oppure non hanno la più pallida idea di come si tiene in sicurezza una comunità.

Oramai anche la fiducia è asintomatica, si salva giusto qualche presidente di regione più pragmatico, sebben non si capisca se lo facciano per senso di responsabilità verso i propri cittadini o per calcolo politico.

Fatto sta che le persone sono esasperate, con negozianti che, a fronte di una eventuale chiusura dicono già che non riapriranno le serrande. Non si capisce se la paura sia quella di vedersi fioccare una multa salatissima per via dei protocolli di sicurezza o se ci sia effettivamente ancora paura del virus. Quel che è certo è che non è andato tutto bene e anzi, rischia di andare di male in peggio.

Sembra quasi che, laddove non è riuscita un’opposizione che tutti i giorni appare sempre più folkloristica, riesca questo non meglio precisato virus a svergognare un’intera classe dirigente incapace e inetta. 

Pare quasi la livella di Totò: governatori di fazioni opposte che fanno a gara a chi è più sceriffo, sindaci impauriti, Parlamento evaporato e Giuseppi non così più apprezzato. Resta, come sempre, Mattarella a guardare dal sarcofago del Quirinale, sai mai che si affacci, ma si sa, data l’età rientra nella fascia più a rischio.

E’ atroce da dire, pare qualunquista, eppure non se ne salva uno e, paradosso dei paradossi, ci sono voluti i Cinque Stelle a farcelo vedere chiaramente, da uno vale uno, passando a uno vale l’altro; per finire con io so’ io e voi non siete un cazzo.

Si nascondano pure dietro ai centri sociali, alla camorra, a Casa Pound e quant’altro, coloro i quali non vogliono vedere che la gente è esasperata; ma tra un po’ ci saranno i morti ammazzati e vedremo se saranno conteggiati come morti “per” o “con” Coronavirus. 

Le quattro giornate di Napoli furono il preludio di quella che poi è stata la Resistenza, alle volte la storia si ripete e già a Roma sono arrivati segnali. Dispiace ovviamente per le forze dell’ordine, ma il loro capo supremo, guarda caso sempre Mattarella, dovrebbe far sì che queste siano indirizzate a combattere i problemi della criminalità organizzata, non a controllare chi porta la mascherina o rispetta il distanziamento sociale.

Siamo allo sbando, vuoi anche perché gli italiani, che hanno fatto i bravi e fatto i compitini a casa, sanno di aver fatto il loro dovere e ora, vorrebbero solo riprendersi i loro diritti fondamentali, garantiti dalla Costituzione sedicente “la più bella del mondo” ma per la quale basta un Dpcm a scardinarla.

Inutile dire che ci attendono tempi durissimi. Speriamo solo che il protocollo Covid, non si trasformi in una riedizione della strategia della tensione.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »