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Multiculturalismo versus miopia occidentale

ottobre 18, 2020 • Politica, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Due civiltà non possono vivere sullo stesso territorio senza entrare in conflitto. Le società multinazionali sono sempre state delle polveriere, ma è una lezione di storia che molti sembrano aver dimenticato. Il rispetto “razziale” e l’incontro tra culture differenti avviene solo quando i popoli vivono in entità politiche e territoriali proprie e separate. 

Nelle società multiculturali, i popoli vivono accanto ma non insieme. La convivenza forzata tra costumi diversi, e spesso inconciliabili, è il primo fattore di razzismo e xenofobia. Non a caso, nelle periferie delle città europee, affollate di immigrati, gli autoctoni votano in massa i partiti di destra o di estrema destra. 

La sinistra non ama questa dura realtà, dunque seguita a favorire l’immigrazione portandosi dietro una destra “centrista” e affetta da un forte senso di inferiorità morale. Alla presenza sempre più significativa di immigrati musulmani in Europa, segue la diffusione crescente delle tradizioni culturali afroasiatiche, del tribalismo, dello spirito di clan e della violenza di gruppo.

Questa è la “cultura” dei giovani immigrati, che viene continuamente diffusa e promossa da numerosi testi rap. Credere che sia possibile, attraverso l’educazione e la scuola, trasformare in cittadini modello delle individualità plasmate da valori e condotte come quelle ricordate, significa cedere a un ingenuo irenismo sociale. 

Se proseguirà l’attuale tendenza demografica, migratoria e culturale, le democrazie europee saranno compromesse. Con il peso crescente dell’Islam, che mira all’egemonia planetaria, si affermeranno valori religiosi e tribali intolleranti, fanatici e suprematisti. Significative, in questo senso, sono le numerose “no-go area” sorte in tutta Europa.

Il comune di Molenbeek in Belgio, Malmö in Svezia, numerose città e quartieri in Francia (Sevran, La Courneuve, settori di Marsiglia, Nîmes, Béziers, Roubaix e Perpignan) e Two Hamlets a Londra, sono enclave musulmane rette dalla sharia e all’interno delle quali le autorità statali non hanno potere.

Le violenze che si sono verificate, di recente, in Svezia e Francia sono le avvisaglie di un conflitto destinato a impegnare l’Europa per lungo tempo. Il problema non è l’islamofobia, ma l’islamofollia, che spinge uomini e donne che si proclamano “laici, democratici, egualitari” a coadiuvare, neanche troppo inconsapevolmente, bande di fondamentalisti religiosi. In futuro, rotoleranno sempre più teste.

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