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Perché voterò per Trump Eleggiamo uno staff, non una persona

ottobre 23, 2020 • Agorà, z in evidenza

-di Daniel Pipes –

Di fronte alla scelta se votare per Donald Trump o per Joe Biden, un sondaggio della Gallup rileva che un quarto degli americani afferma che “nessuno dei due sarebbe un buon presidente”. Non sorprende che alcuni siano propensi a votare per un candidato di un terzo partito. Comprendo questo impulso, avendo votato nel 2016 per il candidato libertario Gary Johnson. Ma le grandi differenze politiche nel 2020 rendono imperativo votare per un candidato di un partito importante.

Quando eleggono un presidente – il nostro semi-sovrano quadriennale – gli americani tendono a concentrarsi principalmente sul candidato. Aspetto personale, salute, auto-rappresentazione, resistenza, priorità, buonsenso, dizione, personalità, risultati, credenziali, famiglia, politiche – ogni elemento viene esaminato e ponderato. Ed è giusto che sia così, perché anche dettagli minori in merito potenziale inquilino della Casa Bianca possono avere ampie ripercussioni, influenzando direttamente il destino di 330 milioni di persone e indirettamente quello dell’intero globo.

Ha senso focalizzarsi intensamente alle primarie su tali questioni, quando si ha la possibilità di scegliere tra due o più candidati con una visione più o meno simile. Ma nelle elezioni presidenziali di novembre, le qualità superficiali del candidato contano molto meno, nel decidere per chi votare.

Questo perché il candidato è a capo di un grande staff che entra a far parte del governo con la sua elezione, dai segretari di Gabinetto al capo di Stato maggiore, ai giudici federali e a molti, molti altri, compresi quei furtivi “portaborse ai facenti funzione di vice” e altri burocrati. Nel complesso, essi riducono l’importanza del leader. Un voto per il candidato è anche un voto implicito per lo staff.

Piuttosto che sulla persona, consiglio gli elettori di concentrarsi sulla visione generale di un partito. Il partito è fiero della storia americana o sottolinea i propri difetti? Predilige la Costituzione americana o una sua versione vivente? Pone l’accento sull’individualismo o sull’eguaglianza? Si concentra sul libero mercato o sulla supervisione da parte del governo? Considera gli Stati Uniti più come una forza positiva o negativa nel mondo?

Da questi primi principi deriva la miriade di politiche specifiche che caratterizzano un’amministrazione e la rendono unica. Sono questi, e non l’aspetto fisico del presidente o i voti conseguiti all’università, a determinare il suo posto nella storia e la traiettoria del Paese. In effetti, il fatto che le opinioni dello staff e le sue linee politiche siano spesso più nitide di quelle del presidente rimarca ulteriormente l’importanza cruciale della sua visione.

Personalmente, preferisco la prima di ciascuna di questi dualismi: una fiera visione degli Stati Uniti, cautela in merito alla Costituzione e un’enfasi sull’individualismo e sul libero mercato. In queste elezioni, solo uno dei due importanti partiti condivide la mia visione. Nonostante la mia forte avversione per l’immoralità d Trump, per la sua volgarità e per il suo egocentrismo, questi difetti ora mi preoccupano meno del programma straordinariamente radicale dei Democratici. E così, l’ho appoggiato pubblicamente. Per citare il giornalista Bernard Goldberg, “È un uomo detestabile. E spero che vinca”.

E allora per quale motivo nel 2016 ho votato per il Partito Libertario? Perché Trump sembrava essere un populista che voleva distruggere il Partito Repubblicano, il movimento conservatore e perfino la democrazia americana. Poi, con mia grande sorpresa, ha governato da conservatore in merito a quelle questioni che considero più importanti. Quindi, in linea con l’argomentazione qui presentata, ho messo da parte il mio disgusto e le mie paure.

La stessa logica vale per i Democratici che propongono una serie peculiare di linee politiche, dalla lotta contro il cambiamento climatico a quella contro il razzismo sistemico. Un voto per Joe Biden non solo equivale a un voto per il suo programma e per il suo staff, ma vista la sua età implica doppiamente un voto per i Democratici che lo accompagneranno al governo, dalla moglie Jill e Kamala Harris, candidata alla vicepresidenza, alla schiera di membri dello staff dell’era Obama, pronti ad assumere posizioni più alte rispetto a quelle precedenti.

Probabilmente, è triste desiderare che la copertura della campagna elettorale dedichi meno attenzione al baseball domestico, ai sondaggi, agli scandali e alle stranezze della personalità e maggiore attenzione alle grandi visioni dei principali partiti. Sarebbe bello se, ogni tanto, cronisti e commentatori prendessero le distanze dall’immediatezza della competizione elettorale e considerassero la scelta – eccezionalmente importante e profonda quest’anno, con conseguenze davvero epocali – di fronte agli elettori. Ma come i bambini, essi tendono ad essere più affascinati dall’involucro del pacchetto piuttosto che dal suo contenuto.

Esorto i colleghi elettori a soffermarsi sulle piattaforme sorprendentemente diverse dei due principali partiti e a sostenere quella che meglio si adatta alle loro opinioni. E a farlo, indipendentemente dai numerosi difetti dei candidati.

Traduzione di Angelita La Spada http://www.danielpipes.org/19896/why-im-voting-for-trump

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